Prima Ora | Notizie scuola del 14 maggio 2026

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14.05.2026

Graduatorie ATA 24 mesi, Gilda: “Secondo la Corte di Giustizia Europea il sistema addirittura incentiva il precariato”

“Il sistema italiano di assunzione del personale amministrativo, tecnico e ausiliario negli istituti di istruzione pubblica (Ata) viola il diritto dell’Unione Europea”: così c’è scritto nella sentenza della Corte Europea di Giustizia di cui si è saputo ieri, 13 maggio, come scrive la Repubblica, che bacchetta l’Italia in merito ai troppi contratti a termine per gli ATA.

“Il sistema è incompatibile con la normativa dell’Unione in materia di contratti a tempo determinato, che prevede limitazioni al loro ricorso e favorisce le procedure di assunzione a tempo indeterminato'”.

La Corte, si legge ancora nell’articolo, osserva che “il quadro normativo italiano non fissa alcun limite alla durata massima, né al numero massimo dei contratti temporanei del personale Ata. In secondo luogo, per quanto riguarda i concorsi organizzati per l’assunzione a tempo indeterminato del personale Ata, la Corte osserva, in particolare, che il requisito di almeno due anni di servizio con contratto a tempo determinato favorisce il ricorso a tali contratti, anche nei casi in cui, invece, ci sono esigenze di contratti a lungo termine”.

La condanna della Gilda degli Insegnanti

A commentare la sentenza è stata la Gilda degli Insegnanti: “Dieci anni fa, il 26 novembre del 2014, con la storica sentenza Mascolo, la Corte di Giustizia europea condannava l’Italia per abuso di precariato nella scuola. La Federazione Gilda Unams fu protagonista di quella sentenza presso la Corte di Giustizia Europea. Dopo un decennio è triste constatare che la situazione non sia cambiata e che il problema del precariato è lontano dall’essere risolto”, questo quanto ha dichiarato il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti Vito Carlo Castellana.

“L’accordo impone di rispettare nel precariato almeno uno di questi tre obblighi: ragioni oggettive che giustifichino il rinnovo di un contratto a termine, durata massima totale, numero massimo di rinnovi. Nessuno di questi obblighi viene rispettato nel sistema di reclutamento degli ATA, anzi il meccanismo delle graduatorie 24 mesi per il ruolo, secondo la Corte, addirittura incentiva il precariato”, prosegue il comunicato.

“Quello che ribadiamo da sempre, è che bisogna fare in modo che non ci siano posti in deroga, occorre, infatti, trasformare i posti in organico di diritto e cominciare a dare dignità al personale ATA e a tutto il personale della scuola, prima di tutto attraverso retribuzioni adeguate”, concludono.

La replica del Mim

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha emanato una nota per commentare la sentenza, riportata da Agenzia Opinione: “Le norme censurate dalla Corte di Giustizia sono molto risalenti nel tempo, in quanto contenute nel Testo Unico dell’Istruzione di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994, e successivamente modificate dalla legge n. 124 del 1999 e dal relativo regolamento attuativo adottato con D.M. n. 430 del 2000, che hanno definito l’assetto tuttora vigente in materia di graduatorie e conferimento delle supplenze del personale ATA.

L’accesso ai ruoli del personale ATA avviene, ad oggi, attraverso procedure selettive riservate a soggetti con almeno 24 mesi di servizio a tempo determinato. Questo meccanismo, unitamente ai vincoli sul turn over introdotti, ben prima di questa legislatura, nell’ambito della disciplina generale delle assunzioni nel pubblico impiego, ha determinato nel tempo un ricorso sempre maggiore ai contratti a termine, prima dell’immissione in ruolo a tempo indeterminato.

Proprio al fine di risolvere questa annosa e complessa questione, il MIM ha avviato un confronto con le Organizzazioni sindacali, istituendo un tavolo tecnico per la revisione complessiva del sistema di reclutamento del personale ATA. Non solo. In vista di un prossimo provvedimento d’urgenza cosiddetto ‘salva-infrazioni’, attualmente allo studio del Governo, il Ministero ha presentato una nuova proposta normativa volta a superare in modo strutturale le contestazioni sollevate dalla Commissione europea”.

Il commento di Flc Cgil

Per Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL: “Si tratta di una pronuncia di grande importanza che riguarda oltre 60 mila lavoratrici e lavoratori precari ATA, da anni indispensabili per il funzionamento quotidiano delle scuole italiane e tuttavia costretti in una condizione di precarietà strutturale”.

“La decisione della Corte – sottolinea Fracassi – richiama esplicitamente i principi già affermati nella storica sentenza ‘Mascolo’, nata proprio dal contenzioso promosso dalla FLC CGIL contro l’abuso della precarietà nella scuola italiana. E stabilisce, inoltre,  la condanna dell’Italia al pagamento delle spese e all’obbligo di adottare misure concrete per conformarsi alla direttiva europea sul lavoro a termine”.

“Questa nuova pronuncia conferma ciò che denunciamo da anni – commenta la segretaria della FLC -: il precariato ATA non è una situazione emergenziale o temporanea, ma il risultato di una scelta politica che ha negato stabilità occupazionale e diritti a decine di migliaia di persone”.

“La scuola italiana rischia di morire di precariato e il governo, se vuole salvarla, deve avviare immediatamente un piano straordinario di stabilizzazione del personale ATA precario, eliminando le norme che alimentano il ricorso abusivo ai contratti a termine. La FLC CGIL intanto, continuerà la propria iniziativa sindacale e legale affinché siano riconosciuti i diritti del personale ATA”, conclude Fracassi.

Le parole di Ruscica (Snadir)

“Tale sentenza – ha dichiarato Orazio Ruscica, Segretario nazionale Snadir e Presidente FGU – rappresenta un passaggio di straordinaria importanza anche per i docenti di religione cattolica precari. La CGUE ribadisce con chiarezza che non è più tollerabile l’utilizzo reiterato dei contratti a termine per coprire esigenze stabili e permanenti del sistema scolastico.”

“Per questo motivo – continua Ruscica –  chiediamo con forza un intervento legislativo che superi il limite anacronistico del 70% previsto dalla legge 186/2003 e porti almeno al 95% la quota dei posti destinati alle immissioni in ruolo. Solo così sarà possibile ridurre realmente il precariato storico, garantire continuità didattica agli studenti e restituire dignità professionale ai docenti di religione che da anni assicurano il funzionamento della scuola italiana”.

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