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02.09.2026

Nuova ondata di calore nei giorni di rientro in classe, Serafini (Snals): il nodo non è la data d’avvio delle lezioni, ma le scuole con infissi vecchi e prive di raffrescamento

Si allarga il dibattito sulla data di avvio delle lezioni dell’anno scolastico 2026/27: il problema è che da venerdì 4 settembre è attesa una nuova ondata di calore, con le temperature che potrebbero raggiungere fino a 10 gradi in più della media del periodo, confermando così fino all’ultimo la calura record dell’estate del 2026. Addetti ai lavori, ma anche alunni e famiglie (alcune mamme hanno avviato una petizione on line) non nascondono la preoccupazione. C’è chi propone, come la Flc-Cgil e l’Anief di posticipare il ritorno sui banchi, anche se c’è da considerare che poi si dovrebbe fare altrettanto con la fine delle lezioni che rischierebbe di arrivare a fine giugno. Secondo Elvira Serafini, segretaria generale dello Snals-Confsal, però il vero nodo della questione non è quello temporale.

“Le scuole dovrebbero funzionare anche in condizioni climatiche difficili”

“Il tema del rientro posticipato per il caldo – ha detto all’Ansa la sindacalista autonoma – va affrontato con realismo: il problema non è la data, ma le condizioni strutturali delle scuole, spesso inadatte a gestire temperature estreme”.

“Il posticipo – ha sottolineato – potrebbe essere una misura emergenziale, ma non può sostituire ciò che davvero serve: scuole in grado di funzionare anche in condizioni climatiche difficili”.

“Aule surriscaldate, infissi vecchi e assenza di climatizzazione”

Secondo Serafini, purtroppo la realtà è che oggi alunni e docenti devono stare diverse ore al giorno in “aule surriscaldate, infissi vecchi e assenza di climatizzazione”: in un ambiente di questo genere, in scuole che per il 60 per cento sono state costruite almeno mezzo secolo fa, “non si garantisce né sicurezza né benessere”.

La numero uno dello Snals-Confsal ritiene, quindi, che servano “interventi strutturali e coordinati anche a livello regionale” quindi con il contributo degli Enti locali, “con piani di adattamento climatico, soluzioni di raffrescamento, ombreggiamenti e una gestione più flessibile degli ambienti”.

La situazione rimane difficile

Fatto sta che ad oggi la situazione è questa: si rientrerà in classe, dunque, in condizioni oggettivamente tutt’altro che favorevoli. Soprattutto perché oltre il 95 per cento degli istituti scolastici continua a rimanere sprovvisto di condizionatori d’aria nelle aule dove si fa lezione. E poco (purtroppo) potranno servire i 20 milioni di euro stanziati in queste ore dal ministero dell’Istruzione.

Per oltre 7 milioni di alunni e circa 900 mila insegnanti, ma anche per il personale Ata, si prevedono dunque giornate tutt’altro che facili.

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