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Aggiornato il 28.11.2025
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Intelligenza artificiale a scuola: la priorità è la formazione dei docenti [INTERVISTA]

Nell’ambito del “Memorial Beatrice Cerini” sul tema “L’intelligenza artificiale a scuola, tra sfide e opportunità per la didattica” svoltosi nei giorni scorsi presso l’Aula Magna Icaro del Liceo Classico “G. B. Morgagni” di Forlì abbiamo avuto modo di parlare il prof. Gabriele Benassi del Liceo Galvani di Bologna, componente dell’ équipe formativa territoriale USR Emilia- Romagna – Servizio Marconi TSI

Professore, lei definisce la formazione dei docenti una “priorità strategica irrinunciabile” per superare l’attuale “disomogeneità”. Quali sono i pilastri formativi che le Linee Guida MIM indicano per raggiungere una copertura formativa efficace?

La prima responsabilità della scuola è sviluppare una vera alfabetizzazione all’intelligenza artificiale. La formazione non deve limitarsi a capire “come funziona” tecnicamente. È cruciale che i docenti costruiscano una competenza critica sui limiti dell’IA, sui bias algoritmici, sul rapporto con le fonti e sulle implicazioni etiche. Per questo, la formazione dei docenti – oggi ancora disomogenea – diventa una priorità strategica irrinunciabile. Senza una guida autorevole, gli studenti che già utilizzano quotidianamente questi strumenti rischiano di farne un uso superficiale o scorretto.

Sul piano della Governance condivisa, le Linee Guida insistono sul coinvolgimento di tutta la comunità scolastica nelle decisioni sull’adozione degli strumenti. Quali meccanismi operativi sono previsti per rendere questo processo decisionale “partecipato”?

Le decisioni sull’adozione degli strumenti devono coinvolgere tutta la comunità scolastica in un processo partecipato. È una responsabilità che non può essere delegata, ma va condivisa. Sul piano operativo, le Linee Guida delineano un percorso articolato in cinque fasi – dall’analisi dei bisogni alla sperimentazione controllata – supportato da formazione continua, monitoraggio e una piattaforma nazionale dedicata.

Le Linee Guida sono chiare su ciò che non è lecito: valutazioni automatizzate, riconoscimento emotivo e sorveglianza invasiva. Come vengono tutelati gli studenti e garantito che i principi etici siano rispettati?

Le Linee Guida insistono sulla vigilanza etica. I dati degli studenti devono essere rigorosamente tutelati; gli algoritmi devono garantire trasparenza e non produrre discriminazioni. Le indicazioni su ciò che non è lecito – come le valutazioni automatizzate, il riconoscimento emotivo e la sorveglianza invasiva – sono altrettanto chiare e rappresentano un limite invalicabile per l’adozione degli strumenti.

Un obiettivo è l’efficienza organizzativa, per ridurre il carico burocratico. Qual è lo scopo primario di questa integrazione dell’IA?

Uno degli scopi primari è ridurre il carico burocratico per liberare tempo prezioso da dedicare alla relazione educativa e alla didattica. Questo è uno dei tre pilastri di integrazione individuati, assieme alla personalizzazione/inclusione e alla creatività didattica.

Lei parla di alfabetizzazione critica. Come deve evolvere l’insegnamento per costruire questa competenza critica sui limiti e sui bias algoritmici?

L’alfabetizzazione critica non è solo capire come funziona tecnicamente l’IA, ma costruire competenza sui suoi limiti, sui bias algoritmici, sul rapporto con le fonti e sulle implicazioni etiche. La scuola deve diventare il luogo in cui impariamo a usare l’IA bene, con responsabilità e spirito critico. Ciò richiede che dirigenti e docenti esercitino una leadership che accompagni l’innovazione.

Il ruolo dell’insegnante è ribadito come centrale e insostituibile. Data la capacità dell’IA di offrire feedback immediati e produrre materiali accessibili (Personalizzazione e Inclusione), come deve evolvere concretamente il ruolo del docente per mantenere la sua centralità pedagogica?

Il principio fondamentale è che l’IA affianca, non sostituisce. L’IA offre supporto per adattare le attività ai bisogni, dare feedback e produrre materiali accessibili. Il docente mantiene la regia pedagogica. Di conseguenza, le pratiche valutative e progettuali dovranno evolvere, privilegiando attività autentiche, interazioni orali e dialogo educativo continuo.

Riguardo alla Valutazione, si indica che le pratiche dovranno evolvere, privilegiando le attività autentiche. Quali sono le implicazioni di questa direttiva per la progettazione didattica in un contesto di facile accesso a strumenti di generazione di contenuti?

L’evoluzione è necessaria proprio perché gli studenti utilizzano generatori di testi e immagini. La progettazione e la valutazione dovranno concentrarsi su ciò che è autentico, valorizzando le interazioni orali e il dialogo educativo continuo, elementi che superano la mera produzione automatica di contenuti. In sostanza, si tratta di rendere la scuola il laboratorio di un’intelligenza artificiale davvero al servizio della persona.

Il concetto di “abitare l’IA” la riconosce non solo come uno strumento, ma come un ambiente culturale. Cosa implica questo per la responsabilità etica e la partecipazione comunitaria?

“Abitare l’IA” implica insistere su vigilanza etica, partecipazione comunitaria e leadership educativa consapevole. È la terza prospettiva, che invita a riconoscere che l’IA è un ambiente culturale in cui già viviamo. La responsabilità etica va condivisa: significa garantire che gli algoritmi non producano discriminazioni e che i dati siano tutelati.

Infine, la Creatività didattica prevede l’uso di IA per generare schemi o esercizi. Come si assicura che il docente mantenga la regia pedagogica e non ceda a un uso superficiale dello strumento?

L’approccio ribadisce un principio fondamentale: il ruolo dell’insegnante rimane centrale e insostituibile. L’IA offre supporto che genera spunti o contenuti, ma sempre sotto la regia pedagogica del docente. La sfida è affrontare l’IA con metodo e consapevolezza, esercitando una leadership che accompagni l’innovazione senza cedere né alla passività né all’entusiasmo ingenuo.

La sfida, dunque, è aperta e si articola nelle tre azioni complementari che Benassi ha delineato: conoscere, utilizzare e abitare l’IA.

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