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Implacabile Newsweek: l’istruzione italiana 34esima al mondo

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L’abilità media (tutt’altro che trascendentale) dei nostri studenti di fronte ai test Ocse-Pisa proposti negli ultimi anni la conosciamo da tempo. Sapere però che a livello mondiale il livello d’istruzione italiano viene relegato addirittura in 34esima posizione, fa un certo effetto. E non certo positivo. Ancor di più quando la nota rivista settimanale statunitense Newsweek ha pubblicato, il 17 agosto, l’elenco analitico mondiale dei Paesi che ci stanno davanti: leggendo la graduatoria, realizzata in collaborazione al premio Nobel Joseph E. Stiglitz, si riscontra al primo posto, confermatissima, la Finlandia. Poi però molti altri, prima di noi, che non ci saremmo francamente aspettati. Come Cuba, ma anche il Kazakistan. Ma anche realtà come quelle della Polonia, della Lituania e della Lettonia. Quasi inutile ricordare questi Paesi, in particolare quelli dell’Est, in quanto a portata economica complessiva nazionale e lavorativa non sono nemmeno lontanamente paragonabili al nostro. Eppure sul fronte della preparazione fornita agli studenti, alle generazioni che condurranno la nazione nei prossimi decenni, ci sono implacabilmente davanti.
Quali parametri siano stati utilizzati per arrivare a queste conclusioni non è stato reso pubblico. Avendo però appurato che la peggiore educazione al mondo è quella del Burkina Faso (il Paese in assoluto con il più alto tasso di povertà al mondo), possiamo pensare che in qualche modo la forza economica dei vari Paesi esaminati abbia la sua influenza.
E non possiamo riconsolarci nemmeno “sbirciando” su altri parametri nazionali: la qualità della vita, ad esempio, da tempo “orgoglio” del Belpaese ci vede posizionati solo al 20esimo posto. Per non parlare 22esimo riguardante l’ambiente politico: a precederci, in questo caso, sono la Spagna, la Repubblica Ceca e la Corea del Sud. Da sempre eravamo “padroni” incontrastati dell’arte culinaria? Ora neanche più quello. È la Spagna, secondo il settimanale, il migliore posto al mondo per la buonacucina. Forse è il caso che i cittadini italiani tornino a rimboccarsi le maniche. Come i loro padri e nonni. Ad iniziare dai decisori politici, che potrebbero cominciare ad elevare la percentuale di investimento nazionale in rapporto al Pil. Del resto, la crisi mondiale vale per tutti: anche per Cuba, il Kazakistan, la Polonia, la Lituania, la Lettonia…