Registrati

Prima Ora | notizie del 6 luglio

06.07.2026

Gli insegnanti raccontano l’anno appena concluso, ma temono che a settembre i problemi saranno ancora maggiori

Nelle scuole, i banchi sono ormai vuoti per la pausa estiva, qualche commissione d’esame sta ancora lavorando per una Maturità che dovrebbe tornare a misurare le competenze reali in un mondo sempre più virtuale; e così per la scuola italiana è tempo di bilanci.

Questo è stato l’anno della IA

L’anno scolastico 2025-2026 non è stato un ciclo come gli altri; rimarrà impresso nella memoria della nostra comunità educante come lo spartiacque normativo e pedagogico in cui lo Stato ha tentato, simultaneamente, di frenare l’iperconnessione e di normare l’innovazione. L’applicazione del divieto dei dispositivi personali in classe, unita ai progetti pilota sull’Intelligenza Artificiale assistiva e al recentissimo pacchetto di decreti legislativi approvato in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri – che ridisegna l’architettura dell’IA anche nei settori della scuola, dell’università e degli ITS – ha posto il corpo docente di fronte a un paradosso quotidiano: gestire la più imponente transizione tecnologica della storia dell’istruzione mentre, parallelamente, si chiedeva agli alunni di arginare il proprio sé digitale all’ingresso dell’aula.

Per decifrare questa complessa transizione emotiva e professionale, abbiamo raccolto le voci e le confidenze di chi abita la cattedra ogni giorno. Dall’analisi delle testimonianze non emerge una sterile contrapposizione tra tecnofobi e tecnofili, bensì il profilo di un corpo docente profondamente riflessivo, stretto tra il bisogno di proteggere l’attenzione cognitiva degli studenti e il dovere etico di prepararli a una società automatizzata.

Uno “shock normativo”

Una delle questioni più dibattute è senza dubbio l’efficacia dello “shock normativo” introdotto con la stretta sui dispositivi personali. Tra i corridoi delle scuole, molti docenti di area umanistica descrivono i primi mesi dell’anno come una vera e propria trincea dell’attenzione. L’assenza fisica del telefono sul banco ha inizialmente generato nei ragazzi una sorta di ansia da privazione, una forma di micro-astinenza visibile nei primi venti minuti di lezione. Tuttavia, superato il disorientamento iniziale, a partire da gennaio la qualità del silenzio in classe è cambiata. Il silenzio non è più stato sinonimo di una passività distratta dal display sotto il banco, ma è tornato a essere uno spazio di ascolto e di interazione verbale. I ragazzi hanno ricominciato a guardarsi, a sostenere lo sguardo del professore e, soprattutto, a tollerare la frustrazione del tempo vuoto, della noia creativa che precede la concentrazione.

Se la regolamentazione dello smartphone ha ridato ossigeno alla didattica d’aula, la vera sfida culturale si è giocata sul terreno dell’Intelligenza Artificiale, spinta dai fondi PNRR e dalle prime sperimentazioni ministeriali. Qui, la pedagogia si è trovata a ridisegnare i confini della valutazione e dell’autenticità. Chi insegna lingue straniere o discipline tecniche si è trovato a condividere perplessità e repentine conquiste. L’IA ha cambiato radicalmente il modo di interpretare i compiti a casa. All’inizio dell’anno, il rischio di una produzione scritta o di un codice interamente delegati agli algoritmi ha generato una crisi d’identità professionale in larghi settori del corpo docente. Molti hanno scelto di ribaltare il problema, integrando i chatbot nella didattica per sviluppare il pensiero critico: l’indicazione diffusa è stata quella di chiedere agli studenti di generare un testo tramite software per poi analizzarne gli errori formali, l’opacità logica e i bias culturali. La sfida non è trincerarsi dietro un rifiuto nostalgico, ma insegnare l’uso consapevole, mostrando ai ragazzi che la macchina può supportare il processo cognitivo, ma non può mai sostituire la responsabilità e la sensibilità dell’essere umano.

Questa transizione tecnologica non è priva di fratture relazionali. Il ruolo dell’educatore nell’anno scolastico che si conclude si è configurato sempre più come un presidio di resistenza psicologica. I docenti testimoniano un disagio emotivo latente nei ragazzi, amplificato dal contrasto tra la velocità istantanea dei flussi digitali e la necessaria lentezza dell’apprendimento formale. Molti insegnanti evidenziano come l’applicazione delle nuove regole sul voto di condotta e sulle attività di cittadinanza solidale abbia richiesto una gestione delicata: lo scopo non doveva essere meramente punitivo, ma autenticamente riparativo, per evitare che la sanzione si traducesse in un definitivo allontanamento dello studente dall’istituzione scolastica.

Gli effetti della digitalizzazione

La digitalizzazione non si risolve nell’acquisto di software o nella distribuzione di tablet. La vera urgenza, emersa con forza nei monitoraggi di fine anno, riguarda la formazione del personale, tema reso ancor più centrale dalle nuove direttive del Governo. I docenti non chiedono manuali tecnici, ma strumenti ermeneutici e pedagogici per comprendere le nuove forme di testualità e di pensiero dei nativi digitali. Senza una solida preparazione etica e metodologica, il rischio è che l’innovazione aumenti il divario tra l’offerta formativa e la realtà vissuta dagli adolescenti.

L’anno scolastico 2025-2026 si chiude lasciando una certezza condivisa: la tecnologia non è un elemento neutro che si aggiunge alle tradizionali dinamiche della classe, ma un ambiente che ridefinisce le strutture cognitive dei giovani e le relazioni di potere e di sapere tra le generazioni. La sfida per il futuro, ora delineata anche dai recenti decreti attuativi, non sarà decidere quanta tecnologia inserire nei programmi, ma comprendere quale modello di cittadino si intende formare. Gli insegnanti, custodi di questa complessa transizione, hanno dimostrato che la vera innovazione didattica non risiede nell’efficienza dell’algoritmo, ma nella qualità della relazione umana che si stabilisce tra la cattedra e i banchi.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate