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L’11 gennaio torna in classe solo il 60% degli studenti, sciopero della Dad: anche Azzolina protesta [IL PUNTO]

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  • GUERINI

L’11 gennaio tornano in classe più di 5 milioni di studenti: sono quelli della scuola dell’infanzia, primaria (in Campania solo le prime due classi, nemmeno quelle in Puglia e Sicilia) e medie (tranne Campania, Puglia e Sicilia) già tornati sui banchi giovedì scorso 7 gennaio. Poi ci sono la metà (in alternanza) degli studenti delle superiori delle uniche tre Regioni che hanno seguito l’indicazione del Governo: in Toscana, Abruzzo e in Valle D’Aosta che in tutto fanno circa 250 mila studenti. Più quelli del Trentino Alto Adige, che dal 7 gennaio erano rientrati.

Per gli altri studenti delle superiori continuerà la DaD. Ma anche per tutti quelli siciliani: il presidente Nello Musumeci ha indicato, con la Giunta, il rientro il 1° febbraio per gli studenti delle superiori e il 18 gennaio per quelli del primo ciclo. In tutto, a rimanere a casa saranno circa 3 milioni e mezzo di allievi. Complessivamente, il 40% di allievi italiani continuerà la didattica a distanza.

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A Milano studenti in piazza

Continuano, intanto, le proteste per come governo e ministero dell’Istruzione stanno gestendo il rientro in classe. Domenica 10 gennaio davanti all’ufficio scolastico regionale a Milano si è consumata la protesta di Rete studenti: hanno chiesto di tornare a scuola.

“Tutte le promesse che ci avevano fatto riguardo la riapertura delle scuole sono sempre andate in fumo. Siamo stufi e stufe di essere pres* in giro, di essere illusi/e, di sentirci abbandonati/e!, hanno scritto gli studenti su Instagram.

La ministra: scuola nello sgabuzzino

Dal canto suo, anche la ministra Lucia Azzolina alza la voce: lo fa, intervistata dal Corriere della Sera, scagliandosi contro le tante Regioni che “si sono sfilate dall’accordo per la riapertura”, dopo che “il governo ha fatto la sua parte”.

“Si chiude prima la scuola – ha detto Azzolina – perché socialmente è stata messa nel fondo dello sgabuzzino. Devono spiegarmi perché, dove è quasi tutto aperto, gli studenti al pomeriggio possono andare a prendere l’aperitivo, mentre non possono andare in classe con la mascherina, l’igienizzante e i banchi separati”.

Lo sciopero della Rete degli studenti

Sempre per l’11 gennaio, anche la Rete degli studenti medi del Lazio ha lanciato lo sciopero della scuola in varie città: inizialmente l’iniziativa doveva essere circoscritta al Lazio, ma poi si è allargata.

“Vogliamo la scuola in presenza ed essere priorità del paese, basta rimandi e rimpalli. Il coinvolgimento degli studenti è stato assente e le misure sono insufficienti”.

“Chiediamo a tutti gli studenti e tutte le studentesse di assentarsi dalle proprie ore di lezioni per tutta la giornata di lunedì 11 gennaio e partecipare alla mobilitazione, vogliamo mettere in luce le mancanze di un sistema che vive continui tagli da vent’anni, vogliamo evidenziare che la scuola non è oggi prioritaria come dovrebbe, vogliamo esprimere dissenso per la gestione pessima di questo secondo rientro scolastico. Ci priviamo un giorno della scuola per non esserne privati mai più”.

La Rete chiede interventi “sugli spazi”, ma anche “la scuola in presenza, sicura e vivibile, un sistema di trasporti funzionante con degli investimenti mirati che possano seriamente sopperire alle mancanze di tutti questi anni, vogliamo un sistema di tracciamenti efficace e che si investa per risolvere le pessime connessioni delle scuole”.

Proteste a Roma in presenza

Ma non ci sarà solo lo sciopero della DaD. A Roma, dalle ore 9 si terranno una serie di lezioni en plein air davanti a istituti superiori dove non si svolgeranno le lezioni in presenza.

Sempre la Rete degli studenti medi organizzerà un presidio simbolico davanti alla Prefettura. Poi ci saranno lezioni dei Giuristi Democratici al Brancaleone, una davanti al liceo Albertelli e un’assemblea sulla scuola del collettivo Plinio a Villa Torlonia. Davanti al liceo Cavour lezione con Marco Damilano.

Priorità alla Scuola: scuola chiusa da un anno

Lo stesso giorno tornerà a mobilitarsi il Comitato “Priorità alla scuola”, che chiede lo screening sanitario nelle scuole e la vaccinazione del personale ad alto rischio. Le manifestazioni promosse da Priorità alla scuola sono previste a Roma, Firenze, Milano, Faenza, Pescara, Viterbo, Salerno, Parma, Imola, Trieste, Ancona, La Spezia, Pisa.

