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Graduatorie permanenti: arriva l’emendamento del Governo

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Fare previsioni su come finirà la questione delle graduatorie permanenti sta diventando di ora in ora sempre più difficile.
Nella giornata del 4 dicembre, alla ripresa dei lavori della Commissione Bilancio, è emersa una novità: l’emendamento proposto dai 5 senatori della maggioranza in Commissione Istruzione (nessun diessino fra i firmatari) è stato fatto proprio dal Governo che ne ha formalizzato la presentazione.
Adesso la modifica sulla quale la Commissione Bilancio deve discutere si presenta così: Con effetto dalla data di entrata in vigore della presente legge le graduatorie permanenti …. sono trasformate in graduatorie ad esaurimento. Sono fatti salvi gli inserimenti nelle stesse graduatorie da effettuarsi per il biennio 2007-2008 per i docenti già in possesso di abilitazione, e con riserva del conseguimento del titolo di abilitazione, per i docenti che frequentano, alla data di entrata in vigore della presente legge i corsi abilitanti speciali indetti ai sensi della predetta legge n. 143 del 2004, i corsi SISS, i corsi accademici di secondo livello ad indirizzo didattico (COBASLID), i corsi di didattica della musica presso i Conservatori di musica e il Corso di laurea in Scienza della formazione primaria.”

Il problema resta però sempre quello dei tempi: se la Commissione, come peraltro è molto probabile, non dovesse riuscire ad esaminare tutti gli emendamenti entro il termine fissato del 9 dicembre, il relatore potrebbe decidere di rinviare tutto all’aula.
A quel punto bisognerà capire se la legge sarà approvata seguendo un iter normale o se verrà posta la questione di fiducia.
In questo secondo caso il Senato sarà chiamato a votare su un maxi-emendamento governativo che potrebbe anche non contenere l’attuale emendamento 18.75 di cui abbiamo riportato sopra la parte principale.
E che la prudenza sia d’obbligo lo confermano le decisioni odierne degli stessi sindacati confederali che hanno confermato lo sciopero “bloccato” dalla Commissione di Garanzia limitandosi a differirlo al giorno 14, quando cioè al Senato si sarà nel pieno del dibattito politico.