Le scuole sono chiuse, gli esami finiti, le vacanze sono agli sgoccioli si pensa già al prossimo anno scolastico.
Tra le novità più importanti ci sarà quella del divieto assoluto del cellulare in classe, divieto che sarà esteso anche per le classi superiori e medie a partire dal nuovo anno scolastico al via a metà settembre.
Le discussioni sul valore aggiunto di questa scelta da parte del Ministro Valditara sono accese e le polemiche non mancano tra chi è favorevole e chi no.
Dal punto di vista dell’innovazione tecnologica nelle scuole questa scelta può essere vista come un passo indietro, per questo occorre tenere aperto il dialogo tra scuola e innovazione digitale. Individuare l’obiettivo e perseguirlo un passo alla volta tenendo la barra dritta nella direzione corretta.
Molto interessante il concetto di “firtuale”, termine derivato da physical + virtual, italianizzato da phyrtual) introdotto da Alfonso Molina , direttore scientifico di Fondazione Mondo Digitale ormai diversi anni fa.
Il modello descrive la necessità (fonte Agenda Digitale) di distinguere per integrare, cioè è importante che l’interconnessione tra fisico e il virtuale sia progettato in maniera consapevole. Firtuale abbinato alla scuola significa “costruire ambienti educativi in cui il fisico e il digitale non si confondono, ma si rafforzano reciprocamente”.
Questo modello scolastico comporta ad esempio la necessità di progettare anzitempo esperienze ibride per gli studenti che sappiano favorire l’inclusione, l’accessibilità e il benessere.
In questo modello indicato spesso come scuola estesa (vedi la ricerca di Indire) gli spazi fisici e digitali si intrecciano, potenziando metodologie attive, laboratori integrati e ambienti flessibili. Questa trasformazione va ricordato è supportata Piano Nazionale Scuola Digitale e dal PNRR e supera la singola esperienza derivata dalla LIM e dal tablet. Si tratta in buona sostanza di “una progettazione consapevole di spazi, contenuti e relazioni, dove la tecnologia diventa mediazione educativa, non sostituzione”.
Le modalità di fruizione delle lezioni applicabili a questo modello sono molteplici. Si passa
dal blended learning, che alterna lezioni in presenza con attività online strutturate, al flipped classroom, in cui la teoria viene studiata a casa e l’aula diventa spazio di confronto e laboratorio su quanto studiato da ciascun studente.
Altra modalità ancora più evoluta è il modello HyFlex, che consente a ogni studente di scegliere di frequentare fisicamente o virtualmente la stessa sessione, con il supporto tecnologico che deve garantire pari accesso e interazione. Infine ,il microlearning , ovvero le micro-lezioni fruibili ovunque, da smartphone che risponde meglio di tutti alla necessità di adattarsi ai ritmi familiari, contesti climatici particolari, piccoli centri dove la scuola è assente, favorendo quindi una costante riduzione del divario tra tempi formativi e vita quotidiana.
Questo nuovo approccio sicuramente molto innovativo e rivoluzionario è un passo grande ma fondamentale per non far tornare indietro la scuola dalla strada dell’innovazione.
Altrimenti l’esperienza non voluta ma necessaria del covid sarà stata inutile.
Questo nuovo approccio prevede un profondo cambiamento del ruolo del docente.
L’insegnante deve evolvere assumendo un profilo da “designer dell’apprendimento” (fonte Agenda Digitale),in grado cioè di programmare lezioni selezionando contenuti, organizzando le interazioni, monitorando i progressi tramite registri digitali e feedback continui.
Un docente in grado, inoltre, di diventare “facilitatore” in aula promuovendo il dialogo e la gestione dei problemi.
Oltre al ruolo del docente è fondamentale avere ambienti e strumenti digitali integrati. Connessioni ad internet a banda larga, desktop virtuali, spazi di laboratori e identità digitali uniche ovvero avere contenuti disponibili da qualsiasi posto fisico e tramite qualsiasi sistema di accesso venga utilizzato.
Al modello ibrido devono poter accedere tutti, quindi il concetto di accessibilità è fondamentale per poterlo utilizzare.
Da qui la necessità di avere device personali con accesso sicuro alla rete della scuola, formazione per docenti e studenti, capacità di sviluppare pensiero critico, empatia e capacità collaborativa
Il modello Ibrido è già di fatto utilizzato negli ITS e nelle università grazie all’utilizzo di piattaforme integrate, laboratori in realtà virtuale, cloud collaborativi.
Si tratta di estenderlo anche alle scuole superiori, servono oltre la volontà di farlo, linee guida chiare, regole precise, sistemi integrati. Ma non si può tornare indietro!