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I “valori condivisi” nel discorso del neopresidente

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Contrariamente al discorso di insediamento del Presidente della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti, appena qualche giorno addietro, che esplicitamente in più di un passaggio aveva fatto riferimento alla funzione e al ruolo della scuola nel sistema sociale per la crescita della democrazia, il messaggio del Presidente Napolitano sembra avere eluso l’attenzione al ruolo della scuola, dell’educazione e della formazione.
A ben saper leggere tra le suggestive righe, invece, la funzione della scuola è stata richiamata implicitamente quasi costantemente.
Giorgio Napoletano, infatti,  ha più volte  indicato al popolo italiano, tramite il Parlamento che lo rappresenta, la via da seguire in quella della “memoria condivisa” attraverso il patrimonio dei comuni valori su cui si regge la nostra comunità civile.
Significative sono state le sue parole a riguardo proprio colà dove testualmente ha detto: “Memoria condivisa, come premessa di una identità nazionale, che abbia il suo fondamento nei valori della Costituzione. Il richiamo a quei valori trae forza dalla loro vitalità, che resiste, intatta ad ogni controversia. Parlo di quei princìpi fondamentali che scolpirono nei primi articoli della Carta Costituzionale il volto della Repubblica”.
Dove si alimenta la condivisione della memoria di una nazione se non a scuola, e con la scuola, quando questa è impegnata a formare le coscienze nella direzione della crescita delle capacità di inculcare nei suoi cittadini i princìpi fondamentali dell’individuo che si fa cittadino di uno Stato nel rispetto della carta della sua Costituzione?
Con quali strumenti  si costruisce quel cittadino a cui ha fatto più di una volta riferimento il neo Presidente Giorgio Napolitano se non attraverso l’istruzione e la formazione intesa nel senso più alto,  di cui la scuola è la sede più idonea per superare “ vecchie e laceranti divisioni, nel riconoscimento del significato e del più decisivo apporto della Resistenza […] memoria condivisa, come premessa di una comune identità nazionale, che abbia il suo fondamento nei valori della Costituzione”, se non con la scuola?
Dove si esercitano consapevolmente quei diritti inviolabili dell’uomo e i princìpi dell’eguaglianza, della libertà, c del pluralismo delle confessioni religiose, del ripudio della guerra ecc. se non attraverso una scuola che sia essa stessa palestra di democrazia?
Che dire poi di quell’attenzione del neo Presidente Napoletano alla costruzione dell’Europa? Dove si costruisce la nuova idea di Europa, e la stesa nuova comunità sopranazionale, se non tra le pareti delle aule scolastiche  quando si approfondiscono i temi della cultura, della storia, della lingua, dell’economia, della religione e di tutti gli altri valori su cui si fondano le venticinque realtà sociali?

Discorso, in definitiva, che può essere letto come un fattore di crescita anche della scuola in questo particolare momento di deriva del suo ruolo e della sua funzione per colpa di una politica che ne avrebbe voluto fare un’impresa economicamente intesa più che culturalmente considerata.