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03.12.2025

Italia penultima in UE per percentuale di laureati, ma si riduce il divario occupazionale Nord-Sud: dati ISTAT

Il report ISTAT dal titolo “Livelli di istruzione e ritorni occupazionali“, basato sulla rilevazione delle forze di lavoro condotta nel 2024, ha diffuso i principali risultati sui livelli di istruzione della popolazione e sui rispettivi ritorni occupazionali. Lo studio fornisce una lettura integrata delle dinamiche dell’offerta e della domanda di capitale umano sul mercato del lavoro italiano.

Il vantaggio occupazionale della laurea, pur in calo, rimane molto elevato

Nel 2024, il tasso di occupazione complessivo per la fascia d’età 25-64 anni si attesta al 70,1%. L’istruzione continua a offrire un chiaro vantaggio occupazionale, poiché la quota di occupati aumenta in maniera evidente al crescere del titolo di studio conseguito.

Tra i 25-64enni, il tasso di occupazione raggiunge l’84,7% tra coloro che possiedono un titolo terziario. Questo valore è superiore di 10,7 punti percentuali rispetto a chi ha un titolo secondario superiore (74,0%) e di 29,7 punti rispetto a chi ha al più un titolo secondario inferiore (55,0%).

Il tasso di disoccupazione dei laureati (3,2%) è inoltre significativamente più basso di quello dei diplomati (5,3%) e di coloro che hanno al più un titolo secondario inferiore (9,1%). Nonostante le differenze per titolo di studio si siano ridotte leggermente tra il 2023 e il 2024, il vantaggio occupazionale della laurea, pur in calo, rimane molto elevato.

L’aumento complessivo di 1 punto del tasso di occupazione tra il 2023 e il 2024 è stato trainato dall’aumento di +0,9 punti per chi ha al più il titolo secondario inferiore, +0,7 punti per i titoli secondari superiori e +0,4 punti per i titoli di studio terziari.

Neo-diplomati e neo-laureati: cresce l’accesso al lavoro

Si osserva un miglioramento nell’inserimento nel mercato del lavoro per i giovani che hanno concluso il percorso di formazione (titolo conseguito da almeno un anno e da non più di tre anni). Il tasso di occupazione dei neo diplomati 20-34enni è salito al 60,6% (+0,9 punti rispetto al 2023), mentre quello dei neo laureati ha raggiunto il 77,3% (+1,9 punti).

In generale, diminuisce anche la quota di lavoratori a termine tra i 25-64enni, passando dal 13,6% nel 2023 al 12,6% nel 2024. Il calo è particolarmente marcato tra i giovani (25-34 anni), con una riduzione di 2,5 punti, e si riscontra per qualsiasi titolo di studio.

Divari territoriali in diminuzione

Il divario territoriale Nord-Mezzogiorno nel tasso di occupazione dei laureati continua la sua diminuzione, confermando una tendenza registrata negli anni recenti.

Per la fascia 25-64 anni, la distanza occupazionale tra Nord e Sud si attesta a 11,0 punti (88,3% e 77,3% i rispettivi tassi), inferiore agli 11,9 punti del 2023 e ai 15,7 punti del 2018. Tra i 30-34enni, il gap è più elevato (17,8 punti, con tassi del 91,1% e 73,3%), ma è anch’esso in calo rispetto ai 19,8 punti del 2023 e ai 26,5 punti del 2018.

I divari occupazionali territoriali si stanno riducendo per tutti i titoli di studio. Nel Mezzogiorno, i tassi di occupazione (rispettivamente 41,9%, 61,1% e 77,3% per bassi, medi e alti titoli di studio) hanno registrato un incremento più sostenuto nel 2024, e i tassi di disoccupazione (rispettivamente 15,9%, 10,1% e 5,1%) un calo maggiore, indipendentemente dal livello di istruzione.

Nonostante la flessione, i differenziali Nord-Mezzogiorno rimangono notevoli: nel Mezzogiorno, i tassi di occupazione per i titoli terziari sono inferiori di 11,0 punti rispetto al Nord, mentre i tassi di disoccupazione sono superiori di 2,6 punti.

