Non è la prima volta che interviene pubblicamente e non sarà neanche l’ultima, ma temiamo che il suo accorato e giusto appello non verrà accolto e sentito nella sua gravità. Ultimamente, infatti, il Presidente dell’Accademia della Crusca ha rilanciato l’allarme sul rischio, purtroppo ben concreto, che l’italiano stia andando incontro a un progressivo ridimensionamento.
«Continuerà ad essere usato nelle scuole per la prima alfabetizzazione, ma nel corso degli studi verrà abbandonato; finirà per soppiantare i dialetti (in molte zone d’Italia) per divenire, alla fine, un “dialetto”. Un italiano, una lingua, una civiltà avviati, con un lungo e straziante lamento, alla morte (come il latino nell’età del basso impero), per essere sostituiti (come già in parte avviene), quasi in ogni ambito culturale e sociale, dall’invasivo, invadente e ormai, purtroppo, indispensabile — questa è la triste verità — inglese».
Il processo di “anglicizzazione” della lingua italiana, o di vera e propria sostituzione, fenomeno iniziato da tempo, procede speditamente: non di rado gli studenti, anche italiani, si esprimono meglio in inglese che in italiano. Il futuro per la nostra bellissima lingua non presenta, al momento, grandi speranze di rinascita; anzi, si dovrà lottare per non farla “morire”.
Come si potrebbe agire, dunque, per ridare forza e solidità alla lingua italiana contro la minaccia della potenza inglese (inglese oggi, magari cinese domani) e impedirne, non diciamo la morte, ma certamente una pesante contrazione? A nulla varrebbe alzare muri di divieti legislativi, probabilmente controproducenti; ma, al tempo stesso, non possiamo arrenderci senza nulla tentare, come già rassegnati a un tragico declino. Quale strategia di contrasto, anche solo per dignità, mettere in atto?
Proviamo schematicamente a pianificarla:
Verosimilmente il “piano” di resistenza contro l’“invasore” qui proposto può apparire irrealistico, irrealizzabile, improbabile, forse anacronistico o persino ridicolo. L’inglese sembra destinato, per forza di cose, a marciare trionfalmente verso una piena vittoria, inglobando e “cannibalizzando” tutte le altre lingue. Fino a quando? Certo, sarebbe un vantaggio per l’italiano e per il latino se la religione cristiana cattolica — le cui lingue storiche sono il latino e l’italiano — continuasse a espandersi nel mondo. Ma questo è un altro tema.
Il Presidente dell’Accademia della Crusca auspica che la creatività italiana torni a fiorire in ogni campo: in questo modo anche la lingua italiana ne trarrà beneficio. Se poi la politica mostrasse maggiore sensibilità verso questo tema, tanto meglio.
La questione, comunque, non va sottovalutata: potrebbe compromettere, nel tempo, la nostra stessa identità. Bene fa il Presidente della Crusca ad avvisarci del pericolo. Qualunque cosa ci riservi il futuro, occorre armarsi — linguisticamente e culturalmente — e combattere fino alla fine, partigiani della meravigliosa lingua italiana.
Andrea Ceriani