Home Politica scolastica Gli 87mila assunti dalla Buona Scuola? Un popolo di scontenti

Gli 87mila assunti dalla Buona Scuola? Un popolo di scontenti

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Sono davvero pochi i docenti assunti quest’anno, con la riforma, che possono sentirsi soddisfatti: dalla fase 0 all’ultima, ancora in corso, hanno i loro motivi per lamentarsi.

Partiamo dagli ultimi. Che sono anche il “plotone” più grande: i 49mila della fase C, introdotta assieme alla novità assoluta del potenziamento scolastico. Solo una minima parte è stata assunta lontano da casa, è vero. Però per loro si prospettano le incognite degli albi territoriali, nati con la Buona Scuola di Renzi, che li porterà effettivamente in ruolo con dei tempi più dilatati e comunque previo giudizio del nuovo comitato di valutazione. Che però sarà “ristretto” rispetto a quello del merito, in quanto composto solamente “dal dirigente scolastico, che lo presiede, dai docenti di cui al comma 2, lettera a)”, ovvero “tre docenti dell’istituzione scolastica, di cui due scelti dal collegio dei docenti e uno dal consiglio di istituto” e “integrato dal docente a cui sono affidate le funzioni di tutor” (articolo 129 della Legge 107/15).

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Ma la palma degli scontenti spetta agli immessi in ruolo con la fase B: si tratta di circa 7mila degli 8mila assunti ad inizio settembre, nella notte di passione tra l’1 e il 2, spediti fuori provincia dall’algoritmo del Miur. Si tratta di precari con alle spalle anche diversi anni di supplenze. Che ora bramano di rabbia perché i colleghi molti più giovani di loro, che non di rado si sono seduti in cattedra nemmeno in giorno, sono stati stabilizzati con la fase C anche sotto casa. Tra l’altro, pure gli stabilizzati con la fase B saranno coinvolti nelle tante incertezze che comportano gli albi territoriali.

È una situazione effettivamente paradossale, che ‘La Tecnica della Scuola’ aveva anticipato ai propri lettori sin dall’inizio dello scorso mese di luglio, quando il piano straordinario di assunzioni era ancora in fase embrionale. Paventando, in tale occasione, anche la possibilità di assistere alle ormai solita corsa al ricorso. E anche in questo caso i fatti ci hanno dato ragione.

Soprattutto perché il Miur non ha mai voluto rendere note le procedure adottate, docente per docente, in base alle varie graduatorie che si sono venute a determinare (sulla base delle preferenze indicati dei docenti). Sulla base delle quali, l’algoritmo presidisposto dal ministero dell’Istruzione ha poi associato docente e provincia di servizio. Che,alla fine della fiera, per quasi 10mila docenti non è stata quella sperata.

 

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Ora, tornando agli assunti con la fase B, è vero che stiamo parlando di docenti che nella gran parte dei casi vedranno concretizzarsi la sede definitiva solo nel prossimo mese di settembre, poiché si sono avvalsi della possibilità di concludere l’anno nella scuola dove hanno stipulato una supplenza annuale. Però la sostanza non cambia. Perché il danno provocato dal Miur sarà solo posticipato di quasi un anno. E soprattutto perché l’accesso alla mobilità straordinaria, che si concretizzerà in primavera e non dopo i consueti tre anni, non è detto che cambi l’attuale destinazione.

Mobilità straordinaria che, invece, viene negata ai circa 30mila assunti, sempre nel 2015, con le fasi 0 e A della riforma: perché se questi nuovi docenti di ruolo non rientreranno nelle “forche caudine” degli albi territoriali (che invece d’ora in poi riguarderanno tutti i docenti di ruolo assunti sino al 2014/15 che chiederanno di trasferirsi volontariamente), è altrettanto vero che per loro la mobilità seguirà le vecchie regole. Quindi la loro mobilità si svolgerà solo a livello provinciale, almeno per i primi tre anni. Con l’unica possibilità di avvicinarsi a casa, al termine dell’anno di prova, quindi dal 1° settembre 2016, che passerà il difficile “imbuto” dell’assegnazione provvisoria. Dove cercheranno di infilarsi in tanti, per avvicinarsi a figli minori, genitori anziani, accudire parenti in via esclusiva e via dicendo. Con le solite scarse possibilità di riuscita.

A sanare qualche ingiustizia potrebbe essere, allora, il nuovo contratto sulla mobilità. Nei giorni scorsi ai sindacati è stata consegnata una bozza. Che ha riscossi pochi consensi e molte critiche. Confermando il sospetto fondato che la mobilità del 2016 rischia davvero di trasformarsi in una bomba ad orologeria

 

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