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Aggiornato il 30.11.2025
alle 00:41

I giornalisti vittime delle mafie ed esempio di lotta per i giovani. Il 3 dicembre “Educazione Civica in diretta” con Nicola Gratteri – ISCRIVI LA CLASSE

Le mafie del nostro Paese hanno imposto per troppo tempo con la violenza e la sopraffazione le loro regole. Chi ha osato ribellarsi ha pagato troppo spesso con la vita. Una categoria presa di mira è stata quella dei giornalisti, colpevoli di raccontare e denunciare le vicende mafiose, le connivenze, i rapporti con le istituzioni e tanto altro. Lunga è la lista: Mauro De Mauro, Mario Francese, Giancarlo Siani, Giuseppe Fava e tanti altri.

Cronisti a caccia di verità, senza piegare la testa, con passione e impegno, provando non solo a svolgere con onestà il proprio lavoro, ma anche facendo la propria parte per estirpare un male ampiamente radicato nella società.

Giuseppe Fava ad esempio sosteneva “che senso ha essere vivi se non si ha il coraggio di lottare?”. Un manifesto della sua lotta alla violenza e alla sopraffazione delle organizzazioni criminali. Ma anche e soprattutto un messaggio ai giovani. Quei giovani in cui Pippo Fava credeva. Di soli giovani, appena diplomati o poco più, era formata la redazione de ‘I Siciliani’, il giornale che con le sue inchieste ha denunciato i misfatti mafiosi. Giovani intraprendenti, svegli e concreti, che hanno poi portato avanti la linea del proprio direttore.

Ma anche quei giovanissimi che si trovavano nelle piazze dei comuni siciliani tra abbandono scolastico e ricerca di un futuro troppo spesso incerto. Con i suoi reportage Fava si recava spesso nei centri più sperduti dell’isola per parlare coi giovani, intervistarli, capire i loro ideali, in realtà dove troppo spesso la criminalità diventava l’unica alternativa.

“L’ultima fila, storia di Pippo Fava” è un documentario a cura di Maria Carla Virzì ed Emanuela Ranucci, prodotto da Loom production e trasmesso da La7. A partecipare anche Francesca Andreozzi, nipote di Fava e presidente della Fondazione Giuseppe Fava. La Tecnica della Scuola l’ha intervistata e durante l’incontro di educazione civica del prossimo 3 dicembre andrà in onda un breve estratto della sua intervista.

Nicola Gratteri a lezione di Educazione Civica in diretta

Ne parleremo il 3 dicembre 2025, dalle ore 11.00 alle 12.00 nel corso della lezione in diretta di educazione civica che vedrà come ospite il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri che, intervistato da Aluisi Tosolini e Daniele Di Frangia, risponderà alle domande delle classi collegate in diretta.

Nicola Gratteri, nato a Gerace, in Calabria, ha 67 anni è procuratore a Napoli dal 2023. E’ tra i maggiori esperti di ndrangheta e crimine organizzato. Le sue Lezioni di mafie in tv su La7 registrano ascolti record. Laureato in giurisprudenza nel 1981 a Catania entra due anni dopo in magistratura. Sostituto procuratore a Locri, poi a Reggio Calabria dove diventa procuratore aggiunto nel 2009 e nel 2016 viene nominato Procuratore a Catanzaro. Dal 1989 vive sotto scorta. Il suo ultimo libro, uscito da poche settimane e scritto assieme a Antonio Nicaso si intitola Cartelli di sangue. Le rotte del narcotraffico e le crisi che lo alimentano (Mondadori 2025).

Come partecipare

I docenti che volessero seguire con la propria classe le lezioni di Educazione Civica in diretta sul canale YouTube della Tecnica della Scuola, possono compilare il seguente form:

COMPILA IL FORM

Le classi che desiderano proporsi per partecipare in studio (o in collegamento video) ad una delle dirette, interagendo con gli ospiti, possono contattare la redazione, inviando una mail a info@tecnicadellascuola.it, inserendo i dati utili (istituto, classe interessata, docente referente e recapito telefonico). La disponibilità per la partecipazione alla diretta è limitata al raggiungimento dei posti possibili.

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