Prima ora | Notizie scuola del 20 maggio 2026

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Emilia Romagna, scuole aperte dal 31 agosto. È bufera: “I figli sono vostri e ve li tenete”, ma le mamme influencer esultano

Il calendario scolastico va modificato? Secondo Mammadimerda, il duo di mamme influencer noto sui social, si batte per questo da anni tanto da aprire, tempo fa, una petizione. Come ci si poteva aspettare, il duo ha accolto con favore l’idea della regione Emilia Romagna. è

Le parole delle mamme influencer

Come abbiamo scritto, l’Emilia Romagna ha fatto sapere di avere deciso di riaprire le scuole primarie, il prossimo anno scolastico, già lunedì 31 agosto. Da quel giorno, fino al 14 settembre, si faranno attività alternative.

“Mentre i genitori italiani si barcamenano per evitare l’abbandono di minore durante la lunghissima estate, la regione Emilia Romagna trova una soluzione intelligente che dà sollievo alle famiglie”, scrivono.

“Le scuole sono chiuse per tre mesi e una settimana, e ricordiamoci che quando riaprono sono sempre a singhiozzo, perché non c’è tempo pieno o mensa. L’idea è percorribile da tutte le regioni”, aggiunge una delle due mamme in un video.

Le critiche

Il video è stato accolto da critiche di questo tenore: “Una volta che hai fatto un figlio devi pensarci tu a ‘tenerlo’, non la scuola”. La mamma influencer ha risposto a chi ha scritto commenti del genere in alcune storie: “In Italia i figli non si fanno più perché sono insostenibili. Estendere questo criterio significa smontare il concetto di collettività. Va bene, allora smettiamo di pagare le tasse. Il discorso è molto pericoloso. Significa che ognuno di noi dovrebbe prendersi a carico tutto ciò che lo riguarda. Questo è il mondo che volete?”.

L’idea dell’Emilia Romagna

Non si tratta di giorni obbligatori: le scuole apriranno ufficialmente il 15 settembre, come da calendario. La proposta sarà gratuita o richiederà un contributo minimo alle famiglie.

Dall’estate 2027 la misura diventerà, appunto, stabile per tutta la Regione, “come misura di sostegno alla natalità” per un costo ipotizzato attorno ai 10 milioni di euro l’anno. Verrà infatti inserita nella legge per la natalità in corso di gestazione e finanziata attraverso quel canale. Secondo l’agenzia Ansa, il modello adottato in Emilia Romagna è, di fatto, quello già sperimentato del pre-post scuola, incentrate su compiti e di mero supporto alla didattica.

Il progetto approvato dalla regione

L’assessora alla scuola, Isabella Conti, ha detto che intervenire sui giorni di lezione obbligatori “avrebbe scontentato una parte sia di genitori sia del mondo della scuola: dopo esserci interrogati per oltre un anno abbiamo deciso di inventare una nuova soluzione”. In questo modo, ha proseguito Conti, “le famiglie potranno avere la certezza che nelle prime due settimane di settembre troveranno conforto nelle proprie scuole e nei propri territori”.

Il progetto regione, hanno fatto sapere le istituzioni, è di tipo sperimentale e può contare per il primo anno su un finanziamento regionale pari a 3 milioni di euro: “si rivolge a una platea potenziale di 100 mila bambini della scuola primaria. L’obiettivo – ha dichiarato Michele de Pascale, presidente della regione – è coprire il periodo più critico per molte famiglie anche in termini economici”.

La sperimentazione partirà in 42 comuni del territorio (tra cui tutti i capoluoghi e diverse unioni montane e interne) per poi essere inserita nella nuova legge regionale, con l’obiettivo di estendere la misura a tutti i comuni della regione il prossimo anno. Per rendere il progetto strutturale, l’investimento stimato è di circa 10 milioni di euro l’anno.

La proposta Santanché arenata

A fine gennaio scorso l’allora ministra del turismo Daniela Santanchè ha sganciato una vera e propria bomba: una proposta di modifica del calendario scolastico, di cui avrebbe discusso con il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

Poi la ministra ha parlato ancora di destagionalizzazione del turismo, al Forum Bandiera Arancione a Sanremo, come riporta il blog Travelnostop. “Dobbiamo essere una nazione di qualità e non di quantità. Il turismo non deve entrare in conflitto con le comunità locali; non deve essere percepito come un fastidio o come qualcosa di predatorio”.

“Abbiamo bisogno di destagionalizzare, di avere il turismo dodici mesi all’anno e per questo, bisogna creare l’offerta. Destagionalizzare significa anche stabilizzare i nostri lavoratori”.

Questa proposta, al momento, si è arenata: resta da vedere se il successore della Santanchè vorrà darne seguito o meno. Ovviamente, per forza di cose, non si tratta certo di una priorità al momento.

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