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11.07.2026
Aggiornato alle 12:37

Gli studenti con formazione top sono andati all’estero e parlano lingue straniere, vi racconto la mia esperienza – VIDEO

“Svolgere un’attività all’estero significa toccare con mano la multidisciplinarietà e il multilinguismo, avere modo di parlare principalmente in inglese, quindi affinare e perfezionare le proprie competenze linguistiche. Ma anche vivere esperienze di cittadinanza attiva, interfacciandosi con altre comunità perseguendo obiettivi comuni con delle storie diverse. L’obiettivo è perseguire sempre il benessere degli studenti confrontando più strade per poi trovare la più efficace, quella migliore, arrivando a promuovere un senso di comunità sempre più coesa e compatta”. Sono le parole rilasciate alla ‘Tecnica della Scuola’ da Alessandro Di Micco, rappresentante nazionale delle Consulte studentesche, a margine di una iniziativa svolta al ministero dell’Istruzione proprio sugli studenti all’estero, anche per abbattere la dispersione scolastica. “Il fine da raggiungere – ha sottolineato lo studente – è vivere realtà diverse, per creare un senso di comunità, che si deve rifare anche a quelli che sono i modelli di Erasmus”.

L’intervista

All’interno del ministero dell’Istruzione, ‘La Tecnica della Scuola’ ha incontrato Alessandro Di Micco, rappresentante nazionale delle Consulte.

Hai raccontato la tua esperienza sia all’interno della struttura sia soprattutto il percorso Erasmus.
Sono qui oggi, appunto, ringrazio l’invito da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito per questo interessantissimo evento in ambito appunto di Scuola futura. Sono in veste non soltanto di portavoce nazionale dell’Ufficio di coordinamento nazionale ma anche in veste di partecipante dell’Erasmus stesso, per portare avanti quelli che sono stati i valori fondamentali all’interno di questo progetto che hanno permeato anche quello che è l’ambiente della rappresentanza stessa; perché la figura del rappresentante è a tutti gli effetti un istituto di carattere giuridico che agisce per il bene degli studenti e in quanto tale abbiamo quest’anno deciso anche all’interno del Consiglio nazionale dei Presidenti di Consulta, di portare avanti quelle che sono le istanze in ambito di internazionalizzazione, principalmente come esportazione di un carattere democratico di idee che caratterizzano ovviamente la nostra nazione. C

Cosa avete fatto come rappresentanti degli studenti?

Come Consulte, siamo disciplinati da un decreto del Presidente della Repubblica, ma al tempo stesso intendiamo riportarle anche all’interno delle varie realtà europee per creare questo senso di comunità che è emerso benissimo oggi: una comunità che appunto si deve rifare anche a quelli che sono i modelli di Erasmus, poi appunto Erasmus Plus. E che soprattutto porta in auge quelli che sono i concetti di creare una comunità coesa, una comunità unita che sa trarre il meglio di ogni singola istanza di un bagaglio comunque unico.

Alessandro, ci hai detto di essere stato all’estero: dove sei stato e quanto ti sei formato?

Sono stato a Bruxelles, presso la sede del Parlamento Europeo, poi presso la sede della Regione Umbria e ho avuto modo di visitare il Parlamento europeo. Ma prima ho subìto quello che è oggi un processo di selezione, sia all’interno della mia scuola che ha ospitato quelli che sono degli studenti provenienti da Portogallo, Slovenia e Polonia. E questa opportunità mi ha permesso di sviluppare quelle che sono le metodologie fondamentali di public speaking. In particolare, ho sviluppato la metodologia didattica e la metodologia di dibattito che ho avuto modo di portare anche all’interno dell’istituzione di carattere europeo, principalmente parlando di un’opportunità indimenticabile. Ed è proprio questo il concetto su cui si è fondato il mio discorso di oggi: l’opportunità che abbiamo di cambiare quelli che sono i sistemi su cui si fonda il nostro organismo e su cui si fonda la nostra nazione. Perché il cambiamento non deve per forza partire dall’alto, ma deve partire anche dal basso da noi studenti: siamo noi studenti che dobbiamo presentare quelle che sono le istanze per una comunità coesa, una comunità compatta e rilasciare quella che è una comunità migliore di quella che abbiamo trovato.

Qual è l’esperienza più bella che hai vissuto all’estero? Qual è il valore che ti sei riportato in Italia e quali sono invece gli aspetti che andrebbero migliorati?

Sicuramente ho portato in Italia quelli che, anche in attinenza alle linee PTOF, per l’appunto la multidisciplinarietà, soprattutto il multilinguismo, poiché ho avuto modo di parlare interamente in inglese, quindi logicamente ho avuto modo di affinare e di perfezionare quello che sono le mie competenze linguistiche in ambito in inglese. E al tempo stesso di cittadinanza attiva, perché mi sono dovuto interfacciare con altre comunità perseguendo un obiettivo comune, ma con delle storie diverse. L’obiettivo era sempre il benessere degli studenti, ma abbiamo confrontato le strade per trovare quella più efficace, quella migliore. Sicuramente, degli aspetti da migliorare ci sono, come quello di intensificare questo tipo di attività, di promuovere questo senso di comunità che deve essere sempre più coesa e sempre più compatta.

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