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La “Buona Scuola” alla prova dei fatti

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Il Congresso nazionale dell’AGeSC, riunito a Roma in occasione dei 40 anni della fondazione dell’Associazione per rinnovare i propri organi dirigenti, ha affrontato un’ampia discussione sulla situazione della scuola italiana mettendo al centro le esigenze degli alunni e delle famiglie. E’ necessario ribaltare l’ottica di approccio al tema della scuola che deve privilegiare l’educazione della persona e la libertà di scelta delle famiglie nella consapevolezza che una scuola che formi adeguatamente le nuove generazioni rappresenta un fattore critico per lo sviluppo del Paese.

Per questo siamo interessati a partecipare attivamente al processo di trasformazione della scuola, messo in moto dal governo Renzi, in cui l’idea del sistema scolastico integrato trova nuovo consenso ma deve ancora affrontare resistenze culturali diffuse. Dopo un primo esame del disegno di legge approvato dal Governo il 12 marzo scorso, l’AGeSC esprime le proprie valutazioni, riconoscendo che il testo di riforma presenta novità che potrebbero modificare il nostro sistema scolastico, caratterizzato da troppa burocrazia e da un monopolio statalista inadeguato ai bisogni educativi di oggi. Ma non può non rilevare anche le ombre che rischiano di far deragliare il progetto rispetto agli obiettivi indicati.

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Innanzitutto si rileva come le deleghe al Governo indicate nel lunghissimo art. 21 riguardano molti aspetti della realtà scolastica: dalla semplificazione legislativa all’autonomia, dall’abilitazione dei docenti alla loro entrata in ruolo, dalla disabilità alla “governance” degli istituti, dalla formazione professionale al sistema integrato 0-6 anni, dal diritto allo studio alla valutazione. Tutto questo dovrà trasformarsi in decreti legislativi entro 18 mesi, un tempo molto stretto per definire operativamente tutti questi aspetti importanti della riforma: per ora risulta impossibile esprimere giudizi.

Per quanto riguarda la stabilizzazione dei docenti precari, che ci pare essere l’obiettivo prioritario e più consistente di tutte le misure, riteniamo giusto voler chiudere questa pesante questione che penalizza, oltre ai docenti, anche gli studenti; non va però dimenticato che le assunzioni fanno fatte solo in funzione delle esigenze degli alunni.

L’autonomia è indicata come la condizione centrale del cambiamento del sistema-scuola, ma nel ddl è legata soprattutto al nuovo ruolo del dirigente scolastico i cui compiti vengono moltiplicati e alla valorizzazione dei piani di offerta formativa triennali. Diventa urgente valutare e controllare l’azione dei dirigenti definendo al più presto la nuova “governance” degli istituti.

Il rapporto scuola-lavoro riveste una notevole importanza nel ddl del Governo, in cui però non si affronta il settore dell’Istruzione e Formazione Professionale che ormai riguarda più di 300mila giovani. Eppure essa è parte integrante del complessivo sistema educativo e dovrà esserlo sempre di più soprattutto per i ragazzi più in difficoltà che in essa trovano l’unica strada per una percorso formativo adatto.

La chiamata dei docenti da parte delle scuole, l’introduzione della retribuzione anche per “merito”, la personalizzazione dei percorsi e l’opzionalità di alcune materie introducono elementi di libertà nella gestione del personale e nell’organizzazione dei percorsi di istruzione, e questo è sicuramente un bene.

Rispetto alle cosiddette agevolazioni fiscali esprimiamo giudizi diversi. Abbiamo dubbi sul 5xmille alle scuole perché si crea una concorrenza tra “poveri” con l’associazionismo e il Terzo settore. Siamo invece favorevoli allo strumento dello “School bonus”. Riguardo poi alle detrazioni ribadiamo il giudizio positivo sull’introduzione di uno strumento per sostenere la libertà di scelta delle famiglie, ma critichiamo il limite di 400 euro di spesa che è assolutamente inadeguato e l’esclusione delle scuole secondarie di secondo grado, in considerazione anche del fatto che le famiglie pagano sia le tasse per i servizi scolastici che le rette per gli istituti paritari.

