Home Politica scolastica La scuola, i disabili e la politica italiana

La scuola, i disabili e la politica italiana

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“L’istituto ha 40 ragazzi con problemi più o meno gravi; sulla carta avrei bisogno di 36 insegnanti, peccato che, di questi, i 9 che fanno parte dell’organico di diritto, ovvero sono fissi, mi hanno già fatto richiesta di assegnazione provvisoria. Gli altri sono tutti posti in deroga, ovvero posti decisi sulla base delle richieste delle famiglie e delle Asl, e quindi sono tutte supplenze. Praticamente ora mi tocca convocare circa 500 insegnanti, sperando entro l’inizio dell’anno di trovare quelli disposti a venire qui per un anno”.

Parole del prof. Carlo Braga, dirigente dell’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno.

“Attenzione: si parla di docenti disponibili, non forniti di competenze specifiche. Non esistono attualmente corsi di specializzazione per il sostegno e le nuove disposizioni adottate per facilitare gli spostamenti dei docenti da una regione all’altra permettono a chiunque di diventare insegnante di sostegno pur di sottoscrivere un contratto di supplenza. Logica conseguenza: orario ridotto delle lezioni, se si è fortunati, se lo si è meno, inizio dell’anno posticipato”.

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Parole queste di Giusy Versace, attenta da sempre alla questione della disabilità. Queste dunque le condizioni che la scuola pubblica statale (finanziata – è bene ricordarlo sempre –dalle tasse dei cittadini) offre ai genitori di un disabile, genitori che, tra l’altro, sono tenuti a pagare le tasse per avere un servizio, anche quando il servizio è scadente o non c’è proprio. Se poi si guarda alla scuola paritaria, i costi del sostegno sono a carico dei genitori che pagano tre volte: le tasse, la retta, il sostegno. Una palese ingiustizia che stride in uno Stato di diritto: perché uno Stato di diritto non colpisce i cittadini più deboli, li tutela. Noi, sulla carta, siamo uno Stato di diritto; la Costituzione si esprime in modo molto chiaro: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (dall’art. 3 comma 2 della Costituzione ;  la legge n. 62/2000. “4. La parità è riconosciuta alle scuole non statali che ne fanno richiesta e che, in possesso dei seguenti requisiti, si impegnano espressamente a dare attuazione a quanto previsto dai commi 2 e 3: e) l’applicazione delle norme vigenti in materia di inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio”; la legge 67/2006 sulla non discriminazione per una tutela rapida del diritto allo studio degli alunni con disabilità. Art. 2: “Il principio di parità di trattamento comporta che non può essere praticata alcuna discriminazione in pregiudizio delle persone con disabilità” .

Vi è poi l’ordinanza 2122/13, emessa il 14 novembre scorso dal Tribunale Civile di Roma che non lascia spazio all’incertezza: “Dalla disposizione in questione si evince anche che il costo dell’insegnamento di sostegno è posto a carico dello Stato e giammai potrebbe essere posto dagli istituti scolastici paritari a carico dei genitori degli alunni portatori di handicap. In questa prospettiva, ove mai vi fossero dubbi interpretativi, si imporrebbe comunque una interpretazione costituzionalmente orientata della disciplina alla luce dell’art. 33, comma 4, Costituzione, in base al quale “la legge, … deve assicurare ad esse [scuole paritarie] e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”. (Ordinanza 2122/13, emessa il 14 novembre scorso dal Tribunale Civile di Roma).

Serve altro?

Sulla base del dettato costituzionale e della legislazione che ne è seguita, il cittadino responsabile non può far finta di niente: la società civile deve chiedere instancabilmente alla classe politica, soprattutto oggi, nella situazione complessa e confusa come quella che viviamo, di dare una risposta chiara e responsabile ai cittadini, soprattutto a quelli più deboli. E la risposta è il costo standard di sostenibilità per allievo, unico mezzo in grado di garantire ai genitori il diritto alla libertà di scelta educativa, agli italiani una migliore gestione delle loro tasse.

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