Il raggiungimento degli obiettivi minimi circa le competenze e le conoscenze da acquisire durante il percorso di studi – specie nella scuola primaria – risulta agli occhi dei docenti sempre più complesso. I recenti dati rilevati dall’Unione Europea e presentati alla relativa Commissione fanno riferimento ad un calo generalizzato delle prestazioni rispetto allo standard atteso nelle discipline di base. Attraverso la somministrazione di test appropriati – alla pari dei noti INVALSI in Italia – si è potuto rilevare che in lettura, scrittura, calcolo, computazione e pensiero logico gli studenti risultano sempre più svantaggiati, con picchi nelle regioni ove si osserva una maggiore dispersione scolastica. E’ il caso spagnolo: secondo un’analisi del Ministero dell’Istruzione, oltre l’80 % degli studenti sono percepiti “sotto standard” in quanto non in grado di raggiungere gli obiettivi minimi necessari.
Secondo la European Teacher Survey 2025, circa il 40 % dei docenti in Europa afferma di avere in classe una fetta significativa di studenti il cui rendimento è al di sotto dei livelli attesi, con la situazione più preoccupante segnalata nella scuola primaria. La percezione di un problema di underperformance varia però molto da paese a paese. In Spagna, ad esempio, oltre 8 insegnanti su 10 dichiarano che molti o la maggior parte dei loro studenti non raggiunge gli standard attesi (73 % nella scuola primaria, 83 % nella secondaria) — una cifra che supera nettamente la media europea. In altri paesi, come Polonia e Finlandia, la quota di insegnanti che segnala sotto-standard intorno o oltre il 30 % degli alunni resta comunque significativa. L’indagine non si limita a misurare queste percezioni: molti insegnanti individuano cause strutturali dietro il fenomeno, citando la motivazione degli studenti, l’accesso a materiali didattici di qualità, carenze nella formazione o carichi di lavoro eccessivi, che riducono il tempo dedicato all’insegnamento vero e proprio per via di necessità o adempienze burocratiche.
In sintesi, questo sondaggio suggerisce che il problema delle competenze sotto standard non è limitato a poche zone, ma è avvertito da molti docenti europei, pur con grandi differenze tra sistemi scolastici nazionali — un elemento che merita di essere approfondito con dati di performance ufficiali (es. dati PISA, valutazioni nazionali) per capire quanto queste percezioni si riflettano in risultati oggettivi. Questa percezione collettiva trova in parte riscontro nei dati PISA 2022 dell’OECD, che mostrano un aumento della quota di studenti con competenze di base insufficienti in matematica e lettura in diversi sistemi europei, con la Spagna e l’Italia sopra la media OCSE per studenti con risultati bassi in matematica e discipline di calcolo generiche. Ne emerge un’Europa scolastica disomogenea, dove la percezione dei docenti — pur non coincidente automaticamente con i risultati oggettivi espressi nelle analisi menzionate — segnala un disagio strutturale che attraversa contesti molto differenti anche negli stessi paesi.