“Non si può tenere aperto tutto, mentre – spiegano – la scuola resta sempre chiusa, da ormai un anno. Il comitato “Priorità alla Scuola” chiede che la scuola sia finanziata perché possa avere più spazi, più personale, per riaprire le infermerie, per fare uno screening sanitario regolare della comunità scolastica (docenti, ATA, studenti), per inserire, come categoria prioritaria, il personale scolastico ad alto rischio nella fase 1 dell’agenda vaccinale”.

Gli appuntamenti nelle città

Sono diversi gli appuntamenti del Comitato “Priorità alla Scuola” per l’11 gennaio, ma anche per i giorni successivi.

Firenze, alle ore 14, via Cavour, presidio davanti alla Prefettura.

Milano, alle ore 17.30, via Galvani, presidio davanti alla Regione.

Viterbo, alle ore 9.30, piazza del Comune, presidio e sciopero dalla DAD.

Pescara, astensione dalla DAD e dalle lezioni in presenza e richiesta confronto con le istituzioni.

Faenza, tutti i giorni dall’11 al 23 gennaio, dalle ore 8 alle 12.45, lezioni in presenza all’aperto e in DAD dei docenti del Liceo Torricelli Ballardini di Faenza, via Santa Maria dell’Angelo 48.

Parma, dalle ore 8 alle 11, via Maria Luigia 1, davanti al Liceo Romagnosi, studenti in DAD supportati da genitori e docenti.

Salerno, dalle ore 8 alle ore 10, in piazza San Francesco, lezione con studenti.

Roma, martedì 12 gennaio. Roma, ore 9, via Rosa Raimondi Garibaldi, presidio davanti alla Regione.

Ancona, alle ore 15, presidio sotto la Regione, palazzo Raffaello.

La Spezia, alle ore 10, presidio in piazza Verdi. Altre iniziative nei prossimi giorni.

Trieste, sabato 16 gennaio, ore 11, piazza dell’Unità d’Italia, presidio.

Pisa, sabato 16 gennaio, ore 16, piazza XX Settembre, manifestazione.

Imola, sabato 16 gennaio, ore 16, piazza Matteotti, manifestazione con studenti, genitori, docenti.

L’appello del Popolo della Famiglia

Proteste arrivano anche dalla Sicilia: il “Popolo della Famiglia” ha lanciato “un appello per un ripensamento di questa grave decisione e quindi per la riapertura di tutte le scuole in presenza”.

“La politica – scrivono – deve ritrovare la sua legittimazione avendo a cuore il miglioramento delle condizioni di vita e non contribuire ad accrescere la paura e nelle sue scelte non può essere guidata da un organo di presunti esperti senza alcuna rappresentanza politica e, se il Comitato tecnico scientifico regionale ha o come dovrebbe avere solo un compito consultivo, chiediamo in nome di una maggiore rappresentatività della società la presenza anche di un rappresentante delle imprese, del mondo della scuola e naturalmente di un rappresentante delle famiglie siciliane”.

Le critiche dei parlamentari

Pure dai parlamentari arrivano critiche per come procede la ripresa delle lezioni. “Da domani solo in 3 regioni i ragazzi e le ragazze delle superiori potranno tornare a scuola, questa è una sconfitta della politica e delle Istituzioni”, dice il portavoce nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni.

“Se non si può andare a scuola per ragioni di sicurezza sanitaria (e io non sono in grado nè di negarlo con certezza nè di confermarlo), allora non si possono fare un sacco di altre cose attività che invece non vengono fermate. Se così non fosse, sarebbe solo una furbizia, la scelta della cosa più facile e meno impegnativa da fare, ma sarebbe anche un insulto alle famiglie, ai giovani e un colpo serio al loro futuro”.

Rossano Sasso, deputato della Lega, punta il dito contro la ministra Lucia Azzolina, ad un anno esatto di distanza dal giuramento: Azzolina, ha detto il leghista, “sta negando da mesi il diritto allo studio, previsto dall’art.34 della Costituzione, non garantendo sicurezza per le attività in presenza e non garantendo la didattica a distanza per tutti gli studenti”.

“Coerenza e correttezza vorrebbero che da domani i presidenti delle regioni che lasciano le scuole chiuse, chiudessero tutte le altre attività”, ha detto Maria Stella Gelmini, capogruppo di Fi alla Camera ed ex ministra dell’Istruzione: “se tanti governatori sono stati costretti a prendere decisioni impopolari è solo a causa dell’immobilismo di Palazzo Chigi – dai trasporti agli orari scaglionati, dall’edilizia scolastica fino al distanziamento sociale: nulla è stato fatto nei lunghi mesi della pandemia – e di una mancata strategia per il ritorno tra i banchi”.