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Homeschooling, la scuola è punitiva, non si adegua ai tempi: la storia di Evelina e Anais

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  • GUERINI

Niente figli a scuola, l’istruzione si impartisce a casa. La pratica è legale perché l’articolo 34 della Costituzione italiana dice che “l’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”, ma non si specifica l’obbligo di iscrizione a una scuola.

Dunque i genitori possono tenere a casa i figli purché garantiscano un’adeguata “istruzione parentale”, secondo l’espressione italiana che traduce ciò che nel mondo è conosciuto come “homeschooling”.

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Per quali motivi si sceglie l’homeschooling? La scuola è ritenuta troppo rigida, non adeguata ai bisogni in cambiamento degli studenti, troppo basata su un metodo rigido di valutazione che impedisce all’alunno di studiare. In Italia, al momento, non c’è un monitoraggio su questo fenomeno. Il Miur per l’anno 2014-2015 ha registrato 945 minori che fanno homeschooling, una realtà che inizia a farsi strada, con picchi in Sicilia e in Campania. Le autorità scolastiche hanno il compito di vigilare sull’homeschooling e in genere lo fanno in dialogo con le famiglie; non ci sono esami obbligatori da affrontare, se non al momento di rientrare, per chi lo desideri, nel percorso scolastico tradizionale.

 

Sul quotidiano “La Nuova Ferrara” c’è spazio per un approfondimento sulla questione. Con la storia di Anais, 13 anni. Sua madre Evelina, bulgara di Sofia, ha deciso di farle frequentare, a casa, l’equivalente della classe tra la seconda e la terza media. Un percorso nato dopo un duro impatto della bambina con la scuola media e con gli impegni della ragazzina, ginnasta presso la Estense Putinati: “Per mia famiglia Anais l’impatto con la scuola media è stato molto duro. Pur essendo uscita con tutti 9 e 10 a Bologna, doveva conciliare sport e studio e non era facile. Era sempre malata e alla fine ho capito che non riusciva a introiettare questa rigidità e monotonia. Il fenomeno dell’homeschooling è sempre più crescita anche a Ferrara, perché la scuola è punitiva, non si adegua ai tempi e la gente non ne può più, molti ritirano i figli da scuola”.