Non condividiamo infine l’eccessivo ampliamento delle materie – con conseguente aumento di orario scolastico, quando già siamo ai più alti livelli in tutta Europa – senza aver prima “asciugato” e meglio definito il curricolo essenziale dei vari ordini di scuola.

In conclusione, volendo dar voce alle famiglie del milione di studenti che frequentano le scuole paritarie e dei 130mila adolescenti che si stanno formando nei Centri di Formazione Professionale, oltre a quelle finora escluse, ribadiamo le tre proposte già avanzate nel percorso di definizione del progetto per la “Buona Scuola”.

1- La libertà di scelta delle famiglie

In un sistema scolastico autonomo, che punta alla qualità e per questo valuta i risultati di ogni istituto, è necessario favorire la libertà di scelta delle famiglie che diventa strumento per stimolare il miglioramento dell’offerta formativa. Naturalmente la libertà di scelta deve potersi esercitare all’interno di tutto il sistema nazionale di istruzione, compreso il settore paritario, per superare il monopolio statale della scuola italiana che sempre più ci allontana dall’Europa e discrimina le nostre famiglie rispetto a quelle delle altre Nazioni. Peraltro la discriminazione si aggiunge ad un sistema fiscale generale che in Italia penalizza le famiglie con figli.

Bisogna permettere a tutte le famiglie, ma soprattutto a quelle più povere di scegliere senza condizionamenti economici la scuola ritenuta più adatta ai propri figli. Per queste famiglie la detrazione fiscale non è sufficiente e neppure utilizzabile. Questa libertà di scelta va garantita anche alle famiglie con figli disabili, che oggi sono gravemente discriminate se scelgono il sistema paritario, visti gli attuali simbolici ed esigui contributi previsti. Per questo si chiede anche la destinazione di fondi per l’insegnamento di sostegno agli alunni disabili frequentanti le scuole paritarie.

2- I docenti nelle scuole paritarie

Si chiede che gli insegnanti delle scuole paritarie, abilitati e inseriti nelle graduatorie, che entreranno in ruolo nello Stato, possano scegliere su base volontaria di restare ad insegnare negli istituti paritari, da cui saranno evidentemente pagati, senza perdere il diritto acquisito nel ruolo di Stato.

Altrimenti la prevista assunzione nei ruoli dello Stato di tutti i docenti presenti nelle graduatorie ad esaurimento rischia di causare un forte esodo verso lo Stato degli insegnanti di scuola paritaria trattandosi dell’occasione di ottenere un posto garantito e meglio pagato nello Stato, vista soprattutto la precarietà che caratterizza il sistema non statale nell’attuale incertezza dei finanziamenti pubblici. In questo modo gli istituti scolastici paritari saranno privati del bene più prezioso formato negli anni, i docenti appunto.

3- Il sistema di Istruzione e Formazione Professionale

È necessario estendere a tutte le Regioni il sistema di Istruzione e Formazione Professionale, basato soprattutto sui CFP e solo sussidiariamente sugli Istituti di Stato, per combattere efficacemente la dispersione scolastica, portare più giovani ad una qualifica ed ampliare le opportunità di lavoro giovanile.

Ma è anche necessario mantenere e incrementare i risultati raggiunti nelle Regioni – oggi in difficoltà per i tagli – che hanno favorito finora lo sviluppo del sistema di Istruzione e Formazione professionale ottenendo risultati significativi e incontrando il favore delle famiglie e del mondo del lavoro. La delega prevista nel disegno di legge e la prevista modifica costituzionale non devono cancellare l’importante realtà dell’istruzione e formazione professionale che si è costruita in questi ultimi anni.

L’AGeSC è un luogo in cui i genitori condividono una passione educativa e si propone ancora oggi come uno strumento efficace per dialogare e confrontarsi con tutti gli altri soggetti familiari, sociali e politici che intervengono nel mondo della scuola per trovare misure condivise che davvero operino per il miglioramento di tutta la scuola.