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Il bravo docente educa l’alunno a sostituire l’IO acquisito a casa con il NOI della classe

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Da sempre il mondo della Scuola è sotto i riflettori e, almeno stando alle numerose novità sotto forma di “riforme”, al centro dell’interesse dei vari Governi che si susseguono e l’opinione pubblica, continua a farsi un’idea di quello che accade sul mondo della Scuola seguendo i vari media, come si fa al giorno d’oggi per i ritmi sempre più frenetici, in maniera a volte un po’ superficiale ascoltando o leggendo di corsa notizie, purtroppo spesso negative.

Ma nel mondo della Scuola ed in ogni scuola del nostro Paese, succedono spesso tante cose belle, da vivere e da raccontare. Questo, purtroppo, raramente accade perché, si sa, fa più notizia il “brutto” che il “bello”.

All’interno della Scuola lavorano tantissimi insegnanti “affascinanti”, che riescono cioè ad affascinare con le loro lezioni i propri Alunni motivandoli fino a portarli alla difficile meta del “Successo Formativo”. Quando questo accade vuol dire che hanno lavorato bene tutti : alunni, famiglie, docenti,  collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e Dirigenti scolastici.

Certo va detto che sono passati venti anni (20!!!) dal 1999 quando fu varato il DPR n. 275, concernente il Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’articolo 21 della legge delega 15 marzo 1997, n. 59 nel quale, l’articolo 4, relativo all’Autonomia Didattica, indica e suggerisce un congruo numero di possibilità innovative, ma, purtroppo, le Istituzioni Scolastiche che si sono avvalse di queste possibilità, si contano sulle dita di una mano.

Perchè?

Perchè…. innovare richiede tre “P”: Passione, Passione, Passione come ripete spesso il Sottosegretario On. Salvatore Giuliano , fino a giugno dello scorso anno ottimo collega del Majorana di Brindisi.

Perchè… innovare richiede intelligenza, inventiva, disponibilità e, ovviamente, qualche sacrificio!

Sacrificio che è difficile affrontare, quando gli stipendi dei nostri insegnanti (al di la dei dati ISTAT: Stipendi, Istat beffarda: alla Scuola gli aumenti maggiori dell’ultimo anno) e dei Dirigenti Scolastici (i cui aumenti stipendiali sono, finora, arrivati solo sulle pagine di tutti i giornali visto che l’ipotesi del CCNL firmato lo scorso 13 dicembre è ancora inattuato: Dirigenti scolastici, 460 euro in più in busta paga, ma ancora non si vedono) sono tra i più bassi dei Paesi dell’Unione Europea e, soprattutto, quando la considerazione sociale di chi opera nel mondo della scuola, anche per questo motivo, è in caduta libera.

Per evitare e riprendersi di diritto la giusta considerazione dei cittadini occorre fare fronte comune, non più dividersi su tematiche che interessano una o altra categoria di lavoratori del mondo della scuola ma lavorare e andare tutti nella stessa direzione cercando di capire quale novità può essere più utile al mondo della Scuola e quale meno. “Dialogando” si può crescere.

Del resto la dialogicità, come dicono Arnkil e Seikkula, “non è un metodo né un insieme di tecniche ma è un atteggiamento, un modo di vedere, che si basa sul riconoscere e sul rispettare l’alterità dell’altro e sull’andarle incontro”. Premesso che credo che il “lavoro” di Insegnante sia il più difficile al mondo (dopo quello di genitore), mi sento di fare questa riflessione…

“Ciascuno ha diritto ad un bravo insegnante”: questo il motto che accompagna il rapporto redatto dal National Institute of Economic and Social Research e dalla Varkey Foundation, intitolato Global Teacher Status Index 2018. Il rapporto, liberamente scaricabile da internet, ha analizzato l’opinione dei cittadini di 35 differenti Paesi su alcuni parametri, e in particolare su quale sia il senso del rispetto verso gli insegnanti da parte dei loro studenti. Il nostro Paese si colloca tristemente in terzultima posizione, davanti solo a Brasile e Israele.

Non che sia una grande scoperta… Il sentore di tale dato era già evidente da tempo, e l’indagine internazionale non ha fatto altro che confermarlo.

Credo che tutti coloro i quali lavorano nel settore dell’istruzione debbano chiedersi: cosa dobbiamo fare? Se i docenti italiani vogliono essere rispettati devono forse trasferirsi in Cina o in Malesia (dove il livello di rispettabilità e massimo)? Evidentemente no.

Ma occorre analizzare profondamente le cause del problema per ipotizzare possibili soluzioni, e occorre farlo in fretta, anche perché esiste una stretta correlazione tra il rispetto che gli studenti nutrono nei confronti dei propri insegnanti e i loro risultati di apprendimento.

Dobbiamo affidare i nostri figli alla scuola ed ai loro insegnanti, con la consapevolezza che il loro cervello non appartiene a noi genitori, ma alla collettività.

“L’insegnante è la persona alla quale un genitore affida la cosa più preziosa che possiede suo figlio: il cervello. Glielo affida perché lo trasformi in un oggetto pensante. Ma l’insegnante è anche la persona alla quale lo Stato affida la sua cosa più preziosa: la collettività dei cervelli, perché diventino il paese di domani“.

Il virgolettato appartiene a Piero Angela che ospite nella trasmissione “Carta Bianca”, ha ammesso: “Mio figlio Alberto fu bocciato in quinta elementare. Gli bruciò molto. Come la presi? Bene! Perché se uno non fa bene, deve essere punito. Qui ora si tende a dare la colpa agli insegnanti. Ma, pensai, se non ha fatto bene, deve rifare l’anno. Credo che quella bocciatura abbia innescato una spirale virtuosa. Qual è il segreto? Non lo so, forse è perché passano emozioni, non solo parole”.

Oggi, purtroppo, prevale la visione individualistica, quella secondo cui la vita dei singoli sia un fatto privato.

Questa visione è quella che ci spinge a crescere i nostri bambini dentro ad una bolla, chiusi nelle loro torri dorate al sicuro dai mali del mondo. È evidente che la scuola si muove nella direzione opposta: quella comunitaria, corale.

Affidare i nostri figli alla scuola significa accettare che entrino a far parte di una comunità, all’interno della quale mamma e papà sono una parte e non il tutto. Mandare un bambino a scuola significa accettare che un insegnante lo educhi a sostituire l’IO di quando si trova a casa con il NOI della classe.

Questo è il passaggio fondamentale per la crescita dei singoli ma anche di una Comunità: sostituire l’IO col NOI.

Attilio Lieto – Dirigente Scolastico