Abbiamo chiesto ad Eylem Kuzer, docente di matematica nella scuola per gli adulti a Smirne, esperta nella didattica per studenti superdotati e referente Erasmus, in visita in Italia proprio nell’ambito del Programma, di descrivere il sistema scolastico turco, anche alla luce del confronto con quello italiano.
Vi sono percorsi educativi formali aperti e centri di istruzione pubblica non formale, che operano in modo diverso dalle scuole diurne, gli studenti si preparano in modo indipendente e sostengono esami nazionali organizzati a livello centrale.
Accanto a questo sistema, i Centri di Istruzione Pubblica (Halk Eğitimi Merkezleri) svolgono un ruolo centrale nell’apprendimento permanente. Questi centri operano in quasi tutti i distretti della Turchia e offrono corsi modulari stabiliti dal Ministero dell’Istruzione Nazionale. I programmi sono standardizzati a livello nazionale e ogni corso ha obiettivi, durata, qualifiche degli istruttori e requisiti dei partecipanti chiaramente definiti.
Questi centri forniscono certificati professionali, corsi di lingua tra cui il turco come lingua straniera, arti e mestieri, musica, alfabetizzazione digitale e molti altri programmi di sviluppo personale.
Nell’ultimo decennio, a causa dell’aumento dei flussi migratori, i programmi di integrazione sono diventati più visibili. I corsi di coesione sociale e i programmi in lingua turca sostengono la partecipazione dei migranti alla società e, in alcuni casi, sono collegati alle procedure di residenza.
Chi sono gli adulti che si rivolgono a questo ambito dell’istruzione?
Gli studenti adulti in Turchia hanno motivazioni molto diverse: alcuni partecipano per motivi professionali, altri tornano a completare la scuola incompiuta attraverso il sistema educativo aperto. Molti adulti vengono per motivi sociali e personali, per alcuni, l’istruzione è un modo per superare la solitudine tra coetanei, uno spazio di appartenenza e interazione. Soprattutto per i pensionati o le donne che hanno trascorso molti anni in ruoli domestici, i corsi offrono un senso di comunità e uno scopo rinnovato.
I migranti formano un altro gruppo importante: frequentano corsi di lingua e programmi di adattamento sociale per comprendere meglio la vita quotidiana, le istituzioni e i diritti in Turchia.
Durante la mia permanenza in Italia, a Torino, ho avuto l’opportunità di tenere seminari in tre diversi contesti: una scuola carceraria, una scuola serale e un CPIA.
Uno degli aspetti più impressionanti per me è stato il sistema educativo carcerario: I’istruzione non è trattata come un’attività occasionale ma come un percorso continuo e questo livello di integrazione e stabilità istituzionale mi ha colpito particolarmente. In Turchia, l’educazione carceraria è organizzata attraverso la cooperazione tra il Ministero della Giustizia e il Ministero dell’Istruzione Nazionale. Anche la scuola serale e i CPIA mi hanno mostrato l’attenzione sistematica all’integrazione dei migranti all’interno delle strutture formali. Considerata la posizione dell’Italia all’interno dell’Unione Europea e il suo profilo migratorio, questa enfasi strutturata sulla partecipazione civica e sull’educazione alla cittadinanza europea rappresenta un chiaro punto di forza. Riflette valori che sono centrali anche nel programma Erasmus+ — inclusione e cittadinanza attiva.
Lavoro in un Centro scientifico e artistico (Bilim ve Sanat Merkezi), un istituto pubblico dedicato agli studenti dotati e talentuosi.
Questi studenti vengono identificati nei primi anni della scuola primaria attraverso un processo di valutazione nazionale, continuano la loro regolare istruzione e frequentano il nostro centro prima o dopo l’orario scolastico, a volte la sera o nei fine settimana. Nei primi anni, gli studenti seguono un programma di supporto generale per esplorare i propri punti di forza, poi si specializzano in settori quali scienza, matematica, tecnologia, musica o arti visive.
Invece delle lezioni tradizionali, ci concentriamo sullo sviluppo della creatività, del pensiero critico e della produzione di progetti indipendenti. A partire dai 15 anni circa, gli studenti sono incoraggiati a partecipare a concorsi e progetti di ricerca nazionali o internazionali.
In questo contesto, il nostro ruolo è più vicino al tutoraggio che all’insegnamento tradizionale.