Le metodologie educative di Paulo Freire, Rabindranath Tagore, Danilo Dolci e don Lorenzo Milani sembrano essere state messe da parte, relegate in secondo piano come se fossero superate.
Tuttavia, la verità è che queste strategie sono considerate pericolose, perché rivoluzionarie per il quadro istituzionale attuale.
Secondo Freire, “è rischioso far capire che l’emancipazione non si ottiene con la rassegnazione, ma con la ribellione di fronte alle ingiustizie”.
Come affermava Danilo Dolci, “C’è chi educa guidando“, la semplice trasmissione di nozioni tratte dal libro non è sufficiente. “C’è chi educa stimolando“, questa è la tecnica dell’insegnante democratico, che cerca di far emergere dagli studenti il loro potenziale. Ma la vera scuola è quella che forma alla complessità senza nascondere “l’assurdo che c’è nel mondo”. L’insegnante deve sognare i suoi studenti come ora non sono, perché: “ognuno cresce solo se sognato“.
Oggi, purtroppo, il sistema di istruzione italiano sembra soffrire di una sorta di amnesia. Ha dimenticato i grandi principi educativi portati avanti con passione dai pensatori del secolo scorso, che hanno contribuito a fare la storia della pedagogia. La politica scolastica è più interessata a produrre studenti conformi alle aspettative del mercato e del potere, piuttosto che individui critici e autonomi.
I dirigenti scolastici e gli insegnanti, che ancora credono nella formazione di discenti capaci di pensare autonomamente, sono sempre più in difficoltà a causa delle direttive ministeriali, che impongono di non affrontare argomenti considerati “insidiosi”. Si rischia di essere sanzionati se un docente condanna il fallimento del diritto internazionale, se afferma la responsabilità dei governi occidentali che hanno contribuito e continuano a contribuire al genocidio del popolo palestinese; se parla di accoglienza, criticando le leggi razziste sull’immigrazione.
La scuola italiana sta regredendo. La maggior parte delle attività scolastiche si limita a riproporre contenuti e metodologie obsolete, in sintonia col clima politico vigente, contribuendo così all’affermazione della “mediocrazia“. Un tempo, si sognava di un mondo senza barriere sociali, razziali, politiche e religiose. Si anelava a un’utopia in cui la libertà di pensiero e di espressione fosse garantita per tutti.
Tuttavia, oggi sembra che questo sogno sia stato in parte accantonato. La nostra Costituzione, che dovrebbe essere il fondamento della nostra società, viene stravolta e dissacrata, uno per tutti l’articolo 11 (l’Italia ripudia la guerra).
La libertà di espressione è sempre più limitata, e gli insegnanti sono invitati a diventare dei semplici esecutori di direttive ministeriali, piuttosto che educatori capaci di stimolare la critica e la riflessione.
Il sistema educativo italiano, inoltre, si sta appiattendo alle convenzioni e alle logiche di mercato, senza porsi domande sulla qualità e sulla pertinenza dell’educazione che viene impartita. Una scuola nozionistica, incapace di aprire gli orizzonti di conoscenza e di decentrare la visione del mondo, è votata al fallimento.
Ma c’è ancora speranza. La salvezza dell’umanità è nelle mani di quegli educatori che non si arrendono e che con la loro cultura, il loro coraggio e determinazione continuano ad insegnare ai loro studenti che il mondo è uno e che la dignità e l’autodeterminazione sono diritti inviolabili di ogni popolo.
Come afferma Edgar Morin, è necessario formare un “cittadino planetario“, capace di pensare globalmente e di agire localmente. Purtroppo, ci sono ancora docenti, pochi per fortuna, che affermano che ciò che avviene al di fuori dei confini italiani non interessa agli studenti, e che quindi non vale la pena analizzarlo.
Questo atteggiamento di chiusura mentale dimostra una profonda ignoranza del ruolo della scuola e della sua funzione educativa. Ma, con sollievo, la maggior parte degli insegnanti resiste, si sforza quotidianamente di formare menti aperte e capaci di pensare criticamente. Per questo motivo è fondamentale che ricevano la valorizzazione e il supporto necessari, anziché essere osteggiati.
Don Milani ci invitava ad “avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni”.
È necessario tornare a credere nella possibilità di un’educazione che formi menti critiche e libere, capaci di cambiare questo nostro lacerato mondo.
Mariangela Gallo