Siamo in pieno Ramadan, mese sacro per i musulmani. Come ogni anno nascono polemiche in merito agli studenti di credo islamico a scuola. Giusto agevolarli visto che stanno in digiuno tutto il giorno? Giusto permettere loro di avere dei momenti per pregare? Come al solito, le polemiche sono innumerevoli.
Stavolta il caso è scoppiato in una scuola superiore di Firenze. Come riporta La Nazione, il dirigente scolastico ha deciso di permettere, a chi lo volesse, di pregare in un’aula della scuola dedicata. Apriti cielo.
Le europarlamentari leghiste Susanna Ceccardi e Silvia Sardone e il capogruppo in Palazzo Vecchio Guglielmo Mossuto parlano di “due pesi e due misure: la sinistra combatte per la laicità quando si tratta di rimuovere crocifissi e presepi, ma applaude quando un’aula pubblica diventa spazio confessionale islamico. Dietro la facciata dell’integrazione si nasconde una resa culturale e un inchino all’islamizzazione”.
Solidarietà della Flc Cgil al dirigente “attaccato per una scelta importante nei confronti di una parte dei propri studenti”. Sul caso è intervenuta anche la presidente della Commissione istruzione, formazione e lavoro del Comune di Firenze, Beatrice Barbieri: “Nelle nostre scuole, il rispetto di qualunque credo religioso rappresenta un pilastro fondamentale per costruire una società accogliente e coesa”.
Il presidente del quartiere 5 del PD Firenze Filippo Ferraro ha pubblicato un post su Facebook in cui ha illustrato quanto fatto dalla scuola:
“Riconoscimento, non concessione: è stato permesso agli studenti musulmani di indossare abiti tradizionali per l’inizio del Ramadan e individuato una piccola aula per chi, facoltativamente, desidera pregare.
Dalla strada all’identità: vedere ragazzi venire a scuola con orgoglio nei loro abiti tradizionali è una vittoria pedagogica. Significa che si sentono finalmente accettati per quello che sono.
Integrazione che somma: convivono i crocifissi (che nessuno ha mai pensato di toccare) e il rispetto per le fedi altrui. La nostra cultura non è così debole da temere un vestito colorato o un momento di preghiera in un’aula.
A chi urla al razzismo o alla sostituzione: le polemiche sono frutto di ignoranza. Mentre fuori 10 persone cercavano di creare divisioni (salvo poi scappare non appena è passata casualmente una volante), dentro la scuola i nostri ragazzi stavano imparando la lezione più importante: la convivenza.
Grazie ai docenti e, soprattutto, ai nostri studenti. Siete voi il futuro dell’Italia; quella vera, che non ha paura di conoscersi”.
Qualche giorno fa al centro dei riflettori ci sono stati un istituto di Genova e una circolare diffusa dalla dirigente scolastica.
Come riporta Adnkronos, la preside avrebbe inviato la circolare “Ramadan, accorgimenti”, con l’obiettivo di “garantire il benessere psicofisico delle studentesse e degli studenti e favorire un clima scolastico inclusivo”.
La circolare fornirebbe specifiche indicazioni sulla gestione della didattica in questo periodo. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Secolo XIX, il documento suggeriva di posticipare verifiche e interrogazioni dopo la prima settimana di digiuno per permettere agli studenti di adattarsi ai nuovi ritmi biologici, e di programmare tali prove preferibilmente nelle prime ore del mattino, quando la soglia di attenzione e le energie cognitive sono più elevate.
Veniva inoltre raccomandato di non fissare test valutativi in concomitanza con la veglia di preghiera del ventisettesimo giorno o per la festa di fine Ramadan. Infine, si invitavano i docenti di scienze motorie a valutare eventuali esoneri dalle lezioni pratiche.
Un gruppo di insegnanti avrebbe espresso forte preoccupazione per quella che è stata percepita come un’“intromissione della dirigente nell’organizzazione e nelle gestione delle lezioni”, segnalando formalmente la questione all’Ufficio Scolastico Regionale.
Il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, Antimo Ponticiello, è intervenuto tempestivamente chiedendo chiarimenti diretti alla preside, che ha diffuso una nota ufficiale, diffusa dal quotidiano genovese, volta a smorzare i toni della polemica.