Scrivo per porre l’attenzione su un paradosso che sfiora il grottesco riguardo all’utilizzo della Carta Docente.
È certamente un segnale positivo che sia stata finalmente estesa anche ai docenti precari, sanando una disparità durata troppo a lungo. Tralascio quindi, per un momento, le pur legittime polemiche sui ritardi nell’accredito o sulla riduzione dell’importo, per soffermarmi su un punto più sostanziale: cosa il Ministero consideri davvero “formazione” e “strumento di lavoro”.
Le regole attuali permettono di acquistare servizi di trasporto (biglietti e abbonamenti) e persino strumenti musicali — scelta più che condivisibile — ma continuano a vietare categoricamente l’acquisto di una banalissima stampante e delle relative cartucce. Il paradosso è evidente: un insegnante può usare il bonus per un violino o per viaggiare verso un convegno e, stando a interpretazioni piuttosto “creative”, perfino per una sciovia in nome di un aggiornamento fisico-sportivo. Eppure, se prova a comprare lo strumento più indispensabile della sua scrivania — quello che gli permette di stampare verifiche e materiali per i propri studenti — riceve un secco “no”.
C’è un equivoco di fondo che chi governa la scuola sembra non voler comprendere: un docente lavora a casa tanto quanto in aula, spesso con ritmi serrati. Se è vero che nelle scuole esistono stampanti, è altrettanto vero che sono spesso poche, condivise da molti e non sempre funzionanti. È quindi tra le mura domestiche che prepariamo, personalizziamo e stampiamo i materiali per il giorno dopo.
L’unica eccezione concessa è la stampante 3D, considerata hardware “nobile”. Una visione surreale e lontanissima dalla realtà quotidiana: lo Stato ti finanzia se vuoi produrre un modellino in plastica, ma non se devi stampare un testo o una mappa concettuale per la classe. Toner e inchiostro restano classificati come semplici “beni di consumo”, come se la didattica si alimentasse di sola aria e non di materiali concreti che, molto spesso, finiamo per pagare di tasca nostra.
È tempo che chi stabilisce cosa sia “formazione” capisca che la nostra professionalità passa anche per la carta e per l’inchiostro. Finché l’ipotesi di una sciovia apparirà più percorribile dell’acquisto di una semplice stampante, la modernizzazione della scuola resterà poco più di uno slogan.
Barbara Vicentini