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18.02.2026

Meno bambini, meno scuole: l’effetto silenzioso del calo demografico

La sensibilissima diminuzione delle nascite nel Vecchio Contenente ha effetti diretti sulla scuola e l’erogazione dei servizi assistenziali dirette alla popolazione. Classi, nelle aree rurali, sempre più scarse e sempre meno studenti iscritti. Ciò interessa anche i centri urbani più popolosi, creando di fatto un trend coerente con la gentrificazione delle aree urbane: i quartieri alla moda pullulano di coppie giovani e per diretta conseguenza di bambini e ragazzi, mentre i quartieri popolari e residenziali sono popolate da anziani o famiglie in difficoltà con limitata possibilità e supporto per crescere un figlio o una figlia. Tale dinamica offre un’istantanea molto realistica e si concretizza direttamente nell’offerta dei servizi di assistenza e di formazione; da una parte troviamo scuole ed istituti all’avanguardia, mentre nelle aree rurali o soggette ad un sensibile spopolamento la situazione è tragica: chiudono scuole e la presenza dello Stato si fa sempre più rara.

La gentrificazione dei centri urbani

Negli ultimi anni le aule di Londra, un tempo piene all’inverosimile, raccontano una storia diversa dal consueto: le iscrizioni scolastiche stanno precipitando più velocemente che altrove nel Regno Unito, con le scuole primarie della capitale che perdono studenti a un ritmo quasi doppio rispetto alla media inglese e i quartieri centrali — da Westminster a Lambeth — tra i più colpiti da questa fuga di famiglie per via dei costi elevatissimi di vita. I numeri parlano chiaro: negli ultimi cinque anni molte scuole hanno visto cali di iscritti tra l’8% e il 16% e, secondo analisi recenti, circa 90 scuole a Londra hanno già dovuto chiudere o fondersi per contrastare la diminuzione delle classi e dei fondi legati al numero di alunni. Tale dinamica si riflette direttamente sulla programmazione delle attività didattiche, degli investimenti e della movimentazione degli insegnanti tra gli istituti di riferimento, che restano sempre più vuoti.

I tagli

Con la diminuzione prevista nei prossimi quattro anni — tra cui un taglio della domanda di posti in Year 7 (secondaria) di oltre il 7% nelle aree centrali — i bilanci scolastici rischiano di perdere fino a 45 milioni di sterline di fondi, costringendo istituti a tagliare personale, restringere l’offerta didattica e ridurre attività extra-curricolari per «arrivare a regime». Questo fenomeno, alimentato da tassi di natalità in calo, costi abitativi insostenibili e spostamenti delle famiglie verso l’esterno della città, non è dunque più una minaccia futura: è già una realtà che rimodella il volto dell’istruzione pubblica londinese e non solo. Le aree rurali e remote del paese soffrono da decenni la penuria di servizi assistenziali e scolastici a seguito del calo demografico costante – parzialmente sospeso dall’arrivo di migranti anglofoni nelle aree di riferimento (Scozia e Galles, Irlanda del Nord) – e vedono l’arrivo dei tagli governativi, coerenti con l’utenza, come un colpo di grazia alla tenuta sociale ed economica delle campagne.

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