L’educazione alla legalità, parte strutturante del curricolo di Educazione Civica, non può fermarsi alla sola dimensione formale perché interroga la dimensione etica, civica e sociale di ogni studente e della comunità scolastica nel suo complesso. Si tratta cioè di un processo formativo profondo entro cui la scuola assume un ruolo strategico e prioritario: non solo come trasmettitore di nozioni, ma come presidio concreto di legalità e di contrasto alla criminalità organizzata.
La scuola‑istituzione si configura come ambiente di resistenza culturale: un luogo in cui si costruiscono quotidianamente culture della legalità, della partecipazione e della responsabilità civica. Essa non è solo destinataria di leggi e regolamenti, ma agente di cambiamento: attiva nel progettare esperienze di cittadinanza attiva, nell’organizzare dibattiti sulle mafie, nel promuovere laboratori interdisciplinari che uniscono educazione civica, storia, diritto, educazione digitale e orientamento economico. In questa prospettiva, gli studenti diventano protagonisti e non spettatori.
Gli alunni sono chiamati a impegnarsi personalmente, assumendo un atteggiamento consapevole nei confronti delle regole, dei diritti e dei doveri, e del bene comune. Questo impegno personale si traduce nelle scuole italiane in azioni concrete: partecipazione a gruppi di lavoro antimafia, progetti di peer education sul bullismo e sull’illegalità, attività di monitoraggio e segnalazione delle criticità nel proprio territorio scolastico o cittadino. L’esperienza diretta crea senso di appartenenza e responsabilità: riconoscere che la legalità non è solo “non commettere reati”, ma anche “agire positivamente” nella comunità, promuovendo trasparenza, giustizia e inclusione. La strategia didattica del Service Learning costituisce la metodologia prioritaria di questo processo educativo che coinvolge sia la scuola che la comunità.
Dal punto di vista normativo e metodologico, le linee guida Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’insegnamento trasversale dell’educazione civica (D.M. n. 183 del 7 settembre 2024) richiamano, per le scuole di ogni grado, la necessità di definire traguardi di competenza e obiettivi di apprendimento che includano la consapevolezza rispetto alla criminalità organizzata, al bullismo, allo sfruttamento e alle relazioni di potere illegali, all’interno di un approccio interdisciplinare che coinvolge tutte le discipline.
Nel concreto, la scuola‑presidio di legalità può agire su diversi livelli:
Educare alla legalità significa allora educare alla libertà responsabile: saper scegliere comportamenti coerenti, denunciare le ingiustizie, collaborare alla costruzione di una comunità più equa partecipando ala vita della propria comunità e sentendosi corresponsabili del proprio territorio.
La scuola, inoltre, deve essere modello di trasparenza e corresponsabilità: gli alunni imparano non solo dai contenuti, ma dai comportamenti istituzionali. Un’istituzione scolastica che promuove la legalità deve essere essa stessa conforme ai principi di correttezza, di trasparenza nella gestione, di valorizzazione della partecipazione di tutti (studenti, docenti, famiglie). Questo approccio rende credibile l’educazione alla legalità, perché non si tratta solo di significati, ma di prassi quotidiane.
Il contrasto alla criminalità organizzata richiede cultura e consapevolezza: la scuola può essere un fattore di prevenzione, perché si sforza di agire sui ragazzi prima che maturino atteggiamenti di subalternità, omertà, o negoziazione con poteri illegali. In quest’ottica, il presidio scolastico valorizza il protagonismo degli studenti: ognuno può diventare “agente di legalità” nel proprio ambiente, stimolando il cambiamento, diventando agendo di cambiamento, changemaker.
Ne parliamo il 3 dicembre 2025, dalle ore 11.00 alle 12.00 nel corso della lezione in diretta di educazione civica che vedrà come ospite il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri che, intervistato da Aluisi Tosolini e Daniele Di Frangia, risponderà alle domande delle classi collegate in diretta.
Nicola Gratteri, nato a Gerace, in Calabria, ha 67 anni è procuratore a Napoli dal 2023. E’ tra i maggiori esperti di ndrangheta e crimine organizzato. Le sue Lezioni di mafie in tv su La7 registrano ascolti record. Laureato in giurisprudenza nel 1981 a Catania entra due anni dopo in magistratura. Sostituto procuratore a Locri, poi a Reggio Calabria dove diventa procuratore aggiunto nel 2009 e nel 2016 viene nominato Procuratore a Catanzaro. Dal 1989 vive sotto scorta. Il suo ultimo libro, uscito da poche settimane e scritto assieme a Antonio Nicaso si intitola Cartelli di sangue. Le rotte del narcotraffico e le crisi che lo alimentano (Mondadori 2025).
I docenti che volessero seguire con la propria classe le lezioni di Educazione Civica in diretta sul canale YouTube della Tecnica della Scuola, possono compilare il seguente form:
Le classi che desiderano proporsi per partecipare in studio (o in collegamento video) ad una delle dirette, interagendo con gli ospiti, possono contattare la redazione, inviando una mail a info@tecnicadellascuola.it, inserendo i dati utili (istituto, classe interessata, docente referente e recapito telefonico). La disponibilità per la partecipazione alla diretta è limitata al raggiungimento dei posti possibili.