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Il sociologo: educhiamo i ragazzi al tempo libero

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Giovedì scorso il noto sociologo Domenico De Masi ha tenuto una conferenza nell’aula magna della facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo, nel quadro del Master formativo “ Educare oggi al pensiero creativo, tra Umanesimo e Scienza”, organizzato dall’Associazione Genitori e figli in collaborazione con la sede locale del CIDI. Il progetto formativo, che ha già visto l’intervento di Piergiorgio Odifreddi e la contestatissima (e totalmente fuori contesto) allocuzione di Roberto Vecchioni, andrà avanti fino a maggio e potrà contare su contributi di assoluto prestigio, come quello di Massimo Recalcati (a febbraio) e a seguire Umberto Galimberti, Enzo Bianchi e Ferruccio De Bortoli.

De Masi, docente di Sociologia alla Sapienza di Roma e studioso di fama internazionale, ha tenuto una conferenza dal titolo “Modelli educativi per una società senza orientamento”.

Davanti a una platea di circa cinquecento persone, composta essenzialmente da docenti, il sociologo ha affrontato il tema del disorientamento delle società di oggi, dovuto alla caduta e alla mancanza di modelli di riferimento. I grandi modelli di una volta – il liberalismo, il capitalismo, il comunismo, il cristianesimo – che erano in grado di dare, nel bene e nel male, coesione e chiarezza di direzione a una società, non esistono più e non sono stati sostituiti da altri. In una società, dunque, dove la confusione regna sovrana, come possono i docenti fornire modelli di riferimento, rotte sicure ai nostri giovani, direzioni chiare alle nostre scuole? De Masi, a questo punto, ha lanciato non pochi strali ai governi che si sono succeduti in Italia negli ultimi anni, che hanno fatto di tutto per deprimere e deprezzare scuola e insegnanti, questi ultimi in qualche modo colpevoli di essersi fatti calpestare senza far nulla per affermare la propria dignità.

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 Tuttavia, per tornare sui sentieri della pedagogia e della didattica, cosa dovrebbero fare i docenti per educare gli studenti alla creatività, al libero pensiero e alla cittadinanza attiva? Di certo, sostiene De Masi – e comincia qui la sua intelligente provocazione – non addestrandoli per raggiungere il vecchio obiettivo delle tre “I”, di infausta memoria: Impresa, Inglese e Informatica. D’altronde – si chiede il sociologo – di quale impresa parliamo, di quale lavoro discutiamo? Piuttosto, aggiunge, educhiamoli ad un uso consapevole del tempo libero …

Che non sia una boutade, la platea lo capisce subito: nel 2030 – spiega il professore – in  base agli studi più recenti, il lavoro occuperà circa 1/7 nella vita di un uomo. Cosa ne sarà degli altri 6/7?  Insegniamo  ai nostri ragazzi come si sceglie un buon libro, ad apprezzare un buon film, a scoprire la musica classica, il buon uso delle nuove tecnologie. Insegniamo loro ad avvicinarsi a un museo, a una biblioteca, a partecipare a un evento culturale piuttosto che a una manifestazione per rivendicare diritti negati. Insomma – aggiungiamo noi a sostegno delle tesi esposte da De Masi – abituiamo i nostri alunni a scoprire, coltivare, rincorrere le proprie passioni. Non è vero, come alcuni sostengono, che i ragazzi di oggi non hanno slanci né desideri. Luoghi comuni senza fondamento. Piuttosto è la scuola che, forse, fa fatica a intercettare i loro sogni, a trovare la chiave di accesso che attivi un meccanismo di motivazione e interesse. Chissà, se provassimo a restringere gli spazi accordati ai vari Pulci, Tasso, Alfieri, Assiri e Babilonesi, aprendo una serie di finestre sul cinema, la fotografia, l’arte contemporanea, il fumetto d’autore; se la didattica della matematica cambiasse pelle per fare entrare questa meravigliosa disciplina nel cuore degli studenti, se la trasmissività cedesse finalmente il posto a metodologie più attive e coinvolgenti…  Insomma, la Scuola – e ogni singolo Istituto – dovrebbe chiedersi: dove stiamo andando, dove vogliamo che vadano i nostri ragazzi, che identità vogliamo darci? Rimettersi in gioco, essere pronti ad abbandonare rassicuranti certezze per affrontare le incognite del cambiamento, ci sembra questa l’unica strada percorribile per una vera evoluzione del sistema scolastico.

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