Istruzione terziaria: l’Italia resta fanale di coda in Europa

In Italia, il diploma è considerato il livello minimo indispensabile per partecipare al mercato del lavoro con potenziali opportunità di crescita professionale. Nel 2024, il 44,4% dei 25-64enni ha un titolo di studio secondario superiore, una quota in linea con la media Ue27. Questa percentuale è superiore a quella di Francia (40,6%) e Spagna (22,9%), ma inferiore alla Germania (49,9%).

Se la quota di diplomati è in linea con l’Europa, quella di chi ha conseguito un titolo di studio terziario (laurea o equivalente, 22,3%) è decisamente più bassa rispetto alla media Ue27 (36,1%). Poiché la crescita dei laureati in Italia tra il 2023 e il 2024 (+0,7 punti) è stata inferiore alla media Ue27 (+1,0 punti), il differenziale non si è ridotto. L’Italia si conferma al penultimo posto nella graduatoria dei Paesi (dopo la Romania) per titoli terziari, con una quota pari a circa la metà di quella registrata in Francia (43,4%) e Spagna (42,0%).

Inoltre, sebbene il tasso di occupazione dei laureati italiani sia dell’84,7%, le opportunità occupazionali per chi raggiunge un titolo terziario nel Paese rimangono inferiori alla media europea: il tasso di occupazione dei laureati nell’Ue27 (87,8%) è superiore a quello italiano di 3,1 punti.

Donne: più istruite, ma meno occupate

Le donne in Italia si confermano più istruite degli uomini. Nel 2024, il 69,4% delle donne 25-64enni possiede almeno un diploma o una qualifica (+1,4 punti rispetto al 2023), contro il 64,0% degli uomini (+1,1 punti). Per quanto riguarda il titolo terziario, le donne raggiungono il 25,9% (+1,0 punti), superando di gran lunga gli uomini (18,7%, +0,4 punti). Questi differenziali di genere a favore delle donne sono in aumento e risultano più marcati rispetto alla media Ue27.

Tuttavia, nonostante la maggiore istruzione, le donne rimangono meno occupate: tra i 25-64enni, il tasso di occupazione femminile (60,1%) è 20 punti inferiore a quello maschile (80,1%). Questo divario occupazionale è pari a 7,2 punti per i titoli alti.

I differenziali occupazionali di genere hanno registrato un lieve calo (-0,9 punti) solo tra le diplomate. Questo è dovuto a un aumento occupazionale superiore registrato dalle donne con diploma rispetto alle altre categorie. Il confronto con l’Europa evidenzia che, pur riducendosi al crescere del livello di istruzione, le donne in Italia subiscono un forte svantaggio occupazionale. La differenza con l’Ue si riduce nel 2024 specificamente per le diplomate, il cui incremento del tasso di occupazione è stato superiore a quello delle omologhe europee.

Il paradosso degli stranieri: occupazione alta per bassi titoli, in calo per i laureati

Nel 2024, si registra un andamento contrastante nell’occupazione degli stranieri a seconda del titolo di studio.

Gli stranieri che possiedono al più un titolo secondario inferiore mostrano un tasso di occupazione superiore a quello degli italiani (65,0% contro 53,2%), un divario amplificato da un aumento più sostenuto rispetto al 2023 (+1,3 punti verso +0,7 punti).

Per chi ha un titolo secondario superiore, il tasso di occupazione per gli stranieri (69,9%) rimane inferiore a quello degli italiani (74,5%), ma l’aumento (+1,4 punti verso +0,6 punti) è stato più marcato tra gli stranieri.

L’anomalia si riscontra tra i laureati: il tasso di occupazione tra gli stranieri laureati diminuisce di 0,6 punti nel 2024, attestandosi al 69,0%. Questo calo si verifica a fronte di un aumento di 0,4 punti tra gli italiani laureati (il cui tasso raggiunge l’85,7%). Il tasso di occupazione degli stranieri laureati (69,0%) risulta inaspettatamente inferiore persino a quello degli stranieri diplomati (69,9%).

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