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Il Miur prepara “la rivoluzione”. Le reazioni dei partiti politici e dei sindacati

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Il sottosegretario, Roberto Reggi, in un’intervista a “la Repubblica” annuncia “il varo di un piano che non vorremmo risultasse “epocale”: “Più ore per tutti i docenti, 36 a settimana, e aumenti di stipendio a chi si prende responsabilità oppure offre competenze specifiche”. Inoltre scatti d’anzianità invariati e premi stipendiali fino al 30 per cento per i docenti impegnati in ruoli organizzativi (vicepresidi, docenti senior) o attività specializzate (lingue e informatica).

 

Le parole dell’esponente politico del Partito Democratico hanno avuto vasta eco all’interno dei gruppi parlamentari e delle organizzazioni sindacali di categoria. La senatrice, Francesca Puglisi, capogruppo Pd in Commissione Istruzione a Palazzo Madama, supporta quanto detto dal suo collega di partito: “Il patto per la scuola presentato da Reggi, ricalca gli impegni che ci eravamo assunti con gli elettori alle scorse elezioni politiche: scuole aperte tutto il giorno per permettere agli studenti di vivere la scuola come la propria casa, dove tornare a studiare da soli o in compagnia trovando libri e pc, fare musica e sport”.

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La responsabile nazionale Scuola di Forza Italia, Elena Centemero  aggiunge: “La previsione di un cambiamento dello stato giuridico dei docenti, attraverso la differenziazione nella carriera e l’introduzione di orari differenti per gli insegnanti, è un punto centrale che permetterebbe, come abbiamo proposto, di tener aperte le scuole anche d’estate e nel pomeriggio. Questa proposta va accompagnata con un serio sistema di valutazione del personale e con la possibilità di mobilità in altri comparti della Pubblica Amministrazione per i gravi casi che ci sono nelle nostre scuole. La professionalità dei docenti – conclude – è fondamentale per la qualità della scuola”.

 

Di tutt’altro tenore le parole di Silvia Chimienti, del Movimento 5 Stelle: “Il passaggio a 36 ore di servizio comporterebbe un danno gravissimo per tutto il personale precario che attualmente sopravvive grazie a spezzoni di orario e supplenze brevi non coperte dai docenti in ruolo. Di questo passo si aggraverà ulteriormente la piaga del precariato. Noi del M5S ci opporremo fermamente alle 36 ore settimanali per i docenti di ruolo e proporremo, al contrario, di affidare l’eventuale monte ore eccedente a chi attualmente non lavora o è precario”.

 

Sul piede di guerra anche i sindacati. Lo Snals-Confsal respinge l’ipotesi di compensare finanziariamente l’aumento di tempo-denaro per i docenti con la decurtazione di un anno delle scuole superiori (da 5 a 4 anni). “In ogni caso – chiarisce il segretario generale Marco Paolo Nigi – sulla scuola occorre investire perché sono la società e l’economia che ce lo chiedono, con la finalità di recuperare il ritardo nei confronti dei paesi più avanzati dell’Unione europea”. Lo Snals-Confsal afferma la necessità di una netta distinzione tra tempo scuola, garantito dallo Stato con il proprio personale, cui non può essere attribuito altro tempo d’insegnamento in classe e di lavoro già gravoso, e tempo di permanenza nelle strutture scolastiche per altri bisogni di formazione e di socialità da affidare ad altre figure educative, senza confusioni di ruolo e di professionalità.

 

La Cisl Scuola aggiunge: “le 18, 22, 25 ore di cattedra possano crescere senza problemi fino alla soglia delle 36 ore mediamente richieste a un dipendente pubblico, lo si dica apertamente, e di una simile affermazione ci si assuma fino in fondo la responsabilità. Dopo di che si vada a vedere che cosa avviene nel resto del mondo, per capire quale possa essere una soglia di riferimento su cui discutere davvero in modo serio, fuori da ogni superficialità e demagogia”, spiega in una nota il segretario generale, Francesco Scrima.

 

Perplessità anche dall’Anief: “Già oggi un insegnante può dare disponibilità a svolgere fino a 6 ore in più di supplenza – spiega  Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir -, oltre le quali deve necessariamente subentrare quel supplente che di punto in bianco il Miur vorrebbe ora far sparire. Ma soprattutto non si capisce perché debba essere esteso l’orario di servizio dei docenti della scuola italiana dal momento che più indagini, nazionali ed internazionali, hanno dimostrato che lavorano alla pari, se non più, dei colleghi degli altri Paesi avanzati”.

 

Critica anche la Uil Scuola: “Nel chiuso delle stanze di Viale Trastevere si utilizzi il tempo come meglio si crede,  ma il Governo, che ha puntato sull’importante lavoro che gli insegnanti svolgono nel nostro paese, deve smentire e chiarire come intende procedere. Dopo cinque anni di blocco del contratto, si avvii la trattativa per il rinnovo che porti davvero ad un contratto innovativo. Il Governo dovrebbe impegnarsi per migliorare le condizioni in cui si svolge il lavoro nelle scuole: classi numerose, assenza di adeguate dotazioni  informatiche ed il sostegno alle innovazioni, afferma in una nota il segretario Massimo Di Menna

 

La Gilda, con una nota del segretario Rino Di Meglio, va oltre, minacciando persino lo sciopero: “I docenti italiani lavorano quanto i loro colleghi europei e in alcuni casi anche di più, basta considerare che le ore di insegnamento sono di 60 minuti e non di 45 o 50 come in altri Paesi Ue. Non è possibile annunciare una riforma di questa portata partendo da dati falsi e se il Miur intende ‘spremere’ ulteriormente gli insegnanti, sulle cui spalle gravano incombenze burocratiche che nulla hanno a che vedere con la professione docente, noi ci opporremo fermamente invitando tutta la categoria a scendere in piazza”.

 

 

Più cauta la posizione della Flc-Cgil di Mimmo Pantaleo che così titola una propria nota: “Proposte Renzi: si chiamano merito e carriera, ma significano tagli lineari e aumento dei carichi di lavoro”. Pantaleo  ha però una sua controproposta: “Bisogna aprire un grande dibattito con docenti, Ata, genitori, studenti: non sono assolutamente convincenti le consultazioni on line di stampo para grillino (come si è fatto con la riforma della Pubblica Amministrazione)” E poi, sempre secondo Pantaleo, ci vogliono “organici funzionali per dare stabilità al lavoro e valorizzazione del personale (e non aumento dei carichi di lavoro) tramite contratto e non  con interventi legislativi”.