Breaking News
19.09.2025

Indicazioni Nazionali, il suggerimento a Valditara dalla rivista del CIDI: “Caro Ministro, si ripresenti al prossimo appello”

Se fosse una pièce teatrale, il parere formulato dal Consiglio di Stato nella seduta del 9 settembre e reso pubblico il 17 si potrebbe definire una “stroncatura”. Non tanto per i toni, quanto per la nettezza dell’analisi: nessuna indulgenza, nessun incoraggiamento. Un giudizio sospeso, certo, ma intriso di rilievi che colpiscono nel segno.
E’ questa, in sintesi, la posizione che emerge da un intervento a firma di Simonetta Fasoli pubblicato in queste ore su Insegnare, la rivista del CIDI (Centro di Iniziativa Democratica Insegnanti).

Un’operazione dal fondamento fragile

Il primo punto critico – sostiene Fasoli – riguarda il processo che ha condotto alla stesura delle nuove Indicazioni. Nei documenti ministeriali, i riferimenti agli atti dell’Unione europea appaiono incompleti e inadeguati. Il Consiglio chiede integrazioni sostanziali, per dimostrare la coerenza del nuovo testo con il quadro normativo comunitario. In assenza di questo chiarimento, vacilla il fondamento culturale e giuridico dell’intera operazione.

Il parere del Consiglio solleva poi la questione, già denunciata da molti osservatori, della reale disponibilità di risorse per raggiungere gli obiettivi annunciati. Non basta disegnare un progetto ambizioso se non si indica come finanziarlo: la discrepanza tra intenzioni e mezzi rischia di rendere il tutto velleitario.

Servono davvero nuove Indicazioni?

Un nodo ancora più rilevante – sottolinea Insegnare – riguarda l’opportunità stessa di sostituire le Indicazioni nazionali del 2012 e del 2018. Il Consiglio mette in discussione le motivazioni addotte dal ministero, giudicandole vaghe e prive di evidenze misurabili. In altre parole: quale urgenza reale giustifica l’abbandono di un impianto già consolidato? È la stessa domanda che il mondo della scuola, dell’università e delle associazioni professionali ha posto negli ultimi mesi, senza ricevere risposta.

Il lessico dell’ambizione (e dell’ironia)

In più punti – secondo Fasoli – il documento lascia intravedere una sottile ironia. Emblematica l’osservazione sulla formula ministeriale secondo cui le nuove Indicazioni mirerebbero alla “rigenerazione del paradigma formativo che sottende la scuola costituzionale”. Parole altisonanti, commenta il Consiglio, ma prive di concreti riscontri. Se il quadro costituzionale resta invariato, quali parti delle Indicazioni vigenti sarebbero incoerenti con tale “rigenerazione”?

Non un passaggio rituale

Secondo Fasoli, il testo del Consiglio di Stato non si limita a rilievi formali: è un intervento di sostanza, che tocca le finalità politico-culturali dell’operazione ministeriale. E lo fa con chiarezza: serve una rinnovata analisi di impatto della regolazione, accompagnata da una riscrittura coerente delle parti effettivamente necessarie. Senza questo lavoro preliminare, il parere non può essere espresso.
La conclusione del documento è inequivoca: “sospende l’espressione del parere, nelle more degli adempimenti di cui in motivazione”. Non è una bocciatura definitiva, ma una pietra di inciampo istituzionale che rimette in discussione l’intero percorso. Per il mondo della scuola e della cultura è un segnale forte: la partita è tutt’altro che chiusa, e la mobilitazione trova nuove ragioni per proseguire.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate

I nostri Corsi