Home I lettori ci scrivono La botte piena e la moglie ubriaca dei docenti di religione

La botte piena e la moglie ubriaca dei docenti di religione

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Sono certo che se il Decreto scuola negasse agli aspiranti insegnanti di, putacaso, matematica le stesse opportunità di inserimento nella scuola pubblica previste per i colleghi di lettere o di altra materia, essi addurrebbero inconfutabili prove dell’importanza del loro insegnamento appellandosi all’autorità di accademie scientifiche e di specchiati luminari.

La presunta ingiustizia sembra colpire invece, almeno a loro avviso, i docenti precari di religione cattolica, che solo in parte potranno passare di ruolo grazie alla procedura straordinaria riservata. Costoro, per tutta risposta, da un lato si proclamano professionisti al pari di tutti gli altri, ma inspiegabilmente discriminati, e rivendicano di conseguenza lo stesso trattamento, dall’altro si rivolgono ai vescovi e reclamano a proprio favore invece una specifica intercessione di prelati, finora mostratisi ingrati nonostante i tanti anni di ossequioso impiego al loro servizio.

Un sindacato tutto loro, lo Snadir, ventila addirittura il rischio della “uscita dalla scuola di docenti che sull’insegnamento hanno costruito la loro vita professionale e il loro progetto familiare”. E tutti sappiamo quanto la loro professione e più in generale i progetti familiari, alcuni almeno, siano cari alla Chiesa.

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Insomma, la botte piena e la moglie ubriaca.

Anche il senatore Pittoni li appoggia su tutta la linea aggiungendo scandalizzato che stavolta sarebbe addirittura “previsto un concorso doppiamente selettivo, che impone il superamento di una prova scritta e una orale, di fatto disconoscendo il valore abilitante dell’idoneità ecclesiastica”.

Staremo proprio a vedere, sul bando “da attuarsi previa intesa con la Cei”, se alle prove e soprattutto ai posti messi a concorso potranno veramente accedere candidati privi del nulla osta diocesano; staremo a vedere su quali discipline accademiche e su quali programmi specialistici sarà richiesto agli aspiranti docenti di religione di esprimersi con competenza attraverso la prova scritta e quella orale; staremo a vedere quali esperti di quali branche dello scibile saranno autorizzati a esaminare e valutare come commissari tali prove d’esame.

Andrea Atzeni