“Secondo i dati diffusi da Save the Children, il 55,9% degli studenti ha scelto un liceo, il 30,8% un istituto tecnico e il 13,3% un istituto professionale. In dieci anni i licei hanno acquisito oltre centomila studenti, mentre l’area professionale ne ha persi circa 103 mila e quella tecnica è rimasta sostanzialmente stabile”. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani fa il punto sui dati delle iscrizioni per l’anno scolastico 2026/27, evidenziando l’importanza delle scelte degli studenti e delle politiche di orientamento. “Le marcate differenze territoriali e di genere“, scrive infatti il CNDDU, “suggeriscono che le scelte non dipendano soltanto dalle preferenze individuali, ma anche dall’offerta disponibile e dalle modalità con cui i diversi percorsi vengono presentati agli studenti e alle famiglie“.
“In questo quadro desta particolare interesse la situazione del Liceo del Made in Italy“, osserva il Coordinamento, “istituito dall’articolo 18 della legge n. 206/2023 e disciplinato dal D.P.R. n. 222/2024, che attribuisce alle scienze giuridiche ed economiche un ruolo qualificante. Al Coordinamento sono pervenute numerose segnalazioni informali da parte di docenti della classe di concorso A-46 – Scienze giuridico-economiche, secondo le quali, in alcune scuole, tali professionalità non sarebbero adeguatamente coinvolte nelle attività di orientamento del Liceo del Made in Italy. In determinate realtà la presentazione dell’indirizzo sarebbe affidata prevalentemente a docenti di altre discipline e viene segnalata una limitata attenzione alla sua valorizzazione e al suo consolidamento”.
Il CNDDU sottolinea che non intende trasformare segnalazioni in fatti accertati. “Proprio per questo ritiene necessario verificarle”, prosegue la nota. “Se risultassero infondate, sarà opportuno chiarirlo; se invece trovassero riscontro, sarebbe difficile considerare irrilevante l’eventuale marginalizzazione dei docenti delle discipline che lo stesso ordinamento individua come caratterizzanti del percorso“. L’associazione evidenzia un’apparente contraddizione. “Ogni anno decine di migliaia di studenti scelgono corsi universitari dell’area economica e giuridica, anche provenendo da percorsi secondari nei quali tali discipline non hanno una presenza curricolare comparabile a quella prevista nel Liceo del Made in Italy. Risulta quindi opportuno comprendere perché una domanda formativa così consistente emerga all’università mentre un liceo caratterizzato anche dalle scienze economiche e giuridiche incontri, in diverse realtà, difficoltà nel raggiungere iscrizioni sufficienti alla formazione delle classi. Il dato non dimostra l’esistenza di anomalie, ma evidenzia un possibile disallineamento”.
“In tale contesto assume rilievo anche il ruolo della dirigenza scolastica”, sottolineano ancora dal Coordinamento. “L’articolo 25 del decreto legislativo n. 165/2001 attribuisce al dirigente la gestione unitaria dell’istituzione e la responsabilità della gestione delle risorse e dei risultati del servizio, nel rispetto delle competenze degli organi collegiali. Non si può naturalmente attribuire a un dirigente la responsabilità del numero delle iscrizioni, che dipende da molteplici fattori; è però legittimo verificare come siano state organizzate le attività di orientamento, valorizzate le professionalità disponibili e create le condizioni per la buona riuscita e il consolidamento di un nuovo indirizzo”.
Per queste ragioni il CNDDU “chiede con forza al Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso un accertamento sulle modalità con cui le scuole interessate hanno concretamente organizzato, presentato e valorizzato il Liceo del Made in Italy, con particolare riferimento alle attività di orientamento e al coinvolgimento dei docenti A-46. La richiesta è coerente con l’articolo 18, comma 6, della legge n. 206/2023, che già prevede un tavolo nazionale per il monitoraggio e la valutazione del percorso. È quindi il momento di utilizzare gli strumenti previsti dall’ordinamento per verificare non soltanto quante classi siano state formate, ma anche come abbiano operato le istituzioni scolastiche interessate“.
“È giunto il momento della verifica dei risultati e, ove ne ricorrano i presupposti, delle responsabilità”, ribadisce l’organizzazione. “Qualora emergessero modalità di orientamento inadeguate, carenze organizzative o una sistematica e ingiustificata marginalizzazione dei docenti A-46, sarà necessario accertare le responsabilità riconducibili ai diversi livelli decisionali e assumere le conseguenti determinazioni previste dall’ordinamento, compresa la valutazione di eventuali profili di responsabilità dirigenziale ove risultino specifiche decisioni od omissioni. La condizione professionale della classe A-46 rende la questione ancora più rilevante. Non si chiedono privilegi, ma coerenza tra le scelte normative e la loro concreta attuazione: se l’ordinamento attribuisce alle discipline giuridiche ed economiche un ruolo qualificante nel Liceo del Made in Italy, non sarebbe comprensibile che le professionalità chiamate a insegnarle risultassero marginali proprio nella fase dell’orientamento“.
Il CNDDU chiede quindi dati e verifiche per comprendere “perché alcune scuole riescano a formare e consolidare le classi del Liceo del Made in Italy mentre altre non vi riescano, accertare come sia stato realizzato l’orientamento e verificare l’effettivo coinvolgimento dei docenti A-46. Se le segnalazioni non troveranno riscontro, sarà corretto riconoscerlo; se invece saranno accertate criticità e responsabilità, sarà necessario intervenire secondo quanto previsto dall’ordinamento. Il buon esito di una riforma”, conclude il coordinamento, “non dipende soltanto dalla norma che la istituisce, ma anche dalla qualità della sua concreta attuazione”.