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La scuola “affettuosa” del ministro rimane sovraffollata. Il caso del Giuffrida-Olivetti di Catania

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La scuola “affettuosa” del ministro Patrizio Bianchi è così affettuosa che vuole gli alunni sempre ammassati, forse appunto per consentire loro di scambiarsi affetti e pure, se è il caso, anche qualche colpo di contagio, compreso altro, considerato che le norme relative alla formazione delle classi, per l’anno scolastico 2021/2022, sono rimaste immutate e che all’interno di una classe possono essere “stipati” pure tra i 22 e i 30 alunni.

Ma anche a voler sorvolare su quanto è stato annunciato relativamente al Recovery Plan, ossia la riduzione del numero degli alunni per classi e il dimensionamento della rete scolastica, e alla scuola “affettuosa”, all’Istituto De Felice Giuffrida – Olivetti di Catania la composizione delle classi, per aprire con una certa sicurezza a settembre, sta assumendo aspetti che la preside, Anna De Francesco (nella foto), definisce paradossali e non accettabili per alunni e docenti.

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Denuncia infatti la dirigente che se le cose stanno così, come dall’Usp di Catania è stato predisposto, nell’applicazione delle direttive del ministero, col nuovo anno scolastico le cose si complicheranno per la semplice, ma evidente mancanza di spazi adeguati a mantenere le distanze di sicurezza previste dal Cts e necessarie per contrastare il virus “covid-19” con il quale, a detta degli scienziati, si dovrà convivere nei prossimi anni. 

La dirigente dell’Istituto, Anna De Francesco, oltre a lamentare la carenza di spazi a sua disposizione, richiama l’attenzione sulla “riduzione di due delle classi richieste in organico di diritto, a fronte della necessità di formare classi poco numerose per motivi più che giustificati, con tutto ciò che questo comporta, ossia la formazione delle cosiddette classi “pollaio” che sarebbe dovute diventare solo un lontano ricordo, e invece. 

“Chi lavora nella scuola – ci comunica la Dirigente – sa bene che non è facile gestire tutte le norme di sicurezza e distanziamento (le nuove raccomandazioni del Cts suggeriscono 2 metri) con un numero elevato di studenti, alcuni dei quali disabili, in strutture scolastiche con spazi non sempre adeguati a tali nuove necessità. La presenza di alunni diversamente abili, o comunque fragili, comporta inoltre un numero elevato di presenze in aula, in quanto al numero degli alunni deve essere aggiunto quello degli insegnanti di sostegno e degli assistenti alla comunicazione”.

In altre parole, denuncia la preside De Francesco, il divisore per ottenere le classi prime si è basato sulle iscrizioni globali, senza tenere conto delle specifiche richieste delle famiglie nei vari indirizzi di cui dispone la scuola catanese, una delle più antiche e prestigiose della città.

Inoltre, come avviene nelle contabilità numeriche di carattere generale, vengono accorpate classi senza tenere conto degli alunni con difficoltà, mentre, sulla base sempre di numeri complessivi, vengono tagliate anche le prime classi, ridistribuendo gli alunni in quelle che rimangono.

Ciò che tuttavia non viene essenzialmente considerato, fa notare ancora la preside, riguarda la struttura stessa dello storico Istituto in cui “la maggior parte delle aule ha dimensioni per nulla adeguate, a prescindere dalla condizione pandemica attuale, ad accogliere classi numerose”.

Al problema della sicurezza dunque, ci fa sapere De Francesco, “deve essere aggiunto quello dell’inclusione, considerato che circa il 10% degli alunni è disabile e il 5% è extracomunitario”.

Ma dovrebbe essere in ogni caso primario, al di là di ogni altro considerazione, e a proposito di “scuola affettuosa”, la qualità dell’insegnamento e il successo formativo e scolastico degli studenti: “fattori primari, che in classi numerose diventano sempre più difficili da realizzare e che, a causa della normativa vigente, i competenti organi non sono in grado di soddisfare”.

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