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Aggiornato il 23.07.2025
alle 09:51

Il collaboratore del preside fa un lavoro ingrato: difficilmente ha l’esonero, zero carriera, prende solo 100 euro in più al mese, svolge tante attività

I tre quarti sono docenti, hanno in netta prevalenza oltre 25 anni di anzianità di servizio, 8 su 10 da almeno 9 anni, in oltre l’80% dei casi operano in istituti tra le 2 e le 8 sedi, in maggioranza lavorano in scuole composte da un numero di alunni che va tra i 900 e i 1.200: è il profilo dei collaboratori scolastici che l’Ancodis ha ricavato dall’annuale questionario rivolto alle figure di sistema, da quale è scaturito – al termine dell’anno scolastico 2024-2025 – un esaustivo report informativo: dal questionario, strutturato in 6 sezioni, scrive l’associazione, “sono stati rilevati dati e informazioni che evidenziano la qualità e la quantità di lavoro di alto valore professionale di decine di migliaia di donne e uomini che ogni anno si rendono disponibili ad assumere incarichi aggiuntivi per il funzionamento organizzativo e didattico delle loro scuole”.

In prevalenza, oltre il 50%, ha assunto il ruolo di primo collaboratore (ex vicepreside/vicario), in un caso su quattro, il 25,7%, di funzione strumentale, quasi nel 20% dei casi di “responsabile di plesso distaccato”; in maggioranza, il 57,1%, collaborano con i presidi da almeno 5 anni; l’85.4% presta la collaborazione al dirigente scolastico titolar; nel caso di servizio in una scuola in reggenza, il 43.6% dichiara di avere il ds presente due giorni a settimana, il 33.3% un giorno a settimana, il resto qualche giorno al mese o alcuni giorni l’anno.

In merito allo svolgimento dell’incarico, il 51,1% ha svolto l’attività di collaborazione con la dirigenza senza esonero, il 33,2% con esonero parziale e solo il 15,7% ha lavorato con l’esonero totale dall’insegnamento.

Durante l’anno scolastico, i collaboratori si sono “occupati costantemente?” di un alto numero di compiti: preparare proposte di circolari, regolamenti, report e documenti, 85,8%; fare fronte alle emergenze e ad altri eventi non pianificati, inclusa la DDI, 80,6%; pianificare, organizzare e sorvegliare sul corretto utilizzo degli spazi scolastici, 73,5%; affrontare con alunni e genitori questioni legate alla disciplina/frequenza, 65,3%; sorvegliare l’applicazione dei regolamenti e delle procedure organizzative dell’istituto, 73,5%; affrontare questioni relative a sicurezza, trasparenza e anticorruzione, ecc., 64,2%; coordinare le attività extradidattiche relative al PTOF, 57,8%; coordinare le attività organizzative connesse ai fondi europei, 53.4%; coordinare le attività extradidattiche relative alle referenze di sistema, 50.7%; coordinare le attività relative alla continuità e orientamento, 34%; coordinare le attività extradidattiche relative all’inclusione, 28%.

Per il carico di lavoro necessario a garantire il funzionamento organizzativo e didattico, il 70,7% ha rilevato un incremento del proprio lavoro, il 27,1% una sostanziale stabilità rispetto al precedente a.s. e, infine, solo il 2,3% una riduzione.

In relazione al servizio aggiuntivo e tenuto conto delle mansioni delegate, il riconoscimento economico annuo (lordo Stato) definito in sede di contrattazione di istituto è così dichiarato: il 12,7%    meno di 500 euro; il 18,7% tra 500 e 1.000 euro; il 30,6% tra 1.000 e 2.000 euro (quindi circa 100 euro in più netti al mese); il 20,9% tra 2.000 e 3.000 euro; il 13,1% tra 3.000 e 4.000 euro; solo il 4,1% oltre i 4000 euro.

Alla domanda “Il compenso assegnato lo ritieni congruo rispetto ai carichi di lavoro e alle deleghe e responsabilità collegate all’incarico”, il 92,6% ha riposto che è per nulla o poco congruo, mentre solo per il 7,4% è abbastanza o molto congruo. 

Alla domanda “Quale sarebbe, a tuo giudizio, un compenso congruo con gli attuali carichi di lavoro e deleghe/responsabilità”, il 42.5% ha risposto che sarebbe opportuno avere il 50% in più; per uno su quattro, il 23.5%, il doppio.

Alla proposta di Ancodis che prevede un incremento del 25% dell’importo orario nel prossimo CCNL (attualmente 19,25 €/h) e l’introduzione di un’imposta sostitutiva del 15% sui compensi erogati (come è stato fatto con il “Decreto Liste di attesa” per il personale sanitario!), il 92.9% si è dichiarato d’accordo.

