Si torna a parlare di social e l’uso che ognuno fa di questi strumenti per dare voce alla propria opinione, ai propri pensieri. Ma non sempre tutto va nel verso giusto. Il procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, intervenuto nell’ultima puntata di “In altre parole”, la trasmissione in onda su La7 a cura di Massimo Gramellini, ha espresso il suo punto di vista sull’influenza dei social network.
“I social hanno fatto emergere tutta l’ignoranza sociale, tutta l’ignoranza che c’è, che emerge – ha esordito il procuratore. Una volta non si vedevano tanti ignoranti, perché non potevano esibire la loro ignoranza. Oggi con i social la possono esibire, e quindi lo fanno volentieri e uno rimane sgomento e dice: ‘Mamma mia, come siamo rovinati, come siamo messi’.”
Non è la prima volta che Gratteri insorge contro il popolo del web e anche dei genitori.
Ecco le sue parole: “Se un figlio si lamenta a casa perché ha avuto un voto basso i genitori partono armati di kalashnikov e vanno a scuola. Spesso si fa il processo per direttissima all’insegnante nel corridoio o in presidenza. Qual è l’atteggiamento? L’ignoranza dei genitori”.
“Loro pensano che con quel processo per direttissima all’insegnante di conquistare l’attenzione e la stima dei figli. Che hanno già perso, perché hanno comprato i figli. Non hanno dato loro amore e tempo, hanno comprato loro le scarpe da 300 euro che non potevano permettersi per comprare l’attenzione dei figli. Che non è l’affetto, è un’altra cosa. Quindi il problema è educare i genitori”, ha concluso.
“Resto convinto che la lotta alle mafie e alla criminalità in generale non si giochi solo sul piano investigativo e repressivo. Occorre investire nelle scuole, nei giovani e nella cultura: bisogna educare nuovi cittadini consapevoli dei propri doveri, ma anche pronti a battersi per quei diritti che le mafie vogliono invece comprimere”, queste le sue parole.
“La povertà educativa si trasforma inevitabilmente in povertà valoriale, che a sua volta è molto spesso il presupposto della illegalità e delle forme più gravi di criminalità. Tagliare i fondi alle scuole e all’istruzione è quindi una scelta grave, non lungimirante e che nel tempo porterà a risultati gravissimi”, ha aggiunto.
Ecco poi la sua opinione sull’autonomia differenziata: “Sull’autonomia differenziata, ho i miei timori: che possa aumentare gli squilibri territoriali a svantaggio proprio di quelle aree maggiormente depresse e a maggiore radicamento della criminalità che avrebbero bisogno invece di tutt’altro. Delle scuole migliori, dei professori più motivati, dei servizi più efficienti”.