In questi ultimi mesi abbiamo sentito sempre più spesso una parola chiara e scomoda: genocidio. A urlarla, nelle piazze e nelle sedi istituzionali, senza esitazioni, è Francesca Paola Albanese, giurista italiana ed esperta di diritto internazionale, dal 2022 relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati. Prima donna a ricoprire questo incarico, lo svolge con determinazione, ribadendo ovunque — dalle aule dell’ONU alle piazze — che quanto accade a Gaza e in Cisgiordania è un crimine contro un popolo.
Nel luglio 2025, il governo degli Stati Uniti guidato da Donald Trump l’ha inserita in una lista di persone sanzionate, accusandola di antisemitismo e sostegno al terrorismo. Un provvedimento senza precedenti nei confronti di un funzionario ONU, legato alle sue prese di posizione contro la fornitura di armi a Israele e alla richiesta di un embargo internazionale. L’iniziativa ha suscitato una vasta mobilitazione di solidarietà, soprattutto in Italia, con appelli da parte di intellettuali, giuristi e associazioni per difendere la libertà di parola e il ruolo delle Nazioni Unite.
Oggi, 8 agosto, Francesca Albanese è stata presente a Catania per presentare il suo libro Quando il mondo dorme, edito da Rizzoli.
In esclusiva per la Tecnica della Scuola, Francesca Albanese ha parlato anche di come è possibile trattare argomenti così complessi con i più giovani.

“Ai docenti dico di non avere paura, perché l’ignoranza non è un cancro in fase terminale. Nel senso, non c’è cosa che non si possa imparare. Ed è fondamentale che un docente e una docente abbiano, soprattutto in questo momento storico di estrema gravità, il coraggio e la forza di assumere il loro ruolo, appunto, di docenti, secondo l’etica.
E quindi non privino gli studenti e le studentesse, che si nutrono anche della loro guida, della possibilità di capire che cosa sta succedendo. Perché, ecco, io ho registrato nel corso di questi ultimi due anni una grande domanda proprio da parte dei più giovani, ed è incredibile quanti giovani siano proprio tra le prime file ed è strano per me essere riconosciuta da sedicenni, mi dicono ‘Ma lei è Francesca Albanese’ e cominciano a parlarmi di cose che hanno fatto, che hanno scoperto, che hanno saputo. È una nuova generazione, bellissima.
Nutriamoli e aiutiamoli a essere migliori di quello che siamo stati noi. Veramente trovo commovente quello che fanno anche tanti docenti. C’è una rete in Italia che spero continui a crescere, si chiamano “Docenti per Gaza”. Quest’anno abbiamo organizzato un incontro con oltre 170 licei e istituti tecnici. C’erano 170 istituti superiori collegati con me per due/tre ore. Avevamo stabilito uno dei punti principali di una discussione che si articolasse attorno a parole, a un glossario minimo di cui loro potessero fare uso”.
E alla domanda se il suo libro può essere letto in classe, l’esperta ha risposto: “Tante scuole hanno letto ‘J’accuse’, che non è pensato per gli adolescenti.
‘Quando il mondo dorme’? Sì, io, quando ho discusso con la Rizzoli, chi avrei voluto fosse il destinatario principale di quel libro, ho detto che in tutto e per tutto è stato pensato per i giovani. Da quanto è pieghevole e da quanto si può strizzare in borsa e nello zaino, alla copertina stessa. Che non è l’immagine che parla alla mia generazione, è proprio una cosa nuova che è stato pensata per i giovani. E quindi spero che lo leggano in tanti e tante”.
Albanese è laureata in Giurisprudenza all’Università di Pisa e ha conseguito un LL.M. in diritti umani alla SOAS di Londra. Ha lavorato per oltre un decennio nelle agenzie ONU (UNRWA e OHCHR) e oggi è studiosa affiliata alla Georgetown University. Nel 2020 ha cofirmato il manuale Palestinian Refugees in International Law e nel 2025 ha pubblicato Quando il mondo dorme (Rizzoli), dieci storie di vita sotto occupazione, intrecciate con analisi giuridiche e un filo conduttore chiaro: l’indifferenza è il primo dei “mostri” che si generano quando il mondo sceglie di voltarsi dall’altra parte.
Il suo impegno è stato riconosciuto con premi prestigiosi: il Premio Internazionale Stefano Chiarini (2023), il titolo di “Persona dell’anno ONU” da PassBlue (2024), il Premio Dries van Agt (2025) e, di recente, le chiavi della città di Bari come segno di gratitudine per il suo lavoro civile e politico.