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L’educazione senza relazione è mera trasmissione di sapere

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L’educazione al di fuori della relazione si riduce alla mera trasmissione di sapere. La scuola è un mondo costituito dall’intrecciarsi di molte relazioni: tra compagni e compagne di classe, tra insegnanti e alunni, tra dirigenti, personale docente e non docente, famiglie.
La molteplicità di persone e di relazioni affettive che agiscono all’interno delle istituzioni scolastiche e in famiglia comporta la necessità di un’adozione consapevole di modelli educativi, competenze comunicative e di tecniche che accrescano l’effettiva possibilità di comunicazione e di gestione dei conflitti.
E’ molto facile che all’interno delle istituzioni scolastiche si sviluppino situazioni conflittuali, in particolar modo per disaccordi fra colleghi, incomprensioni e fraintendimenti fra docenti e genitori riguardanti il rendimento.
Per i bambini le liti con gli amici, gli insegnanti, i genitori, possono connotarsi di una decisa risonanza emotiva che gioca un ruolo importante nello sviluppo. Il conflitto, banale o importante, comporta emozioni e sentimenti, a volte ingombranti e destabilizzanti. Le relazioni tra bambini e insegnanti svolgono un ruolo fondamentale per lo sviluppo della personalità e delle competenze scolastiche. Esse rivestono un’importanza fondamentale, non solo sul piano umano, ma anche nello sviluppo di abilità sociali con i compagni, scolastiche come l’attenzione, la motivazione, l’autostima, e inoltre nello sviluppo emotivo e dell’autoregolazione.
La relazione tra insegnante e alunno si caratterizza come un rapporto che assume una propria specifica finalità nell’educazione e nell’apprendimento, nella crescita armoniosa e nello sviluppo della dimensione valoriale e metacognitiva della persona, in una dimensione comunicativa di reciproca interdipendenza e condivisione. “L’essere umano è un essere sociale, predisposto all’interazione con gli altri e all’attaccamento con membri significativi della propria specie. Il bambino fin dalla nascita incomincia a proiettarsi verso l’esterno, privilegiando nel mondo degli oggetti il volto umano; fin dalla nascita è dotato di abilità che gli consentono di porsi in relazione con le persone. Si dimostra coinvolto, desidera esserci, assumere un proprio ruolo: è motivato a capire gli altri, a coglierne le interazioni, le emozioni, le proibizioni, le usanze per divenire un membro della società”.
1) Abbiamo visto che ogni essere umano ha un imprescindibile bisogno di nutrirsi di relazioni e che la scuola rappresenta, insieme alla famiglia, un contesto privilegiato di crescita. La nostra scelta di fondo è porci in un’ottica di comunicazione e quindi di ascolto dell’altro. Siamo separati dalla natura e dagli animali. Siamo separati dalla società e dalle altre persone. L’essenza della relazione è il dialogo, il dialogo è più di una normale conversazione. Il suo scopo è capirsi – non solo condividere le rispettive visioni, cosa che ridurrebbe lo scambio a un semplice passaggio d’informazioni. In un dialogo abbiamo la responsabilità di essere presenti e di arricchirci l’un l’altro. Ma questo genere di comunicazione non è naturale per gli esseri umani, che sono fondamentalmente egoisti ed egocentrici. Ciò rende particolarmente difficile dialogare, soprattutto in una cultura che parla e che insegna; la comunicazione è più facile in una cultura che ascolta e che impara. Quindi, per essere in grado di condurre un dialogo, dobbiamo a volte sviluppare le nostre capacità.
2) “La pazienza è una qualità necessaria, ma non è questo l’aspetto più difficile; ciò che può rivelarsi più arduo da sviluppare è un’attitudine appropriata: una profonda consapevolezza degli altri. È questa che ci permette di creare una vera armonia. Che cosa fare per stare bene insieme a scuola? Riprendendo un proverbio dell’Africa sahariana ‘se vuoi sapere qualcosa, chiedilo ai bambini’. Rivolgiamo queste domande a loro!