Indignazione, impotenza, vergogna. Sono stati questi i sentimenti che hanno spinto circa 150 docenti bresciani a riunirsi lunedì nell’aula magna di un istituto per discutere di quanto sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania. Con loro, collegati online, altri 150 insegnanti: una folta rappresentanza del gruppo “Docenti per il rispetto dei diritti umani in Palestina”, nato tramite passaparola e che oggi conta già settecento aderenti, non solo da Brescia ma anche dalle province limitrofe.
L’iniziativa è partita da un’insegnante, che ha dato voce al malessere diffuso tra molti colleghi, come riporta il Corriere:
“Soldati che sparano ai civili, persone che vengono uccise mentre sono in coda per la farina. Ci chiediamo dove sia il mondo della scuola, e come possiamo iniziare l’anno scolastico facendo finta di nulla”.
Il desiderio comune è “fare qualcosa”, per non dover dire un domani di essere stati presenti ma inerti. Da qui la discussione su come coinvolgere altri docenti, come parlarne in classe e come trasformare l’indignazione in azione concreta. Come ha spiegato un altro docente, “uno degli obiettivi è fare in modo che le nostre azioni abbiano un impatto e una visibilità”.
Al termine dell’assemblea è stato approvato un documento che sarà inviato alle istituzioni. Nel testo si chiede al governo italiano di assumere una posizione di ferma condanna nei confronti dei crimini di guerra e contro l’umanità attribuiti al governo israeliano, e di sospendere ogni forma di collaborazione politica ed economica con Israele “fino a quando non si ponga fine al genocidio in corso”.
Il documento sollecita inoltre i sindacati della scuola — presenti Flc Cgil, Uil Scuola, Cobas, Gilda, Cub e Usb — a farsi promotori di uno sciopero generale.
Intanto, a Gaza si sono registrate nuove vittime: venti persone sono morte a seguito del bombardamento dell’ospedale Nasser, tra cui cinque giornalisti che stavano documentando l’attacco dell’esercito israeliano.