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I mali della scuola? Gli alunni poco formati che lasciano prima. Le contromosse di Bianchi: palestre, musica, laboratori e digitale

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La pandemia ha esasperato e messo a nudo i problemi della scuola, che rimangono numerosi e di non facile soluzione. A parlarne è stato il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.

Scuola in sofferenza

Rispondendo agli studenti e inaugurando sul canale Youtube della Gazzetta del Sud gli incontri istituzionali di “GDS Academy”, il numero uno del dicastero dell’Istruzione non si è nascosto dietro a un dito: “Che la scuola italiana sia in sofferenza non è una novità di oggi, il Covid ha esasperato tanti aspetti, la povertà educativa, la dispersione e tanto altro. Noi in questo periodo abbiamo fatto uno sforzo per mantenere viva la scuola nonostante il Covid”.

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Bianchi ha quindi parlato delle sfide da affrontare e vincere: “la scuola deve essere più aperta, legata ai laboratori, più capace di usare gli strumenti digitali. Un intervento specifico va fatto sulle scuole tecniche e professionali. Stiamo lavorando sull’organizzazione della scuola: c’è una caduta demografica significativa e c’è il rischio che in molte parti d’Italia chiudano le scuole”.

Donne e stem

E ancora: “C’è un bisogno che ci siano più ragazze nei percorsi scientifici e tecnici. Abbiamo poi predisposto un programma nazionale che veda l’ambiente al centro, la Rigenerazione scuola”.

Il responsabile dell’istruzione pubblica ha anche detto che a Viale Trastevere stanno “lavorando molto sulle mense, sulle palestre” (è stato non a caso appena approvato l’inserimento nella primaria del maestro di attività motoria) e su “un intervento sulla musica, che mette insieme i ragazzi. Vogliamo una scuola che permetta di avere conoscenze per il lavoro e che permetta di stare molto con i compagni per condividere la gioia dello stare insieme”.

Mea culpa ma tanto orgoglio

Bianchi ha quindi concluso il suo intervento dicendo che si stanno scontando gli errori degli ultimi decenni, con la scuola messa troppo in secondo piano.

“Faccio il ministro come uno che ha senso del dovere: sento la responsabilità del paese intero, di tutti voi, anche perchè la nostra scuola ha molte e pesanti eredità del passato ma resta l’istituzione più importante del paese quindi faccio il ministro anche con molto orgoglio”, ha concluso il ministro dell’Istruzione.