Home Attualità La scuola nel paese dei ponti pericolanti

La scuola nel paese dei ponti pericolanti

CONDIVIDI

La sicurezza degli edifici scolastici non può più attendere.

L’allarme è stato lanciato il 27 settembre da Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (ANP), ad un convegno organizzato a Roma da Cittadinanzattiva (onlus “cattolico-democratica” fondata nel 1978 col nome di Movimento Federativo Democratico, che ebbe tra i fondatori anche i figli di Aldo Moro, Giovanni e Agnese, e che ha sempre difeso la Scuola pubblica, i consumatori e la legalità, costituendosi parte civile nel processo “MafiaCapitale”).

Icotea

«Una media di quarantaquattro crolli all’anno, una scuola su quattro con manutenzione inadeguata e solo il 3% in ottimo stato», ha affermato Giannelli, secondo il quale moltissime scuole sono ospitate in edifici storici «o comunque costruiti da oltre quarant’anni, che versano in uno stato allarmante non solo a causa della vulnerabilità sismica, ma anche per la mancanza in quasi il 50% dei casi dei collaudi statici».

Scuole in cui sono spesso inesistenti anche le certificazioni di prevenzione incendi, e persino quelle di agibilità.

Nove milioni di persone a rischio

Affare serissimo, perché a scuola vivono intere giornate un milione di lavoratori (docenti e non) e ben otto milioni di studenti (in massima parte minorenni). E Giannelli tiene a sottolineare che non si può addossare la colpa di questa assurda situazione a «presunte inadempienze organizzative dei dirigenti scolastici».

Anche perché la carenza di personale ATA limita le attività amministrative e rende più difficili e macchinosi i controlli. «Le risorse finanziarie sono scarse e quelle esistenti non si riescono ad utilizzare per l’eccessiva farraginosità delle procedure. Si dovrebbe semplificarle drasticamente».

Più poteri ai Dirigenti

Giannelli propone pertanto di conferire ai Dirigenti Scolastici il potere di ordinare l’evacuazione delle scuole in caso di pericolo immediato, o di interdirne l’uso.

Il rischio, infatti, verrebbe soprattutto da solai e controsoffittature. I quali, d’altronde, costituiscono l’elemento minimo ed imprescindibile della sicurezza un edificio: chi di noi, infatti, dormirebbe sonni tranquilli in una casa i cui solai potrebbero crollare da un momento all’altro?

Disillusione?

Che anche i Dirigenti si stiano rendendo conto dei danni arrecati alla Scuola pubblica italiana da trent’anni di neoliberismo, di deregulation finanziaria, di diminuzione dei finanziamenti (mentre venivano dirottati miliardi alle scuole private)?

L’ANP comincia forse a ragionare sul fatto che l’aver reso i Presidi molto potenti nella Scuola li ha anche caricati di responsabilità civili e penali cui non corrispondono emolumenti sufficientemente proporzionati?

Dati davvero allarmanti

Ciò che stupisce di più sono tuttavia i dati emersi durante il convegno di Cittadinanzattiva: secondo il XVI Rapporto sulla sicurezza degli edifici scolastici, solo una scuola su venti è stata adeguata al rischio sismico e sopravvivrebbe a un terremoto (benché più del 40% delle scuole sorga in zone molto sismiche); in Calabria, regione estremamente sismica, solo un istituto scolastico su cinquanta ha effettuato la verifica di vulnerabilità sismica.

Tre quarti degli edifici non hanno agibilità statica.

Nell’anno scolastico scorso i crolli sono stati cinquanta (uno ogni quattro giorni in media) e i feriti tredici (una lavoratrice delle pulizie, due docenti e ben dieci bimbi).

La maggior parte di questi drammatici episodi si è verificata in Campania, Lazio e Lombardia.

E già centocinquanta erano stati i crolli tra il 2013 e il 2017, con altri ventiquattro feriti in tutto.

Manutenzione a macchia di leopardo

Si investe molto nella manutenzione, ma con grandi differenze tra regione e regione, e soprattutto tra Nord e Sud. La Lombardia spende più di tutte le altre regioni in manutenzione ordinaria (meno di 119.000 euro); meno di tutte lo fa la Calabria (appena 2.440 euro).

Le magnifiche sorti e progressive del trentennio neoliberista

Ma il problema vero è che dagli anni Ottanta non c’è più stata in Italia una vera politica dei beni comuni, e la costruzione di infrastrutture efficienti (nonché la loro cura) è passata in secondo piano rispetto alla riduzione della spesa ed alle privatizzazioni. Neoliberismo reale, per l’appunto.

Per invertire la rotta, occorrerebbe una massiccia ed organica campagna di investimenti nel settore, da effettuarsi in barba ai vincoli di spesa europea e violando i dogmi del vangelo neoliberista in voga da decenni.

Ma per arrivarvi sarà forse necessaria un’altra grande tragedia come quella del Ponte Morandi di Genova?