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L’emergenza educativa

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Quello che sta accadendo nella cronaca napoletana e non, casi di bullismo sempre più diffusi contro i coetanei o i più deboli, vandalismo dei giovani verso le cose, maleducazione e violenza verso le persone anche adulte, tralasciando il fenomeno della criminalità che merita ben altra analisi (Saviano è un esperto di questo campo),si può chiamare con un solo nome: “emergenza educativa”.

Sono d’accordo con lo psichiatra Paolo Crepet sull’analisi che ha fatto su Repubblica di Napoli del 29/11 , parlando dell’ultimo episodio di bullismo avvenuto a Napoli (un sedicenne picchiato da un branco di 10 minorenni a Piazza Plebiscito piena di turisti alle ore 18,30)dei genitori inesistenti. Siamo passati dall’autoritarismo al permissivismo e non ci sono più regole. I nostri figli sono stati viziati e sono frustrati perché non possono esaudire tutti i loro desideri. Dalla frustrazione deriva la violenza- ci spiega Crepet.

Che la vita sia fatta anche di sacrificio, di lavoro, loro che spesso sono disoccupati ( e qui la colpa non è la loro), non passa nemmeno per l’anticamera del cervello. I giovani oggi hanno una libertà che noi ci sognavamo ai nostri tempi: uscire tutta la notte e non solo il sabato, fare sesso con il partner o la partner nella propria camera anche in presenza dei genitori in casa…E non sono un moralista!

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Lo scopo principale è divertirsi, anche a costo di far male a se stessi con la droga, con l’alcool, con l’alta velocità. La società dei giovani senza lavoro, dei vecchi che non possono andare in pensione grazie ad Elsa Fornero e che non possono quindi lasciare il posto ai giovani, certo non dà alternative costruttive a questi giovani. Intendiamoci, ci sono anche i bravi ragazzi e le brave ragazze, quelli che studiano sodo, quelli che con tenacia ce l’hanno fatta a trovare un lavoro, ma stiamo parlando della condizione della maggioranza dei giovani.

Conclude Crepet: “Non esiste più l’adulto che mette a posto il manesco: l’autorevolezza degli adulti, confusa con l’autoritarismo, è morta, e da decenni non la si declina più, nelle scuole come nelle famiglie. Ecco: scuola e famiglia non sono più roccaforti morali.  ”

Il problema – me lo lasci dire da dirigente scolastico l’emerito psichiatra- è che la famiglia in quanto ente morale non esiste più.  I genitori, quando ci sono e non sono separati o sono assenti, danno ragione sempre ai loro figli, anche quando hanno torto, anche quando sbagliano. E’ diventata una lotta, un corpo a corpo, contestare da parte di un preside, di un docente, la colpa di un ragazzo: per i genitori non è stato lui o al massimo è stato istigato da altri. Ecco che la cronaca ci rimanda anche casi di presidi e docenti picchiati dai genitori.

La scuola, in questo modo, non è messa in condizione di poter rieducare, sì perché di questo si tratta, rispetto alla ” mala” educazione ricevuta in famiglia dove tutto è permesso. La differenza tra la vecchia generazione e la nuova generazione di genitori è abissale. I vecchi genitori, oggi nonni, riconoscono alla scuola il suo ruolo, rispettano i docenti e danno colpa al nipote quando sbaglia. I genitori invece cercano di scusare il figlio: “Ma avete testimoni? Siete sicuro che sia stato lui? Non è stato solo lui, ma anche gli altri…” Come ha detto padre Loffredo, parroco coraggioso del quartiere Sanità di Napoli, nei quartieri a rischio i genitori picchiano direttamente i docenti, nei quartieri-bene passano alle carte bollate.

Ma la sostanza non cambia: “Mio figlio ha sempre ragione”. Papa Francesco ha esortato: “Non rimproverate la maestra, ma vostro figlio.” E racconta che avendo una volta sbagliato da piccolo, la madre lo costrinse a chiedere scusa(altra parola che non esiste più nel gergo di oggi).Poi racconta che a casa ci fu il secondo capitolo…Ma questo avveniva 70 anni fa. E allora come fa la scuola, con questi presupposti moderni, a essere roccaforte morale?               

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