Ne avesse tanti la Destra italiana di Cardini. L’ho conosciuto brevemente di persona, aperto e disponibile, non ho ancora acquistato il suo libro sulla storia della Palestina e leggo ora la sua posizione sull’insegnamento della storia. Mi è capitato di insegnare storia per un anno in un liceo scientifico tanti anni fa assieme alla ( storia della ) filosofia. Per me essenziali per vivere sono acqua, pane e … storia.
Fu una grande frustrazione non riuscire a trasmettere questa mia predilezione per la storia ai miei studenti e soprattutto non riuscire almeno a stimolarli . Ora capisco perché: per capire il presente bisogna capire il passato e viceversa e per capire bisogna conoscere e viceversa. Oggi il presente è il mondo intero ( e mi viene alla memoria l’inno anarchico “Nostra Patria è il Mondo intero, nostra Legge è la Libertà…”) e dunque bisogna proporre, conciliandole, la storia locale con quella nazionale, e con quella europea e con quella universale.
Cosa non facile, ma forse più attraente e “utile” , cioè un utile non banalmente inteso, che un Risorgimento tutto Cavour, Mazzini, Garibaldi e Vittorio Emanuele II, detto, a scanso di equivoci, il re galantuomo. Risorgimento che non viene sminuito, ma maggiormente compreso, ricordando l’apporto della Francia e soprattutto dell’Inghilterra per la sua riuscita complice la per noi proficua rivalità di quelle due potenze.
E dunque, l’insistenza su una visione italo centrica, se non ambiguamente romano centrica non è che il proseguimento di una linea conservatrice, laddove studia un Cardini cattolico e conservatore senza riserve mentali il mondo arabo-musulmano e guarda oltre. Del resto, il primo grande innovamento nel guardarsi intorno credo possa risalire a papa Roncalli, uomo semplice, alla mano, certo lontano dalla sicumera dei leader odierni, gli autocrati, lui che è stato un fine diplomatico, che ha rinunciato, francescanamente, alla autocrazia temporale della Chiesa cattolica guardando con occhi nuovi ad un mondo fin troppo diviso.
Pietro Roselli