Il più grande salone italiano dedicato alla scuola e alla formazione, JOB&Orienta 2025, ha chiuso con il “botto”: nell’ultimo giorno della manifestazione di Verona, sabato 29 novembre, è intervenuto il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
Sul palco del convegno “Conoscere la filiera formativa tecnologico-professionale (4+2): un nuovo percorso di studi per il futuro dei giovani”, il titolare del Mim ha tracciato un bilancio che definisce “estremamente positivo”, per il modello 4+2, destinato a diventare ordinamentale dal prossimo anno scolastico.
Le sue parole si inseriscono in un momento in cui la scuola italiana affronta trasformazioni profonde, tra carenza di tecnici, richiesta crescente da parte delle imprese e la necessità, sempre più urgente, di ridurre il disallineamento tra formazione e lavoro.
A sentire il Ministro, il 4+2, quattro anni per il diploma tecnico-professionale e due anni negli ITS Academy, non ha semplicemente “preso piede”, ma ha registrato un vero e proprio boom. Secondo i dati presentati dal Ministero, le iscrizioni in due anni sono aumentate del 230%, come sono triplicati gli iscritti al primo anno rispetto al 2024/2025 ed è stato registrato un aumento del 51% scuole aderenti al progetto scolastico.
In Veneto raddoppiano gli Its
Tra le regioni più attive non poteva che risultare il Veneto, terra particolarmente ricca di aziende, che ha raddoppiato in due anni le sperimentazioni 4+2, passando da 5 a 10 scuole, con 249 studenti iscritti ai percorsi.
A supporto di questo trend, anche dati esterni confermano la crescita: secondo l’Ansa, oltre 6.200 studenti si erano già iscritti al primo anno dei percorsi 4+2 entro febbraio 2025.
Un incremento che segna un cambiamento culturale importante: almeno una parte di studenti e famiglie, sembra guardare con crescente interesse ai percorsi più tecnici e professionalizzanti, che danno alte possibilità di impiego post diploma specializzante.
Il 4+2 non accorcia semplicemente la scuola: la ridisegna
La riforma, divenuta legge nell’agosto 2024, prevede reti territoriali coordinate tra: istituti tecnici e professionali, centri di formazione professionale, percorsi IFTS, ITS Academy.
Un recente approfondimento di Rai Scuola definisce il modello come “una filiera capace di integrare didattica innovativa, laboratori e collaborazione diretta con le imprese”.
Sempre a Verona, il ministro ha anche ricordato che quasi la metà delle qualifiche richieste dalle imprese, entro il 2027, rischia di rimanere scoperta.
Una previsione che trova eco nei report delle associazioni industriali e negli osservatori sul mercato del lavoro, che da anni denunciano lo squilibrio tra domanda e offerta di tecnici qualificati.
Valditara ha anche insistito molto sulla necessità di un orientamento più chiaro e supportato, ricordando la lettera inviata dal Ministero alle scuole e alle famiglie per spiegare percorsi e prospettive occupazionali.
In effetti, i dati ministerialimostrano che negli ultimi anni il 25-30% degli studenti hanno cambiato indirizzo entro il secondo anno, segno che molte scelte vengono fatte senza una reale comprensione delle opportunità offerte dai percorsi.
Nonostante l’entusiasmo, gli esperti invitano alla prudenza
Uno dei nodi principali riguarda la tenuta del biennio ITS: oggi gli ITS Academy, sempre in crescita, contano circa 20.000 iscritti in tutta Italia, ha scritto l’Ansa, una cifra decisamente limitata rispetto al milione di studenti degli istituti tecnici e professionali.
Inoltre, c’è il rischio fondato che il 4+2 funzioni soprattutto nei territori dove ITS e imprese sono già forti – come Veneto, Lombardia, Piemonte -, lasciando indietro le aree in cui i collegamenti scuola-lavoro risultato deboli.
Un tema cruciale è quello degli organici: servono docenti con competenze tecniche aggiornate, laboratori attrezzati e più ore di formazione in azienda. Gli ideatori del modello professionalizzante, sono convinti che senza questo investimento strutturale la riforma rischia di rimanere una promessa incompiuta.
In conclusione, certamente si può anche dire che JOB&Orienta 2025 si chiude con la sensazione che il modello 4+2 abbia aperto una nuova strada.
Le famiglie lo guardano con maggiore interesse, le scuole iniziano a crederci, le imprese lo chiedono.
Ma i numeri, gli esperti e i territori ricordano una cosa semplice: le riforme funzionano solo se trovano il terreno giusto, i mezzi adeguati e il tempo necessario per crescere: solo così si potrà pensare ad introdurre la filiera tecnica moderna e connessa all’economia reale.
Se riuscirà, il 4+2 non sarà solo una sigla, ma una delle trasformazioni più importanti della scuola italiana degli ultimi decenni.