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I nodi non sciolti della scuola

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Dopo due anni di governo Renzi e due anche di Stefania Giannini all’Istruzione, se per un verso si tirano le somme al positivo, come fa la ministra, il Fatto quotidiano enumere quelle al negativo.

 “Tre miliardi l’anno di investimenti, 90mila docenti assunti, 4 miliardi di interventi per l’edilizia scolastica, il lancio del nuovo Piano digitale, e ancora il piano straordinario per i ricercatori nelle università”, dice Giannini. aggiungendo:  “Queste politiche sono lo strumento più potente per un’Italia forte, innovativa e in crescita”.

Peccato che negli ultimi 24 mesi  per migliaia di assunti ce ne sono altrettanti, ma anche di più, precari e in protesta permanente; sull’edilizia è stato fatto tanto ma non ancora abbastanza; la riforma è una grande incognita tutta da verificare e, quanto alla ricerca, sono fresche le polemiche sui cervelli in fuga.

 

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Talvolta forse occorrerebbero molte meno parole e più fatti, mentre sua “annunciazione”, il premier, dovrebbe stare più attento a fare proclami. Sulla scuola, e in modo particolare dopo lo stupore della cosiddetta “buona scuola”, sono calate tante di quelle incognite, incertezze e dubbi che fanno perfino dubitare se in effetti alla guida del Miur ci sia un ministro o un prestigiatore che da una scatola magica,  a caso e in modo del tutto irrazionale, tira su  provvedimenti più che discutibili, incomprensibili, ma assolutamente adatti al contenzioso legale.