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I bambini nel bosco, l’istruzione e la libertà di scelta educativa

Pasquale Almirante

A seguito della vicenda relativa al cosiddetto caso dei “bambini nel bosco”, da alcuni osservatori di cose della scuola è saltato evidente chiedersi il motivo per il quale la Lega di Salvini sia stata così determinata a difendere le scelte dei genitori di lasciare che i ragazzi non frequentassero la scuola e vivessero secondo principi quasi  russoiani, quelli cioè del mito del “buon selvaggio”, e comunque secondo principi educativi che rispettino la cosiddetta “libertà di scelta educativa”.

Come è infatti noto i figli della coppia, a cui sono stati tolti dai sevizi sociali, frequentavano, a detta dei genitori, una forma di istruzione parentale che puntava sull’apprendimento spontaneo guidato dagli interessi del minore, il quale, in ogni caso, a fine anno, avrebbe sostenuto un esame e delle cui scelte la scuola più vicina sarebbe stata informata. 

A parte le giustificazione dei due coniugi, contrari a una scuola che si basa sulla separazione dei bambini dai genitori, che stabilisce ciò che i bambini devono imparare e quando, utilizzando un sistema di “premi e punizioni che crea ansia e autocritica”, mentre dal confronto coi coetanei porterebbero nascere “disturbo da deficit di attenzione, depressione, ansia, stress  e perfino l’istinto al suicidio”, secondo i giudici, la coppia non aveva depositato la documentazione prevista per l’homeschooling, mentre successivamente il Ministero dell’Istruzione ha annunciato che l’obbligo scolastico sarebbe stato rispettato. 

Da queste premesse si vede come la famiglia dei bimbi in qualche modo si inserisca nel progetto didattico di cui la Lega da anni si fa promotrice, cioè quello della libertà di scelta educativa da affidare ai genitori e dunque l’escamotage trovato dal ministro Valditara, esponente di spicco della Lega, di dare un voucher alle famiglie da spendere  nelle scuole private dove intendono che il figlio venga educato secondo i propri principi.

Nel suo programma elettorale del 2022, la Lega affermava infatti che “le famiglie devono essere pienamente libere di scegliere il sistema di istruzione più adatto per i propri figli”, mentre veniva dichiarato, durante tutta questa storia che ha riempito da qualche giorno le pagine dei giornali: “Noi crediamo fortemente nel primato educativo della famiglia e nella libertà di scelta educativa”, citando l’articolo 30 della Costituzione, in base al quale “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio” e che “nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti”.

Certamente si dimentica che nell’articolo 33 si dice però che le scuole paritarie possono essere create, ma “senza oneri per lo Stato” che in vece, con la faccenda dei voucher, viene aggirato.

Dunque, una occasione, a parere di questi osservatori, ghiotta per la Lega di affermare e ribadire, e da qui la difesa che Salvini in prima persona ne ha fatto, questo principio della libertà di scelta educativa, scordando però anche un elemento importante, ma da loro stressi spesso sottolineato.  Ovvero, lo spauracchio secondo il quale fra qualche anno gli “italiani” di religione musulmana potrebbero avvicinarsi pericolosamente a quelli di religione cristiana. Se questa previsione fosse vera, secondo quanto la Lega comizia, significa che anche loro, i maomettani, potrebbero approfittare dei voucher e aprire scuole a indirizzo “islamico”, lasciando cioè che i loro giovani si istruiscano secondo la scelta religiosa dei genitori, affermando così lo stesso  principio leghista  della “libertà di scelta educativa”.

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