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La riforma è passata, abbasso la riforma. ‘Danni e beffe’ del piano Renzi

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Sto cercando di capire qual è la filosofia o la ratio che sottende a questa riforma: non è liberal-liberistica, non è sociale, non è comunista, nel vecchio concetto che questo termine include, ma non è nemmeno costituzionale, come mi sembra e sembra anche ad autorevoli esponenti politici e studiosi; allora mi sembra che la filosofia che sta alla base sia semplicemente punitiva delle … rendite di cui vivono i docenti, e l’ha detto a chiare lettere il nostro nuovo dirigista che si chiama Renzi.

Tanto è che vuole mettere mano anche alle ferie dei docenti! In realtà questa legge è una legge omnibus, perché dentro ci sta di tutto: norme per l’organico, norme per i docenti, per i presidi, norme per i comuni, per la costruzione delle scuole, ecc. e norme che prima erano da delega e ora sono norme futuristiche, ma che forse si chiameranno sempre decreti delegati, perché la riforma a un certo punto assume la caratteristica della legge di delega che prima del voto di fiducia , corrispondeva all’art.23 e dopo la fiducia corrisponde al comma 177, se non vado errato: “ Il governo è delegato ad adottare…”.

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Ora, chi può mettere in dubbio che non occorra un “organico dell’autonomia” agganciato al piano triennale dell’offerta formativa? Così si mettono a posto i 101 mila docenti di prossima nomina. Ogni scuola avrà il nuovo organico maggiorato di 7 e passa docenti, col quale si provvederà ai bisogni della scuola. Chi può negare o disconoscere ai DD.SS. l’incremento del F.U.N. , ovvero Fondo unico nazionale , per la retribuzione dell’indennità di posizione e di risultato? Che non è esaustivo, perchè i Dirigenti si stanno battendo per il ruolo unico dei Dirigenti dello stato, che è cosa corretta anche questa.

L’alternativa al D.S. è il dirigente elettivo di anno in anno e non sempre lo stesso. Ma chi vuole ciò, tenuto conto che questa è stata una vecchia battaglia degli anni 80, che chiedeva fortemente la sinistra e che fortunatamente non si è avverata.

Che occorra un D.S. di carriera, con una sua caratteristica funzionale non ci sono più dubbi e il posto è molto ambito fra i docenti e lo prova il fatto che i concorsi a questa posizione hanno sempre un numero di concorrenti elevato. Poi vi sono le norme che riguardano i Comuni, per la costruzione di scuole nuove o di ristrutturazioni, ecc. e così via di seguito. Ma la parte più dolente, nel senso letterale del termine, che, cioè, fa male, fa piangere il resto del corpo addetti alla scuola e cioè i docenti a t.d. e a t.i. e anche il personale ATA, specie gli assistenti amministrativi, è quella relativa alla rivoluzione delle norme sul contratto del personale scuola.

Cominciamo a dire che è cervellotico abolire per il futuro la titolarità dei docenti nelle scuole, perché ad essa si sostituisce quella dell’ambito territoriale, che è cosa diversa; ogni nuovo docente o i prossimi che si trasferiranno non saranno più docenti di una cattedra in una scuola, ma in un vasto ambito territoriale, quanto vasto ancora non si sa e speriamo che non comprenda più di uno due comuni viciniori, per alleviare i disagi dei docenti; che i docenti verranno individuati dai DD.SS. sulla base di un c.v.

Ma che bisogno c’è se questi hanno superato il concorso vecchio o nuovo che sarà, col titolo di studio utile? che la titolarità non può durare più di sei anni e se va male tre, per cui nell’ambito territoriale ci saranno docenti che passeranno da una scuola un’altra o da un comune ad un altro, ai presidi piacendo, incrociandosi nei percorsi di spostamento e ciò è anche un danno civile e sociale per le persone che non possono più radicarsi in un territorio e lì vivere e lavorare come ho fatto io che per 38 anni ho prima insegnato, otto e per i rimanenti 30 ho svolto l’incarico di direttore didattico e poi dirigente scolastico, fino alla pensione.

Ho messo le radici nella nuova realtà ambientale, ho comprato casa, mi sono sposato e fatto figli, tutto con profitto di tutti: comunità educante e sociale e civile ed umana e mia personale.

Non credo di avere danneggiato nessuno. Allora, Sig. dott. Renzi, perché adesso si sta inventando questa nuova norma? A favore di chi o di che cosa va? Ce lo può spiegare una volta per tutte.

Io capisco che lo spostamento può essere conseque nziale ad un nuovo raggiungimento di carriera , come i militari, che passando di grado devono andare ina una caserma o città che contempli il nuovo grado. Ma i docenti hanno tutti un avanzamento di stipendio, non di grado, uguale per tutti e passare da una scuola da un’altra, o perché sei considerato, alla nuova luce di questa tragica riforma, più bravo o meno bravo, non comporta nulla. E’ semplicemente un capriccio mentale padronale di chi pensa e dice qui comando io e voi fate quello che dico io: ecco questo è il vero substrato della sua filosofia, il delirio del potere che ha fatto tanto male, nella storia passata, a vari personaggi. E che sta facendo male alla scuola di oggi.

E’ possibile che non rifletta che se l’80% dei docenti e ata ha scioperato, qualche cosa ciò significhi? Per attuare ciò Lei aveva anche pensato di accorciare la permanenza dei dirigenti all’interno della loro permanenza nella posizione dirigenziale per non più di sei anni, ma poi allungati ancora agli attuali nove e così si sarebbero creati due danni o due errori al contempo, come fanno certi arbitri di calcio che per ovviare al primo errore, lo compensano con un altro errore a favore della squadra prima danneggiata.

A dire il vero, non si ode nemmeno tra i presidi un sussurro a favore della già intoccabilità (tanto la battaglia è perduta) titolarità di sede dei docenti, che è anche sinonimo di libertà di insegnamento, perché non condizionata dalla volontà di nessuno nella scelta della sede, mentre adesso sarai chiamato per graziosa volontà del preside. Ma io consiglio i colleghi a stare attenti, perché se sbagliano la scelta, ci dovrebbero rimettere anche loro, mentre, invece, se è l’insegnante a scegliere, si possono sempre adottare i rimedi normativi previsti dal contratto.

Ai miei colleghi interessa solo la loro posizione giuridica stipendiale, giusta per carità, ma dovrebbe interessare loro anche le sorti dell’intera riforma scolastica, perché pur sempre incardinati nell’amministrazione statale scolastica, che è retta da principi costituzionali.

Ma vi è qualcuno che può pensare che sballottando un docente bravo da una scuola all’altra, si migliora il sistema? Ma chi è il più bravo? Facciamo la graduatoria a livello scuola o a livello ambito o a livello provinciale, regionale nazionale? Ma quanti bravi ci sono? Uno solo è il più bravo di tutti, poi ci sono i secondi, i terzi, ecc. che non sono bravi come il primo. Andiamo tutti alla ricerca del primo in classifica? Già scrissi un’altra volta che la “follia si sta impadronendo del regno di Danimarca” parafrasando Shakespeare. E speriamo che non si arrivi a un nuovo regno d’Italia, con Re…nzi! Che dire delle assunzioni?

Quando si assume un lavoratore a t.i. va sempre bene. Ma l’attuale legislazione ancora vigente sulle GaE, includeva anche i nuovi abilitati con il TFA e il PAS, e altro, per cui se non ci fosse la nuova riforma questi abilitati, che lo Stato ha voluto si abilitassero, indicendo le relative procedure, e facendo sborsare una elevata tassa di iscrizione alle Università, sarebbero entrati nelle GaE e immessi in ruolo. Adesso no, devono fare un concorso. Ma un anno di studi universitari con ben 13 esami e due dissertazioni finali, non sono l’equivalente di un concorso? Non più.

Danni e beffe. Ci sarà allora un concorso riservato? Speriamo bene. Voglio soffermarmi sull’ultima perla, il comma 130 che in sostanza dice ai supplenti iscritti in III e II fascia che se non vincono un concorso e accumulano tre anni di contratti a t.d., su posti vacanti e disponibili, non possono più lavorare nella scuola nemmeno per un giorno, a far tempo dal quarto anno.

Ancorché costoro dimostrino di essere stati bravi. Al contrario, anziché aprire loro una porta diversa dal concorso per l’accesso al ruolo, gliela si chiude in faccia, come se tre anni di buon lavoro non bastassero a guadagnarsi la… via del paradiso. Mi volete dire voi che politica è questa?

E’ meritocrazia? No, un concorso si può vincere anche per un colpo di fortuna e senza aver fatto un giorno di scuola. Dovrebbe essere al contrario: per partecipare al concorso ci vogliono tre anni di esperienza di docenza. E non che superato il concorso, poi bisogna fare un apprendistato di tre anni, prima di entrare a t.i. ! Anche questo è pazzesco!!! Ma che sogni orrendi che deve fare Renzi!

Ma la C.G.E. non ha detto che dopo tre anni l’Italia doveva licenziare, ma al contrario sistemare le situazioni e quindi assumere a t.i.

I Romani dicevano: vae victis, peggio per le vittime. Ecco questa è la politica renziana