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Il programma di Renzi sulla scuola e la risposta di Puglisi

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“Sosteniamo però che per farlo non occorre licenziare decine di migliaia di insegnanti, come previsto nella legge di stabilità, aumentando l’orario di lavoro di quelli che restano in attività.”
“Occorre piuttosto liberare risorse andando a tagliare altri capitoli della spesa statale, come afferma la carta di intenti scritta da Bersani. Infine, leggendo il suo programma, sorprende scoprire, che per premiare il merito degli insegnanti, Renzi intenda riesumare “Valorizza”, la sperimentazione voluta dalla Gelmini basata unicamente sulla “reputazione” dei docenti, già bocciata dal ministro Profumo. Il partito Democratico ha già approvato le proposte per la valutazione del sistema scolastico alla scorsa assemblea di Varese”.
E per capire meglio le parole dell’esponete del Pd, responsabile della scuola, riportiamo il programma elettorale di Matteo Renzi, il quale già qualche anno addietro, propose, per modernizzare la scuola, l’abolizione del valore legale del titolo di studio, punto programmatico che oggi non troviamo più. 

Riportiamo il suo programma senza commento, com’è giusto che sia, affinchè ciascuno si faccia una propria idea.

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a. Partire col piede giusto: dare al 40% dei bambini sotto i tre anni un posto in un asilo pubblico entro il 2018.
L’Italia combina attualmente due primati negativi: una bassissimo tasso di natalità e, al tempo stesso, un bassissimo tasso di occupazione femminile. In più, i test internazionali ci dicono che, da noi, lo sviluppo cognitivo dei bambini è più condizionato che altrove dalle origini familiari. In Italia, solo il 12 per cento dei bambini sotto i tre anni ha accesso a un nido pubblico, in un’età che tutti gli studi confermano essere la più importante di tutte per l’investimento in capitale umano. Ecco perché proponiamo di passare dal 12 al 40% di copertura creando 450.000 nuovi posti. Il costo stimato sarebbe di 3 miliardi l’anno di spese correnti. Elevato ma sostenibile in una manovra complessiva da 75-90 miliardi come quella che proponiamo. Il costo di investi¬menti (spesa in conto capitale) di 13 miliardi è anch’esso sostenibile se ripartito su 5 anni.
b. Una scuola dove si impara davvero.
La scuola è il terreno sul quale si gioca il futuro del nostro Paese.Bisogna tornare ad investire, ma farlo con modalità nuove, che mettano al centro la qualità dell’educazione che diamo ai no¬stri figli. E’ davvero un paradosso, quello di una scuola nella quale si danno voti a tutti, ma non alla qualità dell’insegnamento e delle strutture scolastiche. Gli istituti scolastici devono godere di un’ampia autonomia, anche riguardo alla selezione del personale didattico e amministrativo, con una piena responsabilizzazione dei rispettivi vertici e il corrispondente pieno recupero da parte loro delle prerogative programmatorie e dirigenziali necessarie. Questo obiettivo va preparato attraverso una fase transitoria nella quale si incominci a responsabilizzare gli istituti scolastici mediante una valutazione della performance gestita da una struttura indipendente centralizzata. Perciò proponiamo:
1. un forte investimento sulla scuola e, in particolare, sulla formazione e l’incentivazione degli insegnanti, sull’edilizia scolastica (v. infra 5. c.) e sull’upgrade tecnologico della didattica;
2. la valutazione degli istituti scolastici attraverso il completamento e il rafforzamento del nuo¬vo Sistema di Valutazione centrato sull’azione di Invalsi e Indire, con la prospettiva di avvicina¬re gradualmente il nostro modello a quello britannico centrato sull’azione della Ofsted;
3. incentivi ai dirigenti scolastici basati sulla valutazione della performance delle strutture loro affidate;
4. una revisione complessiva delle procedure di selezione e assunzione dei docenti, basata sulle competenze specifiche e sull’effettiva capacità di insegnare;
5. una formazione in servizio per gli insegnanti obbligatoria e certificata, i cui esiti devono contribuire alla valutazione dei docenti e alle progressioni di carriera, basata su un mix di: ag¬giornamento disciplinare, progettazione di percorsi con altri colleghi, aggiornamento sull’uso delle nuove tecnologie per la didattica, incontri con psicologi dell’età evolutiva o con medici per capire come affrontare handicap o disturbi di apprendimento sui quali la scienza ha fatto progressi.
6. la valutazione e incentivazione degli insegnanti, attivando in ciascun istituto scolastico un meccanismo finalizzato all’attribuzione di un premio economico annuale agli insegnanti miglio¬ri, scelti da un comitato composto dal preside, da due insegnanti eletti dagli altri (cui andrà il 50% del premio e che non potranno ovviamente essere selezionati per il premio intero) e da un rappresentante delle famiglie eletto dalle stesse, sulla scorta del progetto pilota “Valorizza”, già sperimentato in quattro province nel corso del 2010-2011.
c. Eliminare la formazione che serve solo ai formatori.
Esiste un’offerta molto ampia di corsi di formazione professionale che vivono solo per mante¬nere in vita le organizzazioni che organizzano i corsi senza nessun beneficio pubblico. Biso¬gna spostare le risorse da questo ambito in altri dove possono produrre benefici reali, in par¬ticolare sulle competenze tecniche e artigianali che rappresentano la vera forza del modello produttivo italiano. Rilevazione sistematica del tasso di coerenza tra la formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi, a sei mesi e tre anni dalla fine del corso, e pubblicazione onli¬ne di questi dati in modo che tutti possano conoscere i risultati del passato recente prima di scegliere un corso.