Home Politica scolastica La riforma porta troppo potere ai presidi? Macché, ci voleva!

La riforma porta troppo potere ai presidi? Macché, ci voleva!

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I poteri aggiuntivi che la riforma Renzi-Giannini assegnerebbe ai presidi? “Sono leve gestionali indispensabili per farla funzionare”. A dirlo è Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi. Intervistato dall’Ansa, il leader del primo sindacato per dirigenti della scuola spiega che un intervento sul fronte dei dirigenti scolastici e dell’autonomia era “necessario”.

“I cambiamenti sulla scuola – dice il leader Anp e alte professionalità della scuola- vanno fatti”, perché il sistema su cui si regge oggi, è “antiquato. L’importante ora è che non vengano ostacolati”. E che dalle dichiarazioni si passi ai fatti. Ovvero che la riforma sia finanziata e divenga operativa. Il ddl sulla ‘Buona scuola’ introduce, tra le altre cose, la possibilità per il preside di scegliere la sua squadra di docenti, attingendo da albi regionali. Sarebbe un passo avanti, osserva Rembado, perché “scegliere all’interno di una rosa di docenti vuol dire verificare la compatibilità tra le competenze e la professionalità dei candidati e le esigenze dell’istituto. C’è la possibilità quindi di verificare la corrispondenza tra l’esperienza di chi è chiamato a insegnare e il progetto educativo della scuola”.

E non ci sarebbe alcuno rischio clientelismo, sempre secondo Rembado. “Questa è una vecchia obiezione: c’è tutto l’interesse del dirigente a scegliere le persone più adatte al progetto educativo, altrimenti non si raggiungono i risultati prefissati”. Inoltre, aggiunge il preside, “essere prevenuti su supposte patologie non può impedire il corretto funzionamento” del sistema. Bisognerebbe, osserva, ragionare in modo opposto: “Prima bisognerebbe vedere cosa è opportuno fare e poi verificare se ci sono patologie. Su una base ampia di 8 mila dirigenti scolastici in Italia ci può essere una mela marcia, ma non per questo bisogna bloccare le riforme”.

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Per Rembado, sul ddl “ci sono aspetti positivi”, ma anche punti da “rivedere e correggere” in Parlamento. Come ad esempio, “la questione della valutazione dei docenti, che ha riscontrato una battuta d’arresto, sarebbe stato preferibile che venisse portata avanti. Capovolgere il sistema degli scatti stipendiali – osserva Rembado – rispetto a quanto scritto nelle linee guida della Buona scuola, che li relazionava al merito, non è una leva che può far esprimere al meglio il docente”.

Per il sindacalista, dare più potere ai presidi, infine, porterà diversi vantaggi al sistema scuola, come, ad esempio, la “sistematizzazione di un’equipe di gestione, che già gli istituti migliori avevano sperimentato”. Il risultato finale sarà a beneficio dello studente, che “godrà di un sistema più qualificato, con docenti che lavorano meglio, con maggiore qualità professionale, con una formazione in servizio adeguata e valutata”. Gli studenti però non sono d’accordo, non voglio un preside con super poteri. “C’è una contraddizione palese su questo – conclude Rembado – agli studenti non va bene la scuola così com’è, ma neanche il tentativo di innovazione. E’ una guerra preventiva e aprioristica”.

 

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