Alla domanda “perché hai accettato l’incarico?”, l’81,7% ha risposto di volere “contribuire al buon funzionamento dell’organizzazione scolastica”, mentre il 66% ha dichiarato di volere in tal modo “contribuire a sviluppare la comunità scolastica” e il 55,6% di volere “contribuire a migliorare l’offerta formativa della scuola”.

Di fronte all’ipotesi di una eventuale “Valutazione professionale”, il 42,2% dei partecipanti alla rilevazione ha detto di essere favorevole ad essere valutato in modo autonomo, il 40.7% insieme al proprio Ds e soltanto il 17.1% ha espresso sua contrarietà alla valutazione.

Invece, rispondendo alla domanda “Per il servizio nella collaborazione al DS quali riconoscimenti giuridici e contrattuali proponi”, sono state formulate diverse proposte: avere riconosciuto il servizio in una carriera diversificata per l’81%; avere riconosciuto il servizio quale prerequisito di accesso al concorso per DS per il 50%; avere riconosciuto il servizio per la graduatoria di istituto  per il 38.8%; avere riconosciuto il servizio nelle procedure di mobilità annuale  per il 26.5%.

Nella sesta sezione relativa all’Attività formativa, “A quali azioni formative professionali inerenti al tuo incarico hai partecipato in questo A.S.”, si sono rilevate le seguenti azioni formative seguite nel corso dell’anno scolastico: Formazione volontaria incentivata per le figure di sistema, 60,8%; nuove tecnologie nel contesto lavorativo, 54,9%; normativa Sicurezza e prevenzione, 46.6%; la valutazione nel sistema scolastico italiano, 29.5%; normativa sulla Privacy, 28%; gestione del personale, 27,2%; gestione dei conflitti, 25,4%.

Infine, per quanto riguarda la proposta dell’istituzione dell’area delle figure di sistema nell’ambito di una nuova articolazione della professione docente fondata su sette punti, ben l’81.7% si è dichiarato favorevole: a)   la formazione obbligatoria in servizio; b)  l’assunzione almeno per un triennio di incarichi connessi al funzionamento organizzativo e didattico della scuola; c) permanenza nella scuola per almeno due trienni; d)   la valutazione triennale a cura del comitato di valutazione di istituto esteso ad un rappresentante del personale non docente, dei genitori e degli alunni (solo se scuola secondaria di 2°); e)  l’anzianità di servizio; f) il riconoscimento giuridico del Collaboratore vicario in tutte le scuole con esonero dall’insegnamento; g) In aggiunta al PTOF elaborato dal Collegio la redazione del Piano Triennale della Gestione e dell’Organizzazione redatto dal DS nel quale prevede la composizione della squadra dell’autonomia.

“Dal report -commenta Ancodis – emerge chiara una considerazione: la complessità della scuola autonoma in realtà non è affidata soltanto all’azione solitaria di “un numero primo“! Ciascun Ds – titolare o reggente – si avvale del lavoro della squadra dell’autonomia, della competenza e della professionalità di docenti che ricevono in cambio solo un modestissimo riconoscimento economico in sede di contrattazione di istituto. Ed in sua assenza – caso unico nella pubblica amministrazione! – non esiste una figura giuridicamente e contrattualmente riconosciuta per la sua sostituzione”.

“Pensate allora cosa potrebbe accadere in ogni scuola – continua l’organizzazione guidata da Rosolino Cicero – se nel prossimo mese di settembre – considerato il trattamento contrattuale (inesistente!) e quello economico (al limite dell’umiliazione!) – ogni componente della squadra dell’autonomia decidesse di desistere dal suo incarico per cercare altre strade. Sarebbe quasi impossibile fare scuola, organizzare un anno scolastico, progettare l’offerta formativa, seguire tutti i processi necessari all’inclusione, programmare le attività extradidattiche per la continuità, programmare tutte le fasi relative ai percorsi di orientamento, gestire la digitalizzazione delle procedure, pianificare ogni azione ritenuta necessaria per la tutela e la sicurezza in territorio scolastico, garantire un efficiente servizio per la comunità e il territorio”.

“Allora confidiamo – conclude Ancodis – che tutte le forme di lavoro e tutti i lavoratori e le lavoratrici della scuola abbiano riconosciute il lavoro per la quantità e la qualità, sia dal punto di vista economico (come recita l’articolo 36 della Costituzione) sia dal punto di vista contrattuale (che invece alcuni autorevoli attori non protagonisti della scuola italiana vorrebbero nascondere)”.

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