Registrati

Prima ora | notizie del 13 luglio

Il “carosello” delle promesse e il portafoglio vuoto: la scuola vista da una maestra di fascia 15

Suona la campanella di luglio. Nelle nostre aule della scuola primaria le sedie sono impilate sui banchi, i disegni colorati sono stati staccati dalle pareti e il silenzio ha preso il posto del meraviglioso caos quotidiano fatto di tabelline, stringhe di scarpe da allacciare e accenti da correggere. Ma per noi maestri, il vero “caos” quest’anno si è spostato online, tra i canali di NoiPa e i comunicati sindacali.

L’ultimo tormentone estivo? Il grande giallo degli arretrati e degli aumenti del CCNL 2025/2027.

Chi, come me, ha superato la boa dei quindici anni di servizio (la famosa e agognata fascia 15), ha aperto il cedolino di luglio sperando di trovarci finalmente il riconoscimento concreto della firma definitiva del contratto, avvenuta lo scorso 1° luglio. E invece? Niente. Una pagina bianca. Gli aumenti e le cifre arretrate relative a tutto il 2025 e al primo semestre del 2026 sono slittati, con ogni probabilità, ad agosto. Ci dicono: “Tutto pronto prima del 1° settembre, parola di NoiPa!”. Noi, che siamo abituati ad aspettare anni per i rinnovi, dovremmo quasi ringraziare per questa “celerità farraginosa”, come l’ha giustamente definita Gianna Fracassi della Flc Cgil.

Ma mentre aspettiamo l’ennesima “emissione speciale”, c’è una domanda più profonda che bussa alla porta della nostra dignità professionale: quanto vale, davvero, il nostro lavoro nel panorama in cui viviamo?

La dura realtà dei numeri: l’Italia e il divario europeo

Insegnare alla primaria richiede un’innovazione costante. Creiamo coded-storytelling, usiamo la flipped classroom, applichiamo le STEM con i mattoncini e la robotica educativa per catturare l’attenzione di una generazione nativa digitale. Siamo professionisti di altissimo livello. Eppure, le tabelle stipendiali ci ricordano costantemente che per lo Stato siamo “lavoratori low-cost”.

Se guardiamo gli ultimi dati ufficiali del report OCSE Education at a Glance e le rilevazioni della rete Eurydice, il confronto con i nostri colleghi europei non è solo impietoso: è deprimente.

Paese Stipendio Medio Annuo Lordo (Docente Primaria con ~15 anni di servizio) Differenza rispetto all’Italia

Italia 30.300
Francia 40.500 +33%
Spagna 41.000 + 35%
Germania 64.000 +111%

Il paradosso della Primaria: Secondo i dati OCSE, lo stipendio reale dei maestri della scuola primaria italiana è addirittura diminuito del 4,4% in termini reali rispetto al 2015 a causa dell’inflazione non compensata, mentre nel resto dell’area OCSE è aumentato in media del 14,6%.
Un docente a fine carriera in Italia fatica a raggiungere quello che un collega tedesco percepisce il suo primo giorno di supplenza. Non solo: a livello interno, il comparto Istruzione guadagna il 22,95% in meno rispetto alla media dei ministeri centrali. Siamo la Cenerentola della Pubblica Amministrazione.
Oltre la lamentela: quali sono i nodi d’interesse e le soluzioni?

Non basta fotografare il disastro. Per cambiare la scuola e ridarle l’attrattività che merita, dobbiamo avanzare proposte concrete e innovative. Il dibattito attuale non può limitarsi all’attesa di un’erogazione speciale ad agosto. I temi cruciali su cui intervenire sono ben altri:

1. Adeguamento immediato alla media europea (Parametro Eurydice): Non possiamo pretendere una scuola di respiro europeo con stipendi da sopravvivenza. Serve un piano pluriennale di stanziamenti straordinari che porti lo stipendio dei docenti italiani in linea con i partner commerciali e culturali d’Europa.

2. Allineamento interno alla PA: È necessario eliminare la discriminazione che vede un funzionario ministeriale guadagnare, a parità di titolo (laurea magistrale ormai obbligatoria per tutti), migliaia di euro in più all’anno rispetto a chi forma le future generazioni.

3. Stop alla burocrazia “farraginosa” dei controlli: Come denunciato dai sindacati, non è accettabile che la macchina amministrativa impieghi mesi solo per vidimare e liquidare accordi già presi e fondi già stanziati. La digitalizzazione di NoiPa deve tradursi in automatismi immediati.

4. Riconoscimento del “lavoro sommerso”: La progettazione, la formazione continua (spesso auto-finanziata), le ore passate a correggere compiti o a gestire piattaforme didattiche devono uscire dal cono d’ombra del volontariato ed essere quantificate e retribuite.

Agosto porterà gli arretrati e l’ennesima boccata d’ossigeno in busta paga. Ma finché la politica tratterà i rinnovi contrattuali della scuola come “mance” o “bonus una tantum”, la nostra rimarrà una professione svalutata. Noi maestre e maestri continueremo a mettere passione, innovazione e sorrisi dietro le nostre cattedre a settembre; ma per fare una scuola grande, serve uno Stato che impari finalmente a dare il giusto valore ai suoi insegnanti.

Valentina Mazza

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate