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La coperta scoperta dei “Quota 96”

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Carlo Cottarelli, il patron della Spending review, fa il suo mestiere e, coi numeri in suo possesso, declama che se si mandano in pensione i “Quota 96” saltano parte dei conti con tanta sapienza messi in ordine, in accordo con la Ragioneria generale dello stato secondo cui la norma, per mettere a norma 4mila lavoratori della scuola, risulterebbe priva di coperture.
Sembra inoltre che fino al 2018, come scrive lo huffingtonpost.it, serviranno circa 400 milioni di euro per consentire ai “Quota 96” di lasciare il lavoro con l’assegno previdenziale, somma che, secondo la Ragioneria, non sarebbe coperta “in termini di fabbisogno e indebitamento netto ai sensi delle norme di contabilità”, mentre per assicurare “la neutralità degli effetti per il 2014 la riduzione da apportare si deve attestare a 45 milioni” e non a 34 milioni come indica la relazione tecnica del provvedimento.
10 milioni di euro assenti da subito all’appello, a cui si potrebbero aggiungere altri milioni qualora la platea dei “Quota 96” non fosse di 4mila, tra insegnanti e Ata, ma di circa 9mila, così come l’Inps rilevò quando fu interpellata, lo scorso anno, per conoscere nel dettaglio il numero complessivo degli aventi diritto alla pensione.
E proprio su queste cifre si è aperta anche una ulteriore polemica parlamentare contro il Governo, promotore del provvedimento a favore dei “Quota 96”, di cui lo strenuo paladino è Renato Brunetta il quale si straccia le vesti, ricordando che “in Commissione Bilancio alla Camera questi nodi erano stati evidenziati dal nostro partito che aveva chiesto coperture certe e ben delineate”.
Che posta così potrebbe dare all’opinione pubblica l’idea di una razionale critica contro presunte “superficialità” del Governo, senza però andare al fondo vero del problema che è e rimane quello della ingiustizia commessa, a seguito della legge Fornero sulle pensioni, nei confronti di questo personale della scuola. Più che basarsi su un calcolo ragionieristico, i sostenitori delle mancate coperture dovrebbero di più riflettere sulla ignominia commessa contro i lavoratori della cosiddetta “Quota 96” ai quali deve essere riconosciuto, a qualunque prezzo e costo, il diritto indecentemente scippato.
L’on Francesco Boccia, e con lui tanti altri parlamentari, compresi sponenti dello stesso partito di Brunetta, nell’approvare l’emendamento hanno sempre sottolineato che in quel momento hanno ripristinato un diritto e non elargito un favore o favorito clientele o gruppi. Qui non si tratta di dare soldi all’Accademia del culatello, ma di garantire l’eguaglianza delle leggi e dei cittadini.
La lotta che i lavoratori della scuola esclusi dalla legge Fornero hanno finora condotto, non è rivolta a conquistare un prerogativa particolaristica o benefici egoistici, come quelli di cui godono troppe alte cariche dello Stato che alzano immediate trincee al solo brusio di qualche loro ridimensionamento, ma ad ottenere il maltolto, ciò di cui sono stati rapinati. In pratica stanno ancora rincorrendo lo scippatore della loro borsa, che però la polizia, nel nostro caso il parlamento, non intende acciuffare, nonostante sia a portata di mano, perché manca qualche minuto per entrare in servizio. Si abbranchi intanto il ladro, ridando il portafogli allo scippato, e poi si risolva la questione dell’orario che è diversa dalla garanzia delle legalità.