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Aggiornato il 15.09.2025
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Giovani troppo fragili, depressi e ribelli: servono dei docenti più formati e lo psicologo a scuola. Consensi per le richieste di Ronzulli (Fi)

Cresce il disagio emotivo dei giovani. Aumentano i casi di ribellione, ma anche di depressione giovanile. E anche i suicidi tra i minori. Con l’imperversare del digitale on line e dopo la pandemia da Covid, i numeri sono cresciuti. Il tema della “salute invisibile, giovani e benessere psicologico” ha caratterizzato la terza edizione di Azzurra Libertà, la festa del movimento giovanile azzurro svolta a San Benedetto del Tronto. Tra i presenti c’era anche Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia e vice presidente del Senato, le cui parole hanno ricevuto alti consensi. “La salute mentale – ha detto – non è un lusso, è un diritto e noi abbiamo deciso di difendere questo diritto. Per troppo tempo è stata considerata un tabù, ma non può esserci benessere, crescita o libertà senza una vera salute psicologica”.

Ansia, depressione, disturbi alimentari e solitudine digitale – ha continuato la forzista colpiscono sempre più giovani: la politica non può ignorare questo grido silenzioso. Per questo serve un vero Piano nazionale per il benessere psicologico dei giovani, strutturato e stabile”.

Ronzulli ha quindi ribadito l’importanza di introdurre “psicologi stabili nelle scuole, campagne di sensibilizzazione per abbattere lo stigma, formazione per insegnanti e famiglie, potenziamento dei consultori e dei centri territoriali di salute mentale. Investire nella salute psicologica dei ragazzi – ha concluso – significa investire nel futuro del Paese: dare loro strumenti, serenità, speranza e libertà”.

Di recente, il Governo ha introdotto il “bonus psicologo”, una modalità che, seppure solo a chi detiene un Isee sotto una determinata soglia, permette dii combattere il disagio emotivo.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “il Bonus psicologo rappresenta uno strumento in più per combattere il disagio crescente tra i cittadini, a partire dai più giovani e quindi dagli studenti: siamo infatti d’accordo con chi vorrebbe la presenza di uno psicologo fisso per sede scolastica. Come riteniamo lodevoli tutte le iniziative tese a prevenire e trattare il disagio giovanile e individuare percorsi pratici di contrasto”.

“La verità – continua Pacifico – è che bisogna dotare la scuola di un supporto psicologico permanente di esperti, che vadano a prevenire e ad individuare, come una sorta di ‘sentinelle’, i primi sintomi dei disagi emotivi. E il supporto psicologico deve essere rivolto anche al personale scolastico, a partire dagli insegnanti, i quali oltre ad essere vittime di violenza devono fare i conti con un elevato grado di burnout. Senza contare che le scuole complesse, collocate in luoghi ‘difficili’, necessitano di organici del personale maggiorati”.

Ma cosa possono fare le scuole per prevenire ed evitare il dilagare delle aggressioni? Come abbiamo già avuto modo di scrivere, in linea generale, più sono complesse le situazioni che generano il malessere (da cui scaturiscono le aggressioni) e più è alta l’età degli studenti, maggiore è il livello di difficoltà del caso: di certo, avviare uno sportello psicopedagogico in ogni istituto, sarebbe molto utile.

Secondo Mario Rusconi, presidente Anp Roma, “la presenza di esperti a scuola – soprattutto di psicologi – sarebbe assai utile anche per “l’educazione di molte famiglie: i figli apprendono sempre dagli esempi dei genitori